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Prosecco

Prosecco cocktail

I cocktail con il Prosecco, oggi usato al posto dello Champagne, sono chiamati Sparkling Wine Cocktails e hanno un posto di prestigio nei bar di lusso.

di Redazione

22 agosto 2014

Sparkling wine cocktails

Il mondo dei cocktails è molto variegato e ricco, con una storia importante ormai centenaria. Era la fine dell'Ottocento infatti quando negli Stati Uniti si iniziarono a miscelare i primi distillati per ottenere delle bevande diverse e spesso colorate, da cui sembra derivi il nome stesso cocktail, ovvero coda di gatto, generalmente appunto colorata e pittoresca. Dai primi incerti esperimenti si passò nell'arco di pochi decenni ad una vera e propria arte del miscelare, con i suoi protagonisti, barman famosi che fecero epoca, come molti dei locali in cui lavoravano. E non vi furono solo i distillati ad essere miscelati, ma anche i vini in alcuni che sarebbero poi divenuti dei cocktails molto famosi, specialmente in aperitivo. A questa categoria appartengono gli Sparkling Wine Cocktails, una serie di creazioni fatte a partire dai vini spumante, gli Sparkling Wines appunto in inglese, che oggi sono una componente molto importante nella mixologia (mixology in inglese) italiana e francese, e in parte in quella anglosassone. La lingua inglese resta molto presente nella terminologia del bar, in quanto per lunghissimo tempo sono stati proprio gli americani ad essere i più grandi consumatori. Agli italiani invece spetta il ruolo di migliori barman, sempre con gli amici d'oltreoceano, del mondo per lunghissimo tempo. Questo perché proprio gli italiani, grazie al fortissimo turismo americano di tutto il Novecento, seppero interpretare al meglio i gusti dei consumatori americani in visita alle città d'arte come Roma e Venezia ad esempio. Se molta terminologia riguardante il bar è infatti inglese, molti dei nomi dei cocktails, in particolare tra i 60 internazionali codificati, sono italiani. Non è questo un caso in quanto inventati spesso o in Italia o da barman italiani, come il Negroni, il Martini (anche se il nome in questo caso sembra derivare dal bicchiere usato), il Bellini o l'Americano appunto. Se inizialmente lo spumante utilizzato era esclusivamente lo Champagne, e in Francia lo è ancora, in moltissimi posti, in particolare in Italia, il Prosecco ha preso lentamente il suo posto e gli Sparkling Wine Cocktails sono realizzati con spumante nostrano.

Il capostipite Bellini

E proprio a Venezia comincia la storia degli Sparkling Wine cocktails almeno così come la conosciamo e come è documentata. C'è da dire che probabilmente in Francia veniva già realizzato il Kir Royal, ma non si hanno notizie certe come invece succede nel Kir. Possiamo quindi affermare che il Bellini sia il capostipite degli Sparkling Wine Cocktails, e anche se originariamente creato con dello Champagne, oggi viene realizzato (ad eccezione dei posti di lusso) con del buon Prosecco italiano. Il Bellini nacque in uno dei più famosi cocktail bar di lusso al mondo, l'Harry's Bar di Venezia, nato dalla mente di un famoso capo-barman, Giuseppe Cipriani che dopo una discussione nell'hotel dove lavorava si volle mettere in proprio nel 1931. In questo bar, oggi talmente famoso da essere stato dichiarato patrimonio nazionale dal Ministero dei Beni Culturali. Fu lo stesso Cipriani a creare il Bellini nel 1948, il cui nome deriva dal suo colore rosa che ricordava dei dipinti del pittore Bellini. La ricetta prevedeva l'uso di Champagne, ma oggi anche Prosecco, mescolato con della polpa fresca e frullata di pesca bianca. Il commercio di questa polpa portò poi il Bellini anche all'Harry's Bar di New York e ovunque nel mondo, tanto che oggi oltre ad essere un grande classico è anche uno dei 60 cocktail internazionali e codificati riconosciuti dall'I.B.A., l'associazione internazionale dei barman che ha avuto quasi sempre dei presidenti italiani.

