Greco

Vitigni bianchi

Greco

Il Greco è tra i vitigni più antichi dell'Italia, introdotto dai coloni della penisola ellenica già dal VII secolo avanti Cristo durante lo sviluppo della Magna Grecia nel Meridione. Oggi si sfrutta nella vinificazione di ottimi vini calabresi e campani, ma anche nel Lazio. Il suo vino più famoso è sicuramente il Greco di Tufo campano, favorito dai suoli vulcanici della regione.

di Redazione

31 agosto 2012

La varietà

Il Greco è un vitigno a bacca bianca antichissimo, la cui introduzione nel sud e centro Italia dovrebbe risalire alla colonizzazione greca del VIII secolo a.C. quando la crisi agricola spinse molti ellenici a trovare nuove terre nella nostra penisola dando vita a quella che sarà poi chiamata la Magna Grecia. Sembra che la prima introduzione di questo vitigno sia avvenuta in Calabria, con lo sbarco dei semi molti dei quali saranno alla base dei vitigni italiani. I Romani furono abilissimi nello sfruttare e nel diffondere le uve greche ormai italianizzate in tutto il Mediterraneo e in tutta l'Europa e poi nel Medioevo la Serenissima Repubblica di Venezia proseguì l'opera. Essi inoltre diffusero il Greco in tutti i porti sotto il loro controllo. Molti vitigni iniziarono un lento adattamento climatico, cambiando anche caratteristiche, tanto che si ritiene che alcuni vitigni come il Garganega, principale varietà del Soave, e il Grechetto, sia direttamente derivante del Greco. Oggi sono presenti due sottovarietà del Greco originale, il Greco Bianco e il Greco di Tufo, protagonisti di eleganti vini bianchi meridionali. Il Greco si presenta con grappoli di dimensioni medio-grandi, alato, con acini di medie dimensioni e buccia spessa, con alte concentrazioni di pruina, giallo dorato, che assume toni ambra se esposta direttamente ai raggi solari. Il grappolo matura dopo la metà di settembre, e generalmente viene appassita con risultati nettamente migliori.

I vini del Greco

Il Greco Bianco è un'importantissima varietà che fornisce ottimi vini in Italia meridionale e centrale. In Calabria è presente in tutti i bianchi secchi, sia in purezza che in assemblaggio, sia in IGT che nelle denominazioni di origine. Fa parte del Cirò Bianco dove viene impiegato con un minimo del 90 per cento, del Greco di Lamezia in assemblaggio al 85 per cento e nel Greco di Bianco, un ottimo e particolare vino dolce, che viene prodotto nell'omonimo comune e nel limitrofo comune di Casignana in provincia di Reggio Calabria. È un vino passito di 17% vol che arriva ad invecchiamenti fino ai 10 anni. In Campania il Greco più usato è il Greco di Tufo, che si è adattato perfettamente sui terreni vulcanici della regione già al tempo dei Romani, con produzioni di altissima qualità. Il Greco di Tufo viene coltivato soprattutto in Irpinia, e prende il nome dal comune di Tufo, con vigneti posizionati a quote comprese tra i 400 e i 700 metri, che sfruttano i terreni freschi delle medie quote. Il vino che se ne ricava è molto aromatico e fruttato, con l'impiego di un minimo del 85 per cento del vitigno, spesso in assemblaggio con il Coda di Volpe, da consumare in età giovanile entro i quattro anni. Altre denominazioni che sfruttano il Greco sono il Sant’Agata dei Goti che prevede almeno il 90 per cento, il Taburno Greco e il Greco di Sannio anche in versione passito e spumantizzato per il Greco di Sannio. Viene coltivato anche a Capri nel Capri Bianco e nel Penisola Sorrentina. Viene coltivato anche in provincia di Viterbo per il Vignanello DOC con gusti secchi, anche spumantizzato. I vini sono dorati, con sfumature ambra e note olfattive particolari con toni fruttati di fichi e mandorle tostate. Per le vinificazioni passite il miele e i fiori d'arancio sia aggiungono ai fichi. Il palato è ricco e denso per queste versioni.

