Vino rosso pugliese

La Puglia è la regione della penisola italiana con la più alta produzione vitivinicola, infatti, il suo terreno è decisamente fecondo dove le colture ortofrutticole si succedono senza soluzione di continuità e, ovviamente, tra queste la più rigogliosa è proprio la viticoltura. Per un lungo periodo di tempo, però, la Puglia ha dato più peso alla quantità della produzione piuttosto che alla qualità del prodotto e molto spesso il mosto vino Pugliese e stato utilizzato anche in altre zone d’ Italia con funzione di arricchimento a produzioni con grado alcolico molto basso.

Per fortuna la situazione è cambiata: alcuni bravi e impavidi produttori hanno dato il via, alcuni anni fa, ad un’ opera di valorizzazione del vino Pugliese. Furono attuati grandi investimenti per cercare di ammodernare le tecnologia di cantina e i reparti di imbottigliamento. Hanno poi mirato molto alla rivalutazione del vigneto cercando di migliorare la qualità di molti vitigni autoctoni, ... continua


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      prosegui ... , (negroamaro, malvasia nera, primitivo di manduria, uva di Troia, bombino bianco e nero). Tutto ciò ha permesso che la qualità generale del vino della Puglia venisse continuamente e costantemente monitorata e aumentata, tentando di mantenere in ogni caso un eccellente rapporto con il prezzo.

      Il vino della Puglia, regione situata alla punta dello stivale italiano, può risalire tranquillamente al periodo romano, a quelle tavolate imbandite dell’antica Roma, come viene narrato negli scritti di Tibullo, Plinio il Vecchio e Orazio che ne decantano il profumo, il sapore e il colore. E’ merito di questi scrittori se ci sono pervenuti ampi e importanti dettagli sui processi di coltivazione e vinificazione del vino Pugliese, in questa terra ai tempi dei Romani. Successivamente, fu la volta di Federico II di Svevia a fare da promotore d’eccezione per questa meravigliosa produzione, presente nel mondo intero, e favorita in questa regione del sud Italia dal sole e da un terreno particolarmente adatto alla coltivazione della vite .

      Contemporaneamente, sono giunti i riconoscimenti al vino Pugliese, sia a livello nazionale, che internazionale e finalmente il vino di questa regione si e fatto conoscere in tutto il mondo. Oggi la Puglia conta 25 vini a denominazione di origine controllata, meglio conosciuto con l’acronimo D.O.C. con 128 preparazioni diverse: 52 vini rossi, 28 bianchi, 22 rosati, 17 dolci e/o liquorosi e 9 spumanti. Vicino a questi vini diventati un cult, un cavallo di battaglia della regione del sud-Italia, come il Primitivo, prodotto nella zona di Manduria, altre produzioni vitivinicole, con il trascorrere degli anni, stanno salendo di quotazione..

      Al giorni d’oggi, però, la situazione è notevolmente cambiata; grazie alla tenacia, alla perseveranza e alla determinazione, nonchè all’amore e alla passione per la terra, alla predisposizione al lavoro, i vini della Puglia hanno acquisito un carattere assolutamente e del tutto personali ed hanno assunto quella forza che gli ha permesso di posizionarsi sul mercato con coraggio, decisione e determinazione. Oggi giorno sono due i vini, come il Negroamaro e il Primitivo, a rappresentare la Puglia nell’ambito della qualità. Queste due bevande alcoliche sono accompagnate da altri 23 vini, che fanno risaltare la regione e la spingono verso il suo successo nel mondo. I 25 vini DOC della Puglia sono insomma uno dei grandi motivi di orgoglio non solo di chi li produce, ma degli stessi pugliesi nel mondo. Tra i vini DOC della Puglia possiamo elencare i seguenti:

