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Storia del vino

Storia del vino Barolo

Il Barolo ha una storia che parte dal Risorgimento, grazie a due nobili sposi per amore che lo trasformarono in un mito di grande qualità.

di Redazione

25 luglio 2014

Il Barolo

Il Barolo è il vino rosso italiano per antonomasia, il primo riconosciuto a livello internazionale come di grande qualità, solo negli ultimi due decenni insidiato dal Brunello, altro grande vino. La sua storia è lunga e parte dall'uva Nebbiolo, da sempre indissolubilmente legata alla sua produzione come la regione Piemonte. E la sua storia nasce da un matrimonio, quello tra Carlo Tancredi Falletti di Barolo con Juliette Colbert che furono persone note del Risorgimento nella regione, come testimoniano antichi documenti oggi cimeli di inestinguibile valore. Il Barolo era già prodotto ma da questo matrimonio nacque anche un amore verso la qualità che porterà questo vino alla ribalta mondiale. Da vino amabile di “normale” qualità a pezzo unico e raro, da degustare nelle grandi occasioni. L'ambiente piemontese era perfetto per far nascere questo mito, grazie al suo grande apporto di minerali e zuccheri nelle uve e presto il Barolo divenne il vino dei Re grazie alla signora Juliette che lo fa conoscere prima presso i Savoia e poi nelle altre corti europee, dando una connotazione aristocratica a questo vino. La leggenda vuole che la Marchesa presentò il vino ai Savoia su espressa richiesta di Carlo Alberto che aveva sentito parlare molto di questo rinomato vino del Castello di Barolo dove oggi c'è un innovativo museo del vino, interattivo, con un itinerario narrativo dove si possono ascoltare i suoni, le voci, ammirare i colori e sentire i profumi. Il castello è anche sede dell’Enoteca Barolo. La Marchesa non solo fece assaggiare il vino al Re, ma allestì uno spettacolare carosello di carri, si dice uno per ogni giorno dell'anno, carichi di vino per promuovere il suo Barolo. Il re decise acquistò così la tenuta di Verduno e si mise a vinificare Barolo. Il carosello fu descritto da Domenico Massè nel suo Il paese di Barolo. Nacque cosí il mito del Barolo, anche grazie alla Marchesa che si rivolse, tramite Cavour, all'enologo francese Oudar, assistente enoologico del Conte dal 1843 che vinificava Barolo nella sue cantine di Grinzane. Iniziò così la vinificazione alla francese del Barolo, con molte innovazioni tra cui si segnala la fermentazione con il metodo Gervais introdotto dal generale Francesco Staglieno. A riferirlo sono Berta e Mainardi ne Piemonte-storia regionale della vite e del vino datando l'innovazione al 1847. La collaborazione tra Verduno, castello di proprietà di Carlo Alberto, Grinzane e le tenute della Marchesa fu strettissima. Prima di queste innovazioni il Barolo era probabilmente un vino dolce e leggermente frizzante, perché la fermentazione, effettuata all'esterno, subiva il blocco del freddo autunnale. Non bisogna infatti dimenticare che il Nebbiolo matura tardivamente e la sua fermentazione avviene in un periodo freddo per il Piemonte. Per questo un'altra grande innovazione fu la realizzazione di cantine sotterranee a microclima protetto dove fermentare il vino garantendo così la perfetta e completa vinificazione per un prodotto molto strutturato. Anche qui abbiamo una descrizione di Massè, che esaltava nella grande popolarita del barolo sia i Marchesi Falletti che il Conte Camillo di Cavour. Da queste innovazioni iniziò la storia del Barolo come vino secco ed elegante, di grande personalità dopo vari passaggi in legno come narra anche il conte Giorgio Gallesio ne I giornali di viaggi che visitò Barolo a settembre del 1834. Queste innovazioni fecero anche del Barolo un vino da invecchiare e bere dopo un certo tempo.

La storia seguente

Alla morte di Juliette il patrimonio di famiglia e quindi anche la produzione di vino venne ereditato dall’Opera Pia Barolo che la stessa marchesa fondò per garantire un futuro alle sue tenute. Oggi sono circa 110 ettari di vigneto posseduti che producono circa 1 milione e mezzo di bottiglie all'anno. Nel 1895 l'Opera Pia fu acquistata da Pietro Abbona, inserendosi prima come collaboratore nel 1895. Il futuro era garantito anche sotto l'etichetta Antichi poderi dei marchesi di Barolo, che ha ampliato anche le proprietà e i marchi. La popolarità del Barolo esplose prima dell'Unità d'Italia divenendo poi un simbolo delle successive celebrazioni.

