Storia del vino

Il vino ha una storia molto antica che può essere fatta risalire ai tempi dei primi due essere umani che occuparono il Paradiso Terrestre, ovvero la coppia di Adamo ed Eva. Ma ciò come è possibile? Non era ala mela il frutto con cui ebbero a che fare? A quanto pare alcune leggende affermano che non è la mela, bensì l’uva il frutto proibito che scatenò l’inferno per la coppia. Ma non è tutto, pare che le origini del vino possano riguardare anche Noè, il quale, ritenendosi promotore dell’invenzione della bevanda alcoolica in questione, ovvero il vino, fece in modo di salvaguardare la sua presenza negli anni e nei secoli a venire, proteggendo la vite durante il diluvio universale. Secondo altre storie, invece, pare che le origini del vino provengano dal paese Indiano e che da qui, si iniziò a diffondere anche in Asia e poi in tutto il Mediterraneo. Ma non finisce qui, ... continua

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      prosegui ... , le storie del vino sono molteplici: il vino era già conosciuto nel paese mesopotamico dove, dopo la rinuncia al nomadismo, iniziarono ad aversi le prime pratiche inerenti l’agricoltura. Tutto ciò avviene nella "mezzaluna fertile", una fascia geografica situata vicina ai fiumi della Mesopotamia, ovvero il Tigri e l’Eufrate, luogo in cui vengono anche coltivati cereali.

      Nell’antica Roma la vitivinicoltura rivestì una certa importanza solo ed esclusivamente in seguito all’occupazione subita dalla Grecia. Fu tale l’amore e la passione per i vini che il popolo romano decise di eleggere Bacco come uno degli Dei e iniziarono a ritenersi gli inventori della pratica della coltura del vino in tutto l’impero. Inoltre, è importante sapere che ai Romani spetta il merito per la conoscenza della conservazione del vino: fu proprio in questo periodo, infatti, che si diffusero le botti di legno. Il legno sostituì la terracotta utilizzata da Greci e Fenici. È questo un momento importante della storia del vino poiché evidenzia la volontà di raffinamento di una tecnica antica, ma non ancora perfetta. Inoltre, furono sempre i Romani a inventare la tecnica dell’imbottigliamento, da cui poi si giunse alle prove di invecchiamento e alla definizione del concetto di annata. Quando anni dopo si sviluppò e si diffuse il Cristianesimo, in seguito al decadimento dell’impero Romano, ci furono dei problemi per il vino perché ritenuta una bevanda portatrice di peccati e di piaceri futili. Il problema è che furono proprio i monaci che otinuaroo ad utilizzare questa bevanda, impiegandolo nei riti religiosi.

      Il vino prodotto durante il Medioevo è possibile dividerlo in tre differenti tipologie inerenti la qualità: il primo tipo si otteneva spremendo le uve sommariamente in modo da trovarsi in possesso del succo vero e proprio della vite, producendo un vino il cui gusto non si allontanava minimamente da quello originario. Successivamente, in seguito ad una seconda spremitura più forte della precedente , la qualità del sapore della bevanda divenne meno eccellente rispetto alla prima qualità. L’ultima qualità del vino viene definito acquerello e veniva distribuito tra i poveri. Dopo l'anno Mille, si stabilì un duro regno dell’alimentazione secondo il quale venivano regolati i pasti dento i conventi. Le modifiche furono notevoli: le attività si incrementarono notevolmente insieme ai patrimoni che dovevano essere gestiti e, infine, anche i possessi si ampliarono e si svilupparono ulteriormente provocando un allontanamento della gente di chiesa, come i monacis, dalla vita semplice.

      Il vino, in special modo il vino di buona qualità, veniva ritenuto come un altro modo per dire ricchezza e prestigio, quindi era una sorta di bene effimero. Ma per alcuni ordini inerenti la categoria ecclesiastica, più il vino era buono più era importante. I Benedettini erano ben conosciuto proprio per la produzione di vini che attuavano e per la qualità della loro bevanda, ma anche per il consumo che veniva registrato. Per questo eccessivo consumo del vino che i monaci facevano fece in modo che questi entrassero nel mirino del popolo che si beffeggiava di questa loro passione per il vino. Ciò avvenne perché il popolo, invece, al contrario non era abilitato a consumare il vino come lo erano gli ecclesiastici. Qui di seguito riportiamo una delle versioni satiriche del Padre Nostro fatte dal popolo per schernire e deridere la gente di chiesa:

      "Padre Bacco che sei nei boccali,

      sian santificate le tue vendemmie,

      venga il tuo tempo di fermentazione,

      facci ben bere del buon vino quotidiano,

      offri a noi grandi bevute come noi le rioffriremo ad altri,

      inducici con le tue tentazioni aromatiche,

      e liberaci dall'acqua."

