Vino rosso basilicata

Che si parli di vino, cibo o tradizioni in genere, sono molteplici le immagini e le suggestioni che influenzano il modo di pensare e di immaginare luoghi e culture. Per esempio, quando si pensa alla Basilicata, non si può che collegare questa regione alle più radicate tradizioni montanare, alla più casereccia delle cucine a base di carne e, di conseguenza, ai più buoni tra i vini rossi che è possibile sorbire nel Meridione d'Italia. Ebbene, ci troviamo in una di quelle circostanze in cui le apparenze non ingannano, perché se c'è un territorio, nella parte bassa dello Stivale, dove la tradizione enogastronomica risente inequivocabilmente della conformazione del territorio, questo fa capo alla Basilicata, o Lucania, regione confinante con la Campania, la Calabria e la Puglia. Parlare di vini in Basilicata vuol dire partire dal presupposto che la categoria è dominata da un sovrano incontrastato, ... continua

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Uva di tipo Aglianico
Vini Basilicata
La Basilicata, dal punto di vista vinicolo, può vantare la presenza di un vitigno autoctono, l'Aglianico. Le zone in cui si concentra la produzione vinicola sono il Vulture, il territorio di Matera, l ... vai alla pagina Vini Basilicata
prosegui ... , ai piedi del quale ci sono altri prodotti di secondaria importanza. Volete sapere chi è il re in questione? Ecco qualche indizio: si tratta di un vitigno importato in Italia dai Greci, ma che oggi dà il meglio di sé nella zona del Vulture. Ci sarete arrivati. Il novero dei vini lucani comprende tre etichette tra DOC e DOCG. Prodotto, a norma di legge, nella zona che circonda il capoluogo di regione, Potenza, l'Aglianico del Vulture viene alla luce grazie all'utilizzo esclusivo di uve Aglianico. E' un vino fermo, che necessita di almeno un anno di affinamento, durante il quale acquisisce un colore rosso rubino intenso ed affascinante, ed un odore tipicamente vinoso e delicato. In bocca è sapido ma tannico al punto giusto; di gradazione alcolica difficilmente supera gli 11,5 gradi, mentre è perfetto per innaffiare alcuni tra i piatti di carne più caratteristici della gastronomia locale: dalla cacciagione alla griglia al pollo alla potentina, passando per vari piatti a base di selvaggina. Da provare anche sui formaggi stagionati e sugli antipasti di salumi caserecci. Tuttavia, quando si parla di “Aglianico del Vulture” non ci si può semplicemente limitare a descrivere una bottiglia. Alle spalle di questo nome c'è una produzione che galoppa e traina un intero settore. Soprattutto nei terreni fertili di pianura e nelle zone di origine vulcanica, il vitigno Aglianico regala soddisfazioni incommensurabili agli agricoltori ed agli amanti del buon bere. Coltivato a cavallo tra i diversi comuni che puntellano la Valle del Vulture, l'Aglianico predilige vigneti compresi tra i 200 e i 700 metri sul livello del mare, pertanto lo troviamo a Rionero in Vulture, Potenza, Venosa, Atella, Genzano di Lucania, Ginestra, Ripacandida, Rapolla, Melfi, Barile, Acerenza, Palazzo San Giovanni, Banzi e Forenza. Contrariamente a quanto si possa pensare, non esiste un solo “Aglianico del Vulture”: da questi grappoli si ottengono diversi tipi di vini, varianti per invecchiamento, caratteristiche organolettiche ed abbinamenti. Di origine controllata garantita è, per esempio, l'Aglianico del Vulture superiore riserva, invecchiato almeno cinque anni. Sempre da queste uve, ma in una zona diversa, in particolare entro i confini del comune di Filiano, si produce l'Aglianico di Filiano, un vino a tutto pasto ma pensato prettamente per l'ottimo pecorino che si produce in zona, mentre – oltre al classico Aglianico di cui sopra – a Rionero in Vulture si produce una particolare varietà di questo vino: dolce, gradevolissima e adatta ad innaffiare i desserts. Sempre da uve Aglianico si possono ottenere anche numerosi tipi di spumante, ma il più famoso in assoluto è l'Aleatico, un rosso dal sapore dolce e piacevole, la cui gradazione alcolica è generalmente compresa tra gli 11 e i 13 gradi. Una volta attestata la supremazia assoluta dell'Aglianico del Vulture su tutti gli altri vini che caratterizzano l'enologia lucana, passiamo in rassegna questi ultimi, passando ad un rosso prodotto in un'area di notevole rilevanza geografica: il materano. Il rosso in questione è conosciuto proprio come Matera, e viene prodotto da uve del vitigno Matera Primitivo o Matera Moro. Stiamo parlando di un vino classico, a tutto pasto, che tocca una gradazione alcolica massima pari a 12 gradi ed è contraddistinto da un colore rosso rubino, da un odore forte e caratteristico, oltre che da un sapore asciutto e deciso. Si tratta di un vino DOC che con il procede dell'invecchiamento (mai superiore a due anni) tende a passare da una colorazione violacea al granato più intenso. Le uve utilizzate per questa produzione fanno capo alla città di Matera ed ai territori limitrofi, ma difficilmente le troviamo oltre i 700 metri sul livello del mare. Commetteremmo, tuttavia, un errore grossolano se ci soffermassimo sul vino rosso Matera senza tener conto della vastità della produzione che questo vitigno implica. L'etichetta Matera DOC, infatti, è riservata a molti vini che vedono la luce intorno alla “Città dei Sassi”. Quello più famoso è senza ombra di dubbio il Matera rosso: un vino dall'odore fruttato e dal gusto intenso, seguito dal più articolato Matera Primitivo. In questo caso, parliamo di una vera e propria specialità: questo rosso ha un profumo persistente e caratteristico, dal quale traspaiono note di liquirizia e frutti rossi, mentre in bocca è pieno e corposo. Nella parte occidentale della provincia di Matera viene invece prodotto il Matera Rosso Jonico, dall'odore erbaceo e dal sapore estremamente vellutato. Bianco, Greco e Spumante sono i nomi dei tre vini bianchi che vengono prodotti con le uve Matera, e che con i rossi condividono una caratteristica peculiare: le note olfattive di legno, dovute al fatto che tutti i vini “Matera” vengono conservati in particolari recipienti di legno. Un'altra etichetta DOC di assoluto valore in ambito enogastronomico è quella relativa al Terre dell'Alta Val d'Agri, una regione caratterizzata da una produzione vinicola ricca e generosa, annoverabile tra le più vantaggiose di tutto il Mezzogiorno d'Italia. Meno estesa del Vulture e del materano, ma di certo non meno interessante da visitare. Ci troviamo a cavallo tra i comuni di Grumento, Viggiano e Moliterno, dove dal 2001 regna un comitato per il riconoscimento e la salvaguardia della Denominazione di Origine controllata. Sotto il profilo geografico, la Val d'Agri è annoverabile senza ombra di dubbio tra le aree più interessanti e piacevoli da visitare, soprattutto per chi è amante dei paesaggi naturali ameni. Siamo al confine con il Vallo di Diano, una delle più autentiche culle della tradizione e della cultura meridionale, sulle rive del fiume Policoro, circondati da campi sterminati che ospitano le migliori colture della Macchia mediterranea. Una valle verdeggiante, dove gli unici colori possibili sono quelli offerti dalla natura: il giallo delle colture, il verde intenso dei boschi e gli arcobaleni offerti dai campi fioriti. Qui si vive soprattutto dei tanti doni elargiti dalla terra: l'agricoltura e l'allevamento regnano incontrastati, e riescono a dar vita a prodotti che rappresentano il fiore all'occhiello della gastronomia locale. E' su questo sfondo straordinario che nasce e si sviluppa la vita del vino rosso Terre della Val d'Agri. A onor del vero, stiamo parlando di una denominazione sotto la cui sfera confluisce anche una più piccola percentuale di vino rosato. Il rosso Val d'Agri è caratterizzato da una colorazione vicinissima al rubino, ma tendente al granato con il procedere dell'invecchiamento; ha un profumo fruttato ed estremamente gradevole, ed un sapore rotondo e corposo. Se volessimo rintracciare una differenza tra questa specialità e l'Aglianico del Vulture, la troveremmo sicuramente nel fatto che il Terre dell'Alta Val d'Agri è un vino a tutto pasto, adatto per innaffiare sia primi a base di sugo di carne o funghi, che secondi piatti di arrosto, selvaggina, carni rosse o bianche, che formaggi duri stagionati.