I Marchesi di Barolo

Tornando indietro nel tempo per uno sguardo storico dei personaggi, i due sposi provenivano da nobili famiglie. Juliette era della famiglia di Jean Baptiste Colbert di Maulévrier, ex ministro delle finanze del Re Sole. La sua terra d'origine era la Vandea, una delle regioni piu conflittuali contro i nobili durante la la Rivoluzione francese, con una lotta spietata che vide molti nobili, tra cui membri della sua famiglia, finire sulla ghigliottina. Juliette e Tancredi si sposarono per amore, una rarità per i nobili del tempo, e si conobbero alla corte di Napoleone Bonaparte dove Juliette era damigella dell'imperatrice, tanto che la famiglia imperiale fu presente al loro matrimonio celebrato il 18 agosto del 1806 nella capitale francese. Tancredi invece era l’ultimo Marchese di Barolo, come Juliette era l'ultima discendete della sua famiglia. Questo spiega perché il patrimonio fu ereditato da una fondazione alla morte di Juliette. Purtroppo Tancredi morì il 4 settembre del 1838 ma Juliette riuscí a creare lo stesso il mito del Barolo.

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Domande frequenti

  • Chi sono stati i protagonisti storici che hanno trasformato il Barolo da vino locale a mito internazionale?
    La trasformazione del Barolo è attribuita principalmente alla coppia formata da Carlo Tancredi Falletti di Barolo e sua moglie Juliette Colbert. Entrambi provenienti da nobili famiglie, si sposarono per amore nel 1806 a Parigi. Juliette, nata dalla famiglia Colbert e discendente diretta, ebbe un ruolo cruciale nell'elevare la reputazione del vino. Grazie alle sue connessioni con la corte dei Savoia e alla sua visione imprenditoriale, promosse il Barolo presso l'aristocrazia europea, trasformandolo da bevanda amabile e locale a vino nobile e strutturato, noto come "il vino dei Re".
  • Quali innovazioni tecniche permisero la nascita del Barolo moderno secco e strutturato?
    Prima delle innovazioni ottocentesche, il Barolo era spesso dolce e leggermente frizzante a causa del blocco della fermentazione causato dal freddo autunnale tipico della maturazione tardiva del Nebbiolo. Le rivoluzioni chiave avvennero grazie alla collaborazione tra la Marchesa Falletti, Cavour e l'enologo francese Louis Oudar. Si introdusse la vinificazione alla francese, inclusa la fermentazione con il metodo Gervais (intorno al 1847) e, soprattutto, la costruzione di cantine sotterranee a microclima controllato. Questi ambienti permettevano una fermentazione completa e stabile, eliminando gli zuccheri residui e creando un vino secco, elegante e adatto all'invecchiamento.
  • Come fu commercializzato il Barolo nella fase iniziale della sua ascesa al successo?
    La promozione del Barolo fu guidata da Juliette Colbert con metodi audaci e spettacolari. Una leggenda storica narra che ella organizzò un imponente carosello di carri, uno per ogni giorno dell'anno, pieni di vino, per diffondere il prodotto. Il momento decisivo avvenne quando presentò il vino a Re Carlo Alberto di Savoia, su esplicita richiesta del monarca rimasto impressionato dalle notizie sul Castello di Barolo. Il Re, entusiasta, acquistò la tenuta di Verduno per produrre autonomamente il vino, legando indissolubilmente il Barolo alla corona sabauda e conferendogli un'aura di esclusività e prestigio immediato presso le altre corti europee.
  • Cosa rappresenta oggi l'eredità dell'Opera Pia Barolo e qual è il legame con la tenuta attuale?
    Alla morte di Juliette Colbert, il patrimonio viticolo e le terre passarono all'Opera Pia Barolo, una fondazione creata dalla marchesa stessa per garantire il futuro delle tenute e sostenere opere sociali. Questa istituzione mantenne la gestione delle vigne fino al 1895, anno in cui fu acquistata da Pietro Abbona. Abbona integrò la struttura nel suo gruppo aziendale, mantenendo vivo il legame storico attraverso l'etichetta "Antichi Poderi dei Marchesi di Barolo". Oggi, l'Opera Pia gestisce ancora circa 110 ettari di vigneto, producendo un milione e mezzo di bottiglie annue, preservando l'eredità qualitativa e storica della famiglia Falletti.
  • Dove si può visitare il luogo simbolo della nascita del mito del Barolo?
    Il cuore pulsante della storia del Barolo è il Castello di Barolo, situato nell'omonimo comune. Oggi la struttura ospita un innovativo Museo del Vino interattivo, che racconta la narrazione storica del vino attraverso un percorso multisensoriale: si possono ascoltare suoni, vedere reperti, ammirare colori e percepire i profumi legati alla tradizione. Il castello è anche sede dell'Enoteca Barolo, punto di riferimento per chi desidera approfondire la cultura enologica della zona. È un luogo fondamentale per comprendere come il contesto ambientale piemontese e l'ingegno umano abbiano creato uno dei vini più prestigiosi al mondo.

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