      Sempre nel periodo del Medioevo, insieme alla viticoltura ecclesiastica e signorile, si diffonde anche quella della nascente borghesia mercantile che intravedeva nella produzione e nel commercio dei vini nuove strade per profitti sicuri e redditizi. Il vino diventa così un bene da usare in commercio, per poterne trarre un guadagno certo e inizò ad assumere, quindi, un importanza quasi vitale per l’economia, tanto da non poterne fare a meno. Tra i più famosi e celebri vini del periodo medievale possiamo citare quelli del nord d'Italia, dell'Istria, i triestini Ribolla, anche se è caratterizzato da un colore rossastro. Vini come il Terrano, dal colore rosso carico, con sentori fruttati tra cuio si avverte il lampone, e Malvasia; i vini veronesi, la Vernazza bresciana e i vini della Valtellina. Erano già stati prodotto vini come il Cine Terre in Ligura, i vini bolognesi, modenesi e dell’Emilia Romagna. In Toscana erano presenti il Trebbiano,prodotto con un vitigno a bacca bianca da cui ne deriva questo vino il cui colore è giallo tendente al verde. Questo tipi di uva viene utilizzata anche per la produzione di altre bevande alcooliche come la Malvasia, l'Aleatico, entrambi provenienti dalla Toscana, ma che al giorno di oggi sono presenti anche nel Lazio e in Puglia. Abbiamo poi il Sangiovese, il Chianti o il Brunello di Montalcino, la Vernaccia di San Gimignano. Quest’ultimo viene prodotto anche nell’isola sarda. Con questa tipologia di vitigno è possibile produrre vini di diverse categorie: dolci, liquorosi, secchi. Queste tipologie di vino le possiamo ritrovare in Sardegna, in Toscana, tutti vini dalle qualità eccelse e dal sapore unico che non lascerebbero mai nessuno dei consumatori delusi, a prescindere dal fatto che questi possano essere esperti oppure no.

      Il Settecento è meglio conosciuto come il periodo delle scoperte, della rivoluzione industriale e delle innovazioni e ciò comportò una nuova prospettiva per la viticoltura e per il consumo per la bevanda da essa derivante.

      Con il transito dal feudalesimo ad uno diverso metodo finanziario, iniziarono ad aprirsi nuove strade circa la vitivinicoltura, il suo entrare in commercio. Tutto il susseguirsi di storie inerenti le potenze presenti in Europa e il rapporto che intercorreva tra ognuna di loro portarono ad un incremento per quel che riguarda il commercio dei vini, in quanto ci fu una maffiore diffusione e un maggiore scambio tra i paesi conquistatori.

      Il vino distillato probabilmente proviene dall’Arabia perché composto con elementi, tra cui l’alambicco, il cui nome ha origine araba. Ma qui non si svilupparono solo vini distillati, ma iniziarono a essere prodotte nuove bevande e furono inventate nuove tecnologie per poter creare prodotti più raffinati, ma anche per poter apportare nel modo migliore le tecniche di invecchiamento e affinamento. Intorno al XVII secolo furono inventato e iniziarono ad espandersi i contenitori in vetro, ovvero le bottiglie e la chiusura di questa, fatta con il sughero. Grazie a queste nuove invenzioni per il conserva mento del vino anche il trasporto di questo divenne molto più semplice. Ora veniva a crearsi una nuova pratica: l’imbottigliamento. Il XIX secolo è importante per due motivazioni importanti e alquanto fondamentali, ovvero, non solo ci fu una ristrutturazione generica della coltura della vite nel continente europeo, ma accadde anche che c fu un espandersi del vino Passito, i quali dal Nord America vennero trasportati in Europa, e l’ immissione e lo sviluppo della coltura della vite in luoghi nuovi situati nel mondo intero, tra cui possiamo annoverare il continente australiano e la California.

      A partire dall’Ottocento i vini iniziarono ad essere sottoposti ad una sorta di classificazione. In seguito all’introduzione della filossera, ci fu una crisi molto seria che portò seri problemi nell’ambito della vitivinicoltura. Successivamente ci fu un’ulteriore crisi, intorno al XIX secolo, la quale comportò una produzione eccessiva di questa bevanda e ciò non fu un caso né avvenne come un singolo episodio. Conseguenza di ciò fu lo stabilire il costo di vini dalle pessime qualità che erano da indirizzare al consumo di massa, invece il costo dei vini dalle qualità eccelse erano influenzati dalla qualità delle annate. In altre parole, il costo della bevanda in questione dipendeva dal clima e dalle sue variazioni e per questo motivo era assolutamente da considerarsi un elemento differente dalla birra e da altre sostanze alcooliche. Restava in ogni caso il problema per la classificazione dei vini: alcuni erano originari di determinate zone, altri di altri luoghi, alcuni venivano fatti risalire ad alcune zone geografiche ma non sempre ciò corrispondeva a verità. Si giunse così ad una soluzione con degli acronimi, ovvero D.O.C., D.O.C.G., I.G.T., V.Q.P.R.D., VQPRD, VSQPRD. Con tali acronimi si aveva la certezza dell’appartenenza del vino a zone precise.