Vini bianchi più bevuti

Vanno sorbiti quando sono giovani e a temperature più basse rispetto ai rossi. Accompagnano piatti diversi, ed è preferibile consumarli in periodi diversi rispetto ai rossi. Stiamo parlando dei vini bianchi, secondo alcuni specialità di seconda scelta, per altri l'essenza della buona tavola. E' una diatriba che affonda le radici nella notte dei tempi, quella che vede coinvolti i cultori del vino, divisi in due schiere: coloro che adorano i rossi e li considerano vini autentici, e coloro che a Barolo, Dolcetto e Chianti, preferiscono di gran lunga Falanghina, Prosecco e Tocai. Abbiamo tirato in ballo, naturalmente, soltanto alcune tra le denominazioni più conosciute ed amate d'Italia (e non solo): nelle pagine di questo sito troverete tutti gli approfondimenti che cercate. In questo momento ciò che ci interessa è realizzare un focus sui vini bianchi più bevuti. Diciamo fin da subito che porre la lente d'ingrandimento su una graduatoria fissa e inconfutabile, ... continua

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prosegui ... , sarebbe operazione sciocca e di poco conto, ma quello di cui possiamo essere certi in questo momento è che il vino bianco italiano più bevuto è senza ombra di dubbio il Prosecco. E' interessante notare come l'indice di gradimento vari da Nord a Sud, passando per il centro: in altre parole, regione che vai, preferenza che trovi. In Friuli è la patria del Tocai; in Liguria dominano i bianchi delle Cinque Terre; nel Lazio il bianco dei Colli Albani non teme confronti, così come in Campania il bianco più amato è sicuramente la Falanghina. Ebbene, malgrado quanto detto finora possa sembrare un assioma, sappiate che entro i confini del Belpaese esiste una specialità capace di sovvertire l'ordine, facendosi amare a Belluno come a Parma, a Ragusa come a Perugia, a Brindisi e a Milano: è appunto, il Prosecco.

Fine, fresco, elegante ed universale, il Prosecco nasce da un territorio attivissimo in ambito vinicolo fin dai secoli scorsi: il Veneto. Stiamo parlando di un vitigno coltivato in maniera intensiva nell'area compresa tra Conegliano e Valdobbiadene, vera e propria patria delle uve a bacca bianca che danno alla luce questa primizia. Sono ben 15 i comuni autorizzati dalla legge a produrre bottiglie di Prosecco, ma come si fa a riconoscere le imitazioni e a capire quando ci si trova di fronte al vero? Il Prosecco è un vino contraddistinto da un colore giallo paglierino intenso e vivace e da un profumo fruttato e floreale estremamente gradevole. Non esiste un solo tipo di Prosecco, in quanto il Conegliano Valdobbiadene DOCG viene prodotto in tre tipologie differenti: Frizzante, Spumante e Tranquillo; la versione più conosciuta e che meglio simboleggia l'intero vitigno è la Spumante, a sua volta rintracciabile in tre versioni differenti: Brut, Dry ed Extra Dry, distinte per il grado zuccherino. Il Brut rappresenta probabilmente la versione più moderna ed apprezzata a livello internazionale, caratterizzata da un bouquet complesso, dal quale traspaiono note di arancia matura e crosta di pane. La versione Dry è quella più ricercata, adatta ad accompagnare piatti particolari, da servire ad una temperatura compresa tra i 7 e gli 8 gradi centigradi e contraddistinta da un colore giallo paglierino debole e da un profumo di agrumi e pesca matura. Molto più brillante è il colore delle bottiglie Extra-Dry, senza dubbio le più diffuse in Italia: in bocca è asciutto ma morbido e all'olfatto presenta evidenti sentori di frutta quali mela e pera, oltre che i soliti agrumi. La versione Extra Dry, tradizionale ed amatissima, con un colore giallo paglierino carico ulteriormente ravvivato dal perlage, ci offre lo spunto per analizzare la ragione precipua che giustifica il primato del Prosecco entro i confini nazionali: questo vino è perfetto (ed apprezzatissimo) come aperitivo. Da diversi anni, ormai, nel Belpaese si è diffusa la moda dell'Happy Hour, ovvero dell'incontro al bar e in tanti locali – solitamente nella fascia oraria compresa tra le 18 e le 21.30 – per sorbire insieme un buon calice di vino rosso, una flute di Prosecco, oppure un cocktail alcolico o analcolico: le opzioni a disposizione sono numerose, ma di certo chi raggiunge questi luoghi con l'intenzione di fare l'aperitivo vero, a base di un vino spumante gradevole, non rinuncia al fascino del Prosecco. Bere Prosecco, ormai, vuol dire bere italiano: lo hanno capito perfino in Giappone e negli Stati Uniti, dove da anni il Prosecco è tra i vini italiani più importati, e dove da poco tempo ha attecchito la tendenza all'aperitivo in compagnia, a base di bollicine bianche, ovviamente. Tuttavia, parlare di questo vino come di un prodotto destinato esclusivamente al pre-pasto, vuol dire fare un torto alla realtà, in quanto sono numerosi i piatti che, se innaffiati con del buon Prosecco, si esaltano. Tra le pietanze che meglio si sposano con questo vino ci sono le minestre di ortaggi e i piatti a base di verdure e prodotti del bosco, come funghi e nocciole. In Veneto lo considerano perfetto per accompagnare secondi piatti a base di cacciagione e selvaggina con contorno di polenta, così come i formaggi Morlacco e Imbriaco, anche se, trattandosi di un bianco maestoso, berlo ad una temperatura compresa tra gli 8 e i 10 gradi centigradi su piatti di pesce fresco, vuol dire vivere un'esperienza gustativa fuori dal comune. In particolare, se si parla dei frutti di mare. La graduatoria dei vini bianchi più bevuti può proseguire con la primizia prodotta grazie ad uno dei vitigni a bacca bianca più famosi ed utilizzati al mondo, originario dell'Europa continentale, giunto quindi in Italia settentrionale, e da lì diffuso sul resto della penisola: stiamo parlando delle uve Chardonnay, da sempre sinonimo di bianchi eleganti, conosciuti ed apprezzati a livello internazionale. Nato in Borgogna, oggi lo Chardonnay è annoverabile tra i cinque vitigni più famosi del mondo, non ha sinonimi (eccezion fatta per lo stiriano Morillon) e le sue bottiglie sono contraddistinte da elementi immancabili, che le rendono decisamente riconoscibili. Innanzitutto, quando si ha davanti un calice di chardonnay è impossibile non rimanere colpiti dalla varietà aromatica di questa specialità: anche se, a onor del vero, questa si manifesta in maniera differente a seconda del terreno di coltivazione. Ingrediente fondamentale per la vinificazione dei più grandi spumanti del mondo, questo vitigno ha un unico punto debole: il germoglio precoce, che lo rende molto più sensibile alle gelate – specie in alcune zone fredde della Francia – ed esigente di cure particolari. Ci troviamo di fronte ad una vera e propria opera d'arte della natura, le cui talee, da decenni, sono ricercate in tutto il mondo: dagli Stati Uniti alla Spagna, passando per l'Australia, il Giappone e l'Africa meridionale. Per quanto concerne l'Italia, soprattutto nella fascia subalpina, queste uve trovano una radicata tradizione di vinificazione e danno luogo a bottiglie di notevole caratura. Spesso viene confuso con il Pinot Bianco (che è un altro vitigno), ma in generale possiamo dire di trovarlo in forma autentica praticamente in tutte le regioni d'Italia: abbiamo Chardonnay in Emilia Romagna, in Lombardia, Piemonte, Marche, Molise, Puglia, Campania, Calabria e via dicendo. Salta all'occhio (anzi, al gusto), l'eccessiva omogeneità di questo vino, che da regione a regione viene prodotto in seguito ad un certo periodo di conservazione in barriques di legno.