I produttori

In Calabria la Fattoria San Francesco vinifica un ottimo Greco in purezza nel fata Morgana, dorato, pieno di fiori bianchi ed erbe aromatiche. Il palato è fresco e morbido, ideale per il branzino. Sempre dalla stessa azienda abbiamo l'ottimo Brisi, luminoso, con profumi di miele e frutta secca. Bella bocca acida, equilibrata tra acidità e morbidezza. Ideale come vino dolce da meditazione con uno splendido colore topazio. Ottimo nel Cirò Bianco Curiale di Caparra & Siciliani, di un bel paglierino, con belle sfumature salmastre tonificate da una bella mineralità. Bel palato fresco e sapido per i calamari ripieni. In Campania Benito Ferrara vinifica un ottimo Greco di Tufo Vigna Cicogna DOCG in purezza, dorato, di 13,5 per cento, con un bel naso sulfureo, floreale e fruttato. Il palato è ben sapido, morbido, con una lunga persistenza minerale. Ottimo con i moscardini. In IGT viene vinificato in purezza da Fattoria Prattico nel Porto di Mola, paglierino luminoso. All'olfatto esprime profumi di mela renetta, agrumi e fiori gialli. Il palato è elegante, dotato di corpo. Ottimo con la ricciola alla brace. Il Greco di Tufo più conosciuto è forse quello dei Feudi di San Gregorio. Il Cutizzi ha riflessi dorati, pieno di fiori gialli e mineralità. Bella bocca, da accompagnare con gli spaghetti allo scoglio. Altro famosissimo Greco di Tufo è quello di Mastroberardino, il Novaserra dai profumi di frutta bianca ed erbe. Il palato è fresco e alcolico, per il pesce alla griglia. Tra i migliori anche il Sannio Greco Vigna Fontanella di Mustilli, con una gamma olfattiva di frutta bianca matura e ancora erbe aromatiche. Palato morbido, dotato di un corpo da associare al risotto

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra il Greco di Tufo e il Greco Bianco?
    La distinzione principale risiede nell'area geografica di produzione e nelle caratteristiche organolettiche legate al terroir. Il Greco di Tufo è una denominazione specifica campana (IGT/DOCG) prodotta prevalentemente in Irpinia su terreni vulcanici freschi; i vini risultano molto aromatici, fruttati e minerali, ideali per un consumo giovane entro i quattro anni. Il Greco Bianco, invece, è una categoria più ampia che include vitigni coltivati in Calabria, Lazio e altre zone meridionali. In Calabria, ad esempio, il Greco Bianco dà vita a vini secchi nel Cirò o a dolci passiti nel Greco di Bianco, quest'ultimo caratterizzato da alta gradazione e grande capacità di invecchiamento, offrendo profili diversi rispetto alla versione campana.
  • Come si abbinano i vini a base Greco con il cibo?
    I vini Greco offrono una versatilità notevole negli abbinamenti grazie alla loro struttura e acidità. Le versioni secche e giovani, come il Greco di Tufo, si sposano perfettamente con il pesce: sono eccellenti con crostacei come i moscardini, calamari ripieni, branzino o ricciola alla brace, poiché la loro sapidità e mineralità esaltano i sapori marini. Le versioni più corpose o passite, come il Greco di Bianco o i passiti campani, trovano spazio con piatti più strutturati come il risotto o come vini da meditazione. In questi casi, i profili di miele, frutta secca e fiori d'arancio si accordano bene con dessert leggeri o formaggi stagionati, sfruttando la dolcezza residua e la complessità aromatica.
  • Cosa significa che il Greco è un vitigno 'antico' e quali sono le sue origini?
    Il Greco è considerato uno dei vitigni più antichi d'Italia, con origini che risalgono alla colonizzazione greca della Magna Grecia, avvenuta intorno all'VIII-VII secolo a.C. I coloni greci introdussero questa varietà nel Sud Italia, probabilmente atterrando prima in Calabria. I Romani successivamente diffusero il vitigno in tutto il Mediterraneo e l'Europa, mentre nel Medioevo la Repubblica di Venezia ne promosse la diffusione nei suoi porti. Questa lunga storia ha portato a un adattamento climatico che ha dato origine a diverse sottovarietà e vitigni derivati, come il Garganega e il Grechetto, rendendo il Greco un pilastro storico della viticoltura italiana.
  • Quali sono le caratteristiche olfattive e gustative tipiche dei vini Greco?
    I vini ottenuti dal vitigno Greco presentano un profilo sensoriale distintivo, spesso descritto come elegante e complesso. Al naso predominano note floreali (fiori bianchi e gialli), fruttate (mele, agrumi, fichi) e, in alcune aree, minerali dovute ai terreni vulcanici. Nelle versioni passite o invecchiate, emergono sentori di miele, frutta secca tostata e fiori d'arancio. Al palato, i vini secchi sono generalmente freschi, sapidi e dotati di buona struttura, con una persistenza media-lunga. Le versioni dolci o passite offrono un palato ricco, denso e morbido, bilanciato da un'acidità che ne garantisce la longevità, arrivando a invecchiamenti notevoli.
  • Dove si coltiva principalmente il Greco oggi e quali sono le zone più importanti?
    Oggi il Greco è coltivato principalmente nel Sud Italia, con focolai importanti in Campania, Calabria e Lazio. In Campania, la zona più prestigiosa è l'Irpinia, in particolare il comune di Tufo, dove i vigneti si trovano tra i 400 e i 700 metri di quota su suoli vulcanici. Altre zone campane rilevanti includono Sant’Agata dei Goti, Taburno e Sannio. In Calabria, il vitigno è protagonista nel Cirò Bianco e nel Greco di Bianco (Reggio Calabria), oltre che in IGT varie. Nel Lazio, trova impiego nel Vignanello DOC (provincia di Viterbo). Anche a Capri e nella Penisola Sorrentina sono presenti coltivazioni significative, confermando la sua adattabilità alle condizioni mediterranee.

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