Champagne Francese

Ci sono bottiglie diverse da tutte le altre, in maniera profonda e completa; bottiglie che più che un vino contengono un modo di essere, un’icona, una tradizione. Ci sono vini e vini, spumanti e spumanti, ma soltanto uno è sinonimo di classe ed eleganza: lo champagne. Come si evince chiaramente dal nome, stiamo parlando di un prodotto originario della Francia e che, sebbene prodotto anche altrove, trova entro i confini della nazione transalpina la sua massima espressione e la produzione più eccelsa. Champagne è per l’appunto il nome di un’area geografica situata nella parte settentrionale della Francia, ma si tratta di una regione che nel corso dei decenni si è ingrandita a macchia d’olio fino ad arrivare a contare ben 34.000 ettari di vigneti. Si produce champagne presso le Montagne di Reims, territorio bagnato dalle acque della Marna e caratterizzato da un terreno prevalentemente gessoso: da queste parti il vitigno più importante è il pinot noir, ... continua

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      prosegui ... , che dà vita ad uno champagne forte e robusto. Decisamente più fruttato è quello che si produce nella Valle della Marna, zona a terreno calcareo, mentre le uve Chardonnay trovano la propria roccaforte presso la Cote de Cezanne: qui prende vita uno dei migliori champagne del mondo: elegante, morbido e vivace. Cote des Blancs e Cote de Bar nell’Aube sono anch’esse due aree rinomate per la produzione di champagne: vantano terreni a carattere gessoso, sui quali crescono viti di pinot noir, che a loro volta consentono l’imbottigliamento di uno champagne rotondo ed altamente aromatico. Ma perché quando si parla dello champagne francese lo si fa riferendosi ad un vino diverso da tutti gli altri? Le ragioni sono molteplici, e da ricercare non soltanto nelle caratteristiche organolettiche del prodotto, bensì anche nel trattamento riservato alle uve e alla loro lavorazione. Innanzitutto, la vendemmia deve assolutamente avvenire in maniera manuale, in quanto è fondamentale che le pigne d’uva arrivino perfettamente integre alla pigiatura. In secondo luogo, lo champagne ha una caratteristica unica: le bollicine (perlage ). Stiamo parlando di un vino che una volta imbottigliato va mantenuto in pressione per mezzo di un tappo che, a differenza delle bottiglie di vino normali, ha la forma di un fungo ed è coperto da una piccola gabbietta metallica. Sulla bottiglia, poi, oltre alla denominazione del vitigno, chi beve deve trovare quella della marca di produzione: non è da tutti produrre uno champagne di qualità, quindi un buono champagne deve giocoforza essere uno champagne di marca. Uno dei tratti essenziali della produzione delle bottiglie pregiate è l’utilizzo degli unici cinque vitigni autorizzati: si può ricavare champagne francese autentico servendosi delle già menzionate uve pinot noir, chardonnay e pinot meunier, ma anche spremendo uve di arbanne e petit meslier, vitigni tradizionali coltivati in piccola scala. Finora abbiamo analizzato le teorie e i concetti che rendono lo champagne francese diverso, per esempio, da quello italiano, ma adesso andiamo all’atto pratico, soffermandoci sul processo materiale che consente di dare alla luce questa vera e propria meraviglia dell’enologia: la vinificazione. Abbiamo già visto quanto sia importante vendemmiare manualmente onde evitare di danneggiare le uve, ora passiamo al metodo di lavorazione. I vitigni da champagne coltivati nella regione della Francia settentrionale vengono sottoposti al metodo champenois, esclusivo della regione dello Champagne. In base a questo sistema di vinificazione, il mosto viene sottoposto ad una doppia fermentazione: la prima avviene normalmente nei tini, mentre la seconda ha luogo nelle bottiglie. Nel primo caso, parliamo di un processo comune a tutti i vini cosiddetti “fermi”, identificabile anche come “fermentazione alcolica”, perché ha l’obiettivo di consentire agli zuccheri contenuti nell’uva di tramutarsi in alcool. Al termine di questa prima fase, il “vino di base” ricavato viene imbottigliato in sicurezza, con le coperture metalliche che sopportino la pressione che di lì a poco sarà generata all’interno del contenitore. La seconda fermentazione è quella relativa all’anidride carbonica: è appunto in questa fase che il vino di base diventa champagne, acquisendo il caratteristico perlage (le bollicine). Da notare è che questa seconda fase, oltre alla spuma, dà origine a della materia organica in eccesso: dal liquido si separano i residui dei lieviti utilizzati in fase di lavorazione. Comunemente sono detti “feccia” ed intorbidiscono il vino, rendendo necessario un apposito procedimento detto remuage sur pupitres. Le pupitres sono tavole di legno dotate di fori nei quali vengono inseriti i colli delle bottiglie, inclinate ogni giorno fino a quando le fecce non arrivano a contatto con il tappo: a questo punto i colli vengono immersi in una soluzione salina a bassa temperatura, che provoca il congelamento istantaneo dei residui; successivamente si cava il tappo si eliminano le fecce. Siamo alla fase più importante, detta del dosage: è adesso che si decidono quali saranno le caratteristiche estetiche ed organolettiche dello champagne. Le bottiglie si rabboccano con vini della stessa partita (vendemmia), oppure di annate precedenti, a seconda delle esigenze e del desiderio del produttore. Un tempo, in Francia, si era soliti, in questa fase, unire al vino liquori forti come il cognac e l’armagnac: questa tendenza oggi è rimasta cara soltanto a pochissime zone. Ultimato il dosage, la bottiglia è pronta ad essere turata con il caratteristico tappo di sughero e la capsula metallica; la gabbietta intrecciata con il fil di ferro sigilla lo champagne per l’affinamento finale: dopo pochi mesi sarà possibile gustarlo. Al termine di questa attenta disamina relativa alle caratteristiche del vino, possiamo sottolineare un ulteriore tratto unico ed inconfondibile, che caratterizza esclusivamente lo champagne francese? Qualora non bastasse quanto detto finora, possiamo aggiungere ancora una nota. Lo champagne è l’unico vino francese che diventa rosa unendo vino bianco con vino rosso (ottenuto da uve champagne).Champagne in Francia vuol dire vino autentico, bollicine, tradizioni, ma vuol dire anche turismo: sono migliaia, infatti, i turisti che ogni anno decidono di percorrere la famosa “Strada dello Champagne”: 220 chilometri di vigneti e dolci colline, lontani dal caos delle metropoli e nei pressi dei massimi centri di produzione: Reims ed Epernay. Bere Champagne da queste parti è come sorseggiare una tazzina di caffè nel cuore di Napoli: siamo nella culla delle bollicine, è qui che lavorano le cantine più famose in assoluto, è qui che nacque il monaco benedettino Dom Perignon, il cui nome è divenuto nel tempo sinonimo di calici pregiati. Tuttavia, questa è soltanto una delle case di produzione dello champagne dislocate nella zona; a Dom Perignon bisogna unire la celebre Moet et Chandon, seguendo con Comtesse Lafond, Mercier e de Castellane. Epernay è una città nata e vivente ancora oggi all’insegna dello champagne. A un prezzo che varia dagli otto ai dieci euro, le cantine di Epernay mettono a disposizione di turisti ed appassionati dei tour alla scoperta della fabbricazione dello champagne: Mercier dispone di una cantina molto ampia, puntellata di lunghe gallerie costeggiate da quadri e dalle macchine utilizzate per la produzione. Decisamente più intimo è lo spazio che le cantine Comtesse Lafond hanno adibito alle visite pubbliche: siamo in un affascinante castello, al centro del quale sorge l’accogliente show room della casa vinicola. Tuttavia, quelle tirate in ballo fino a questo punto sono soltanto alcune tra le case di produzione di champagne più famose di Francia: se ne contano diverse decine: da Drappier a Tarlant, a Paul Barà, passando le rinomate bottiglie di Piper-Heisdieck, Jacques Salosse, Philipponnat, Louis Roederer, Perrier Jouet, Krug, Bollinger e tantissimi altri ancora, a testimonianza della grandezza e della varietà dell’universo Champagne.