Per quanto riguarda le caratteristiche organolettiche dello Chardonnay, stiamo parlando di un vino che alla vista si presenta di un colore giallo paglierino carico e intenso, mentre al naso si mostra fin da subito tipico, fine e lievemente fruttato; in bocca è gradevole, asciutto e morbido, dà il meglio di sé – come tutti i grandi bianchi – ad una temperatura di servizio non superiore ai 10 gradi centigradi. Per averlo maturo è sufficiente attendere un anno, che diventano due per chi lo preferisce più strutturato. Come il summenzionato Prosecco, anche lo Chardonnay fa capolino di sovente sui banchi da aperitivo dei bar, ed è abbinabile senza difficoltà a piatti della tradizione povera, come minestre di verdura ed ortaggi, piuttosto che secondi piatti a base di funghi. In molti lo reputano perfetto in accompagnamento alle uova ed agli antipasti magri, ma come e più del Prosecco, questo vino innaffia alla grande i piatti a base di pesce. Prosecco e Chardonnay: due vitigni celebri dai quali vedono la luce altrettante bottiglie indimenticabili; ma anche due nomi seguiti da una schiera tutt'altro che trascurabile di primizie che da regione a regione sorprendono per proprietà e fascino. Non meno famoso, ma meno consumato a livello nazionale, è per esempio il Tocai friulano, un vino bianco prodotto nella zona del Triveneto e considerabile come il vanto della cultura vinicola friulana. Rimanendo al Nord, come omettere la menzione del Franciacorta DOC, un vino bianco prodotto in Lombardia ed apprezzato a livello internazionale, e degli ottimi Pinot Bianco e Pinot Grigio (anche in questo caso, due vitigni da cui nascono altrettante bottiglie omonime e gustosissime). Scendendo più a sud, nel cuore del centro Italia, è la patria del Grechetto, un vino bianco di origini antichissime, utilizzato ancora oggi per la produzione di numerosi spumanti, nonché del Vin Santo. In Campania troviamo invece la roccaforte di vini bianchi provenienti da vitigni importati nel Sud Italia dai greci in epoca antica. E' il caso, tanto per citare quello più celebre, della Falanghina, un vino bianco che trova entro i confini della provincia di Benevento la propria espressione migliore. Si esprime con un bouquet decisamente articolato e con un gusto vivo, asciutto e di gradevole intensità. L'elenco potrebbe proseguire ancora a lungo, lo interrompiamo qui per riprenderlo, approfondendo ciascun vino bianco (e rosso) nel dettaglio, tramite le pagine di Vinook.it.

vino da aperitivo
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