vigneti

Vino bianco campania

Galluccio

Il Galluccio è una denominazione che sfrutta l'ottimo territorio di un antico vulcano, molto fertile, che regala ottimi sapori e profumi al vino.

di Redazione

23 dicembre 2013

La zona vinicola

La zona vinicola che include la denominazione di origine controllata Galluccio DOC è posta in provincia di Caserta, nell'area che sfrutta i terreni del vulcano oramai spento di Roccamonfina. Il vulcano nella sua passata attività eruttiva ha riversato nei terreni circostanti per molti chilometri, tonnellate di minerali ed elementi ricchissimi e nutritivi per le coltivazioni, che le uve sanno trasformare in polifenoli aromatici deliziosi una volta nel vino. La zona infatti giace su depositi lavici dove i minerali sono estremamente concentrati, in particolare il potassio, fondamentale per la crescita delle piante, e gli elementi che rendono il vino interessante. L'antico vulcano depositò queste tonnellate di colate laviche nella sua attività tra i 630.000 e i 50.000 anni fa. L'origine dell'antico vulcano è nella depressione tettonica del Garigliano, quando la crosta terrestre era di spessore minore rispetto ad oggi e quindi maggiormente perforabile dal magma. Da 50 mila anni il vulcano ha cessato ogni attività eruttiva ma sono comunque continuate le attività sismiche e la zona resta di interesse termo-geologico tanto che sono presenti numerose fonti termali di acque oligominerali. Il suolo è estremamente fertile. Ottimo per l'agricoltura che qui infatti vede la produzione di numerosi prodotti locali rinomati. Il terreno vede anche la presenza di leucite vulcanica che è stata deposta nella zona sud-occidentale, caratterizzata da antichi crateri e da cave a Fontanaradina. Il clima è semicontinentale, dove la presenza dell'Appennino fa sentire la sua influenza con inverni abbastanza rigidi ed estati fresche. Le uve coltivate sono quindi quelle più adatte a climi freschi.

I vitigni bianchi

L'uva principe per la produzione dei bianchi sotto la denominazione del Galluccio è la Falanghina, divenuta negli ultimi decenni una delle uve italiane più importanti. La Falanghina infatti aveva un periodo di forte declino dall'Unità d'Italia in poi, ma un cambio nel sistema di allevamento ha aumentato notevolmente la qualità di quest'uva prima impiegata solo nei tagli e nella produzione dei distillati e dei Vermouth. Il vitigno è tra i più antichi presenti sul territorio italiano, conosciuto già dai Greci al tempo della loro colonizzazione italica del VIII secolo avanti Cristo, da cui proviene il nome originale di Falangos che svela anche il sistema di allevamento primordiale, “legato ai pali”, oggi rivoluzionato per una qualità molto maggiore anche grazie all'abbassamento delle rese. Il Falanghina ha acquistato un'enorme popolarità grazie alla sua ritrovata aromaticità, che regala vini preziosi e di elevata qualità. La gamma olfattiva dei vini prodotti da questo vitigno è complessa e fine, con ottimi profumi fruttati d'esotico e di frutta bianca, ma anche erba tagliata e anice, fiori bianchi e gialli, e la terra vulcanica fornisce anche un ottimo profumo di selce e terra. La struttura al palato è solida, complessa, di corpo ampio e grande aromaticità. I vini del Falanghina hanno ottimi abbinamenti con pesci strutturati e primi complessi e ben saporiti, anche grazie alla bassa acidità.

Il Galluccio DOC bianco

La denominazione di origine controllata Galluccio nasce con il decreto ministeriale del 4 agosto 1997 per autorizzare i vini bianchi, rossi e rosati nei comuni di Conca della Campania, Galluccio, Mignano, Monte Lungo, Rocca d’Evandro, Tora e Piccilli, tutti in provincia di Caserta. La base ampelografica nel disciplinare prevede l'impiego del Falanghina per almeno il 70% dell'assemblaggio, che prevede anche la possibilità di impiegare i vitigni bianchi autorizzati dalla provincia di Caserta, per un massimo del 30%. Il disciplinare prevede rese massime di 12 tonnellate per ettaro, e vengono iscritti all'albo i vigneti a quote non superiore ai 500 metri, naturalmente ben esposti e non ubicati in fondovalle e in terreni umidi. La vinificazione è stata consentita dal Ministero per le Politiche Agricole in tutta la provincia di Caserta per gli stabilimenti che fossero in essere e in produzione già prima del decreto di istituzione della denominazione. Il vino deve garantire un titolo alcolometrico volumico minimo di 10,50% vol. Il Galluccio bianco ha le caratteristiche classiche del Falanghina, con colori paglierino carico e profumi delicati, fruttati e intensi. Ottima struttura al palato, armonica, con abbinamenti complessi.