      • Aleatico di Puglia

      • Salice Salentino

      • Primitivo di Manduria

      • Alezio

      • Brindisi

      • Cacc’e mitte di Lucera

      • Castel del Monte

      • Copertino

      • Galatina

      • Gravina

      • Gioia del Colle

      • Moscato di Trani

      • Nardò

      • Rosso Barletta

      • San Severo

      • Squinzano

      • Locorotondo

      • Leverano

      • Lizzano

      • Orta Nova

      • Ostuni

      • Matino

      • Rosso di Cerignola

      • Martina Franca

      Il Salice Salentino Rosso nasce dalle province di Lecce e di Brindisi, nel cuore del Salento, tra il mare Ionio e Adriatico. La produzione vitivinicola della regione pugliese, situata al sud dell’Italia, si avvale di una situazione climatica alquanto favorevole che consente un’eccellente manutenzione delle uve, Infatti la zona geografica è caratterizzata da forti escursioni termiche estive. L’abbassamento delle temperature durante la notte rende la vita dei vigneti molto più facile, poiché in questo modo rallenta i processi di maturazione, dando la possibilità alle uve di arricchirsi di aromi. Sempre grazie alle condizioni climatiche favorevoli, il Salento è considerato la zona vitivinicola più felice di tutta la regione pugliese, la quale vanta una tradizione che va avanti da millenni, iniziata nel periodo della colonizzazione greca. Il vitigno più diffuso della Puglia è il negro amaro,, che viene usato per la vinificazione sia dei rossi, sia dei rosati. I rosati vengono inoltre considerati ai vertici della produzione nazionale. In passato questo tipo di vitigno, cioè il negroamaro, costituiva le basi pda taglio, mentre oggi, invece, la situazione è cambiata, e quando sono correttamente vinificate, danno la possibilità di ottenere dei rossi di grande equilibrio e armonia. Il Salice Salentino Rosso viene prodotto con queste uve negro amaro, le quali possono essere completate dai vitigni Malvasia nera di Lecce o Malvasia nera di Brindisi, a condizione che non superino il 20 per cento delle uve complessivamente utilizzate. Le Malvasie nere di Brindisi e di Lecce danno al vino un gusto più aromatico e ricco. Il Salice Salentino è stato riconosciuto DOC nel 1976. La sua produzione è oggi regolamentata dal disciplinare decretato nel 1991. Le zone di produzione di questo vino sono: i comuni di Salice Salentino, Guagnano di Lecce, parte dei Campi Salentino, San Pancrazio Salentino, San Donaci, Cellino San Marco, in provincia di Brindisi. La resa delle uve per ettaro non deve superare i 120 quintali e il vino deve avere un’alcoolicità minima che sia pari ai 12% vol. Al momento della commercializzazione, il vino presenta un colore rosso rubino più o meno intenso, con riflessi tendenti al rosso mattone che sopraggiunge con l’invecchiamento. Il suo odore può essere definito caratteristico, etereo, dotato di sentori fruttati. Ha un sapore robusto, ma in contemporanea è anche caldo, armonico, con un retrogusto amarognolo. Date le sue caratteristiche organolettiche, si consiglia di abbinare il vino, che va servito ad una temperatura pari a 16-18°C, con carni bianche molto saporite come l’agnello al forno, selvagginada piuma cucinata in casseruola, e carni rosse in umido. Inoltre si accosta a formaggi saporiti come pecorini stagionati. Il Salice Salentino è dotato di almeno 12,5 gradi alcoolici e viene lasciato invecchiare per almeno 26 mesi, solo in questo caso può portare la qualifica di “Riserva”. A differenza del colore rosso, caratteristico del vino non invecchiato, questo ha un colore tendente all’arancio e una corposità decisamente aromatica e vellutata. Viene servito ad una temperatura pari a 18°C e può accompagnare carni rosse cotte a lungo e selvaggina da pelo stufata. Altro vino da nominare è il Rosso Novello, la cui gradazione alcoolica è pari a 12°C. Questo vino è meno strutturato del rosso, con un sapore molto più fresco e sensazioni fruttate più marcate. Va servito ad una temperatura pari a 14-16°C e accompagna l’intero pasto: primi piatti, carni delicate, pesci molto prelibati e saporiti come anguille in umido. Un altro vino che ha un valore davvero fondamentale così come il suo sapore e la sua qualità è il Primitivo di Manduria. Tra le sue caratteristiche organolettiche annovera un colore rosso rosso tendente al violaceo ed all'arancione con l'invecchiamento. Il suo odore presenta aroma leggero, caratteristico e ha un sapore gradevole, pieno, armonico, tendente al vellutato con l'invecchiamento. Viene prodotto sia in versioni da tutto pasto che in varianti liquorose, dalla elevata gradazione alcolica; questo vino è perciò adatto ad accompagnare moltissimi piatti, ed è grandemente apprezzato per la sua versatilità e per le sue caratteristiche organolettiche. Viene prodotto nelle province pugliesi di Taranto e Brindisi. La conservazione ottimale di questo vino avviene al buio, con temperature che vanno dai 10 ai 15°C, luoghi ideali sono naturalmente le cantine, che offrono anche il vantaggio di avere una consistente umidità ambientale che consente al tappo in sughero di rimanere ben umettato.

      Tra i vitigni che meritano di essere elencati, possiamo citare proprio il Primitivo, utilizzato per l’omonimo vino appena citato. Il nome di questo vitigni deriva dal fatto che le sue uve hanno una maturazione molto precoce rispetto alle altre varietà; si tratta di uve dal colore blu scuro, ricoperte da un abbondante strato di pruina. Una particolarità del tutto interessante è il fatto che, a distanza di soli venti giorni dalla vendemmia, questi vitigni sono in grado di dare una seconda – seppur scarsa – produzione di uve. I frutti di questa “seconda vendemmia” venivano soprattutto nel passato utilizzati per correggere e migliorare l’acidità totale dei mosti ottenuti dalla prima vendemmia. Altri vitigni da elencare sono: Aleatico, Bombino Nero, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Gamay, Malbech, Malvasia Nera di Basilicata, Malvasia Nera di Brindisi, Malvasia Nera di Lecce, Merlot, Negroamaro Precoce, Ottavianello, Petite Verdot, Pinot Nero, Primitivo, Sangiovese, Susumaniello, Syrah, Tannat, Uva di Troia.