      Sono queste le bottiglie più pregiate che possiate mai sorseggiare se volete provare il meglio di quanto la natura e le colture vinicole offrono alla Francia settentrionale, roccaforte di una delle specialità più apprezzate e famose al mondo. Le bottiglie pregiate sono tutte diverse tra di loro, soprattutto dal punto di vista estetico, ma hanno in comune la denominazione di origine controllata che tutela lo champagne dall’uso non autorizzato. Al pari di tanti marchi vinicoli italiani, il marchio Champagne è salvaguardato da severe norme internazionali. Avete mai sentito parlare di Magnum, huitieme, mezza e quarto? Probabilmente sì, e vi sarà capitato relativamente all’identificazione delle dimensioni della bottiglia di champagne. Oltre che per l’etichetta e, naturalmente, il contenuto, le bottiglie vengono distinte in base alla capacità. Quelle più classiche sono note comunemente come “sciampagnotte”, contengono 75 cl e sono più resistenti rispetto alle normali bottiglie di vino. Nel 1800, in Francia, i produttori di champagne hanno dato vita ad un apposito sistema di denominazione e differenziazione delle bottiglie. Se vi trovate di fronte ad una huitieme (9,4 cl) o ad una mignonnette (18,75 cl) sappiate che state per sorseggiare un prodotto più unico che raro, mentre quando parliamo di magnum facciamo riferimento ad una bottiglia da un litro e mezzo (equivalente di due sciampagnotte). La matusalem contiene 6 litri di champagne, che diventano 18 nel caso della salomon e addirittura 30 se ci troviamo di fronte ad una melchizedec, la più grande bottiglia in assoluto. Da notare che tra queste, soltanto la magnum, la bottiglia e la mezza bottiglia (37,5 l) vengono utilizzate per la seconda fermentazione, mentre gli altri formati ospitano sempre e solo vino già fermentato. Naturalmente, più grande è la bottiglia di champagne, maggiori sono i costi di produzione e i rischi relativi al trasporto e alla conservazione: è per questo che le bottiglie classiche e le magnum vanno per la maggiore.