Le aziende

La Fattoria Prattico vinifica il Galluccio Bianco con il Falanghina in purezza di un bel colore paglierino brillante e ottimi profumi di agrumi e fiori bianchi. La chiusura è alle guerre aromatiche. Ottimo palato, fine e vegetale, perfetto per accompagnare i molluschi. Buon Galluccio Ripa Bianca da Telaro, ancora con il Falanghina in purezza, ancora con colore giallo paglierino. Il naso ha ottimi profumi di nespola, roccia spaccata e albicocca. Ottimo palato con equilibrio sapido e invitante. Bocca calda e morbida, molto elegante. Da provare con gli spaghetti allo scoglio.

Naviga per:

Domande frequenti

  • Qual è il ruolo del vulcano Roccamonfina nelle caratteristiche del vino Galluccio?
    Il vulcano spento di Roccamonfina, attivo tra 630.000 e 50.000 anni fa, ha depositato colate laviche ricche di minerali come il potassio e la leucite sui terreni circostanti. Questa composizione geologica unica conferisce al vino Galluccio profili aromatici distintivi, spesso descritti come note di selce, terra e sapidità. I minerali presenti nel suolo vulcanico favoriscono lo sviluppo di polifenoli e aromi complessi nelle uve, rendendo il vino strutturato e interessante. Inoltre, la fertilità del terreno supporta una viticoltura di alta qualità, mentre la presenza di sorgenti termali testimonia l'interesse termo-geologico ancora attuale della zona.
  • Perché la Falanghina è considerata il vitigno principe del Galluccio DOC?
    La Falanghina è il vitigno dominante nel Galluccio DOC perché costituisce almeno il 70% dell'assemblaggio obbligatorio dal disciplinare. Storica, menzionata già dai Greci nel VIII secolo a.C., questa uva ha subito un recupero qualitativo grazie a nuovi sistemi di allevamento e alla riduzione delle rese. Oggi offre vini aromatici, con note di frutta bianca, agrumi, fiori e spezie, strutturalmente solidi ma con acidità moderata. La sua adattabilità al clima fresco della zona e la capacità di esprimere la mineralezza del suolo vulcanico ne fanno la scelta ideale per produrre bianchi eleganti e versabili in cucina.
  • Come influisce il clima della zona sulla qualità del vino bianco?
    La zona del Galluccio gode di un clima semicontinentale influenzato dall'Appennino, caratterizzato da inverni rigidi ed estati fresche. Queste condizioni climatiche sono ideali per le uve bianche, poiché permettono una maturazione lenta e graduale, preservando l'acidità naturale e gli aromi primari. L'escursione termica favorisce lo sviluppo di composti aromatici complessi e mantiene un buon equilibrio zuccherino-acidico nelle uve. I vigneti, situati a quote inferiori ai 500 metri e ben esposti, sfruttano questi fattori per produrre vini freschi, armonici e dotati di una buona struttura al palato.
  • Con quali piatti si consiglia di abbinare il vino Galluccio bianco?
    Grazie alla sua struttura solida, alla buona aromaticità e alla relativa bassa acidità, il Galluccio bianco si abbina perfettamente a piatti marini strutturati e primi complessi. È ideale con molluschi, crostacei e pesce di scoglio, come suggerito dalle etichette di produttori come Telaro o Prattico. Si accompagna egregiamente anche a pasta allo scoglio o a preparazioni che richiedono sapidità e delicatezza contemporanea. La sua versatilità permette di valorizzare piatti a base di verdure o formaggi freschi, sfruttando le note floreali e fruttate che caratterizzano il profilo olfattivo di questo vino campano.
  • Quali sono i requisiti ampelografici e geografici per ottenere la denominazione Galluccio DOC?
    Per ottenere il riconoscimento Galluccio DOC, i vigneti devono trovarsi nei comuni di Conca della Campania, Galluccio, Mignano, Monte Lungo, Rocca d’Evandro, Tora e Piccilli, in provincia di Caserta. I vitigni devono essere piantati a quote non superiori ai 500 metri, su terreni ben esposti, evitando fondovalle e zone umide. Dal punto di vista ampelografico, il Falanghina deve costituire almeno il 70% dell'assemblaggio, mentre fino al 30% può essere composto da altri vitigni bianchi autorizzati provincialmente. Le rese massime sono limitate a 12 tonnellate per ettaro per garantire concentrazione e qualità.

Potrebbe interessarti anche