Dopo aver passato in rassegna i vini rossi più illustri prodotti entro i confini della regione lucana, diamo uno sguardo d'insieme alla stessa. Ci accorgiamo fin da subito che è possibile dividerla in tre, tenendo conto delle produzioni vinicole: a nord è la zona dell'Aglianico del Vulture, il re dei rossi lucani (e non solo). A sud est si producono invece le bottiglie rientranti nell'etichetta “Matera Doc”, mentre a a nord-ovest, poco distante dal confine con la Campania, regna il vino rosso “Terre dell'Alta Val d'Agri”. Come in molte altre regioni italiane, in Basilicata il vino è molto più che una bevanda: è un vero e proprio tratto distintivo, chiamato a raccontare la storia del territorio in cui viene prodotto. Lungi dal rappresentare una terra “minore” sotto il profilo viti-vinicolo, la Lucania è caratterizzata dal clima perfetto per la vinificazione, e soprattutto da terreni di origini vulcanica sulla quale i vigneti mediterranei hanno vita facile. Un discorso che vale per i Primitivi locali, ma anche per l'Aglianico, la Malvasia, il Sangiovese, il Cabernet Sauvignon e, in piccola quantità, per il Merlot. Tutti grappoli coltivati anche da queste parti, ed utilizzati puntualmente, ad esempio, per la produzione del Matera. Anticamente, in questa zona sorgeva un vulcano che ha lasciato sedimenti che i produttori non possono che benedire: è grazie alla composizione del terreno, infatti, che i vini lucani possono essere considerati tra i più longevi e corposi d'Italia. Chi ama avventurarsi per le strade del vino ed intraprendere itinerari enogastronomici, deve soltanto partire e godersi lo spettacolo. Sulle strade del vino, si possono incrociare i propri passi con la Cantina del Notaio, la più famosa di Rionero in Vulture (PZ), patria dell'Aglianico, oppure con la splendida Tenuta “Le Querce”, che si trova a Potenza. A Nova Siri Matera, invece, si trova la Masseria Battifarano, punto di riferimento per chi vuole toccare con mano il meglio della produzione del Matera DOC.