Gli altri Sparkling Wine Cocktails

Dopo il Bellini sono molti gli Sparkling Wine Cocktails che nacquero dalla stessa base, cambiando solo la polpa di frutta utilizzata. Alcuni, come il Puccini e il Mimosa, fanno anche loro parte dei 60 internazionali I.B.A. Il Puccini prevede l'unione del Prosecco con del succo di mandarino spremuto fresco, naturalmente disponibile solo a fine estate inizio autunno. Il Mimosa, detto anche Buck's fizz, viene invece preparato con del succo d'arancia fresco. Poi vi sono altri famosi cocktail con il Prosecco (o Champagne) che non fanno parte della lista I.B.A. ma hanno comunque sia conquistato gli appassionati. Il femminile Rossini ad esempio viene preparato con del frullato di fragole fresche mentre il Tintoretto sfrutta il succo di melograno. Meno famoso ma molto in voga a Milano è il Verdi, con del frullato di kiwi. Le proporzioni in questi cocktails dipendono in genere dalla frutta usata. Se si parla di polpa frullata, come per la fragola del Rossini o la pesca del Bellini, sono di una parte di frutta e nove parti di Prosecco, mentre per i succhi freschi, come il mandarino o l'arancia, si deve aumentare la quantità di succo fino a 1/3 lasciando i rimanenti 2/3 al Prosecco. Tutti questi cocktails devono essere preparati rigorosamente con della frutta fresca di stagione, e mai con gli sciroppi. Al limite oggi si possono utilizzare delle puree appositamente prodotte, da congelare in freezer e poi utilizzare scongelate, ma sempre da frutta fresca.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra il Bellini originale e quello moderno?
    Il Bellini fu creato nel 1948 da Giuseppe Cipriani all’Harry’s Bar di Venezia utilizzando esclusivamente Champagne, scelto per la sua eleganza e bollicine fini. Oggi, nella maggior parte dei locali e nelle ricette domestiche, lo Champagne è stato sostituito dal Prosecco italiano. Questa evoluzione è dovuta alla maggiore accessibilità economica del Prosecco e alla sua perfetta compatibilità aromatica con la polpa di pesca bianca. Nonostante il cambio di base vinicola, il drink mantiene la sua identità storica e il riconoscimento ufficiale dell’I.B.A., diventando un simbolo della mixologia italiana accessibile a tutti.
  • Come si calcolano le giuste proporzioni tra frutta e Prosecco nei cocktail?
    Le proporzioni variano in base allo stato fisico della frutta impiegata. Quando si utilizza polpa frullata o purè, come nel Bellini (pesca) o nel Rossini (fragole), la regola generale è mantenere un rapporto di 1 parte di frutta contro 9 parti di Prosecco. Questo garantisce che il gusto del vino risulti predominante e fresco. Al contrario, se si usano succhi di frutta freschi spremuti, come nel Mimosa (arancia) o nel Puccini (mandarino), la quantità di succo aumenta significativamente, arrivando a coprire circa un terzo del volume totale (1/3 succo e 2/3 Prosecco), creando un profilo più acidulo e bilanciato.
  • È possibile usare succo confezionato o sciroppi per preparare questi cocktail?
    No, la qualità fondamentale di questi drink risiede nell'uso rigoroso di frutta fresca di stagione. L'utilizzo di sciroppi industriali o succhi concentrati altera drasticamente il sapore, rendendo il cocktail troppo dolce e privo della freschezza tipica del frutto vero. L’unica alternativa accettabile, qualora la frutta fresca non fosse disponibile, è l’impiego di puree professionali di alta qualità. Queste puree devono essere prodotte da frutta reale, congelate e successivamente scongelate prima dell’uso, preservando così le caratteristiche organolettiche naturali necessarie per un risultato autentico e gradevole.
  • Cosa sono esattamente gli Sparkling Wine Cocktails e qual è il loro legame con l'Italia?
    Gli Sparkling Wine Cocktails sono una categoria di bevande alcoliche realizzate mischiando vini spumanti con altri ingredienti, come succhi o polpe di frutta. Sebbene la mixologia abbia origini americane, l'Italia gioca un ruolo cruciale: molti dei cocktail più famosi al mondo, inclusi quelli con spumante, sono stati inventati da barman italiani o nascono in Italia. Il Prosecco, in particolare, ha soppiantato lo Champagne in molte ricette moderne, diventando la base preferita per classici come il Bellini. Questa tradizione riflette la capacità italiana di adattare i gusti internazionali, trasformando il vino locale in un elemento centrale della cultura del bere globale.

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