Vitigno autoctono piemontese a bacca rossa, coltivato principalmente nelle colline dell’Astigiano. Resiste bene a virosi e peronospora, soffrendo ...
Vitigno rosso piemontese dal nome antico, la Freisa è oggi diffusa ad Alessandria, Asti e Cuneo. Classificata in due sottotipi, mostra grappoli ...
Vitigno piemontese a bacca rossa, spesso confuso con Croatina e Uva Rara. Coltivato in Torinese e Asti, produce vini aromatici usati in taglio.
Vitigno autoctono del Salento, la Malvasia Nera di Lecce produce vini rossi strutturati e sapidi, spesso in assemblaggio col Negramaro, senza ...
Vitigno rosso autoctono del Garda, citato da Virgilio e Plinio, si divide in Groppello Gentile e di Mocasina. Coltivato in Veneto, Lombardia e ...
Vitigno rosso antico di origine probabile francese, l'Avanà è coltivato in Val di Susa dove produce vini fruttati e, a Chiomonte, pregiati ice-wine.
Vitigno rosso diffuso tra Piemonte e Lombardia, noto per l’alta resistenza all’oidio e le bacche bluastre. Produce vini fruttati e strutturati, ...
Vitigno autoctono friulano a bacca rossa dal nome legato alle piccole dimensioni delle uva. Coltivato prevalentemente in Valeriano e Pinzano, produce ...
Vitigno rosso toscano noto per l'intensa pigmentazione, il Colorino offre vini strutturati e profondi. Sebbene scarsa di acidità, la sua gamma ...
Vitigno rosso raro di Foggia, coltivato ad Orsara di Puglia. A maturazione tardiva, resiste bene alle avversità e produce vini strutturati con note ...
Vitigno rosso autoctono friulano, imparentato con il Refosco, il Terrano produce vini dal colore denso e sapori marcati. Coltivato principalmente nel ...
Vitigno toscano a bacca rossa, un tempo più diffuso del Sangiovese, oggi usato per ammorbidire i Chianti e altri vini del centro Italia grazie alla ...
Vitigno autoctono molisano di origine spagnola, il Tintilia è noto per la resistenza al freddo e la scarsa produttività. Riscoperto per la qualità, ...
Vitigno siciliano autoctono dalle origini greche, diffuso sulle pendici dell’Etna. Coltivato tradizionalmente a Mascali, produce uve a maturazione ...
Uno dei vini italiani più conosciuti nel mondo è il Sangiovese: un vino rosso dal sapore unico ed intenso, molto amato e bevuto
Vitigno rosso autoctono toscano, il Ciliegiolo produce grappoli grandi e bacche nere. Coltivato prevalentemente in Maremma, dona ai vini note di ...
Vitigno rosso sardo del Sassarese, il Cagnulari è poco noto e rischia l’estinzione. Riscoperto grazie a Giovanni Cherchi, produce vini pregiati.
Vitigno autoctono ligure legato a Dolceacqua, il Rossese produce vini rossi leggeri e delicati, talvolta invecchiabili, dalle note floreali e ...
Vitigno campano autoctono, noto storicamente come Pede di Palombo, è coltivato prevalentemente ad Avellino e Benevento. Produce vini strutturati e ...
Vitigno calabrse a bacca nera, il Gaglioppo è protagonista del Cirò Rosso DOC. Resiste bene al clima e produce vini rossi rubini e rosati eleganti.
Vitigno siciliano a bacca nera, coltivato tradizionalmente ad alberello. Produce vini rossi leggeri, fruttati e profumati, impiegati anche nello ...
Vitigno a bacca nera noto per la citazione mozartiana, il Marzemino presenta vari sinonimi e origini incerte. Coltivato in Trentino e Veneto, produce ...
Variano per forma, colore e chicchi d'uva, ma anche per caratteristiche organolettiche, grappoli, foglie, periodi e modalità di maturazione. Rappresentano una delle eccellenze della tradizione enologica ed in generale della storia italiana. Già, perché gran parte dei vitigni che crescono entro i confini nazionali affondano le proprie radici nella storia antica. Abbiamo già visto come non tutti i vitigni siano uguali tra di loro, dunque come facciamo a riconoscerli e distinguerli? Possiamo ricorrere all'ampelografia, ovvero alla disciplina che ci consente di realizzare studi approfonditi sulla forma e sulle caratteristiche di un vitigno. Tale scienza vide la luce nel XIII secolo grazie a Pier dei Crescenzi, ma fu perfezionata soltanto nel XIX secolo in seguito agli approfondimenti del Conte Odart.
Attualmente si considera che nel mondo esistano qualcosa come 5000 vitigni differenti: i più famosi sono sono partiti dall'Europa ed arrivati praticamente in tutto il mondo: è il caso del Pinot, del Sauvignon e del Cabernet, ma anche dalla Malvasia e dello Chardonnay. Nel nostro caso, soffermiamoci su quanto di meglio ci offre la terra italiana, patria di vitigni antichissimi, da cui vedono la luce vini eccellenti. Nebbiolo, Montepulciano, Trebbiano, Sangiovese, Primitivo, Falanghina, Verdicchio, Moscato, Malvasia: sono soltanto alcune tra la varietà illustri di cui chi vive nel Belpaese può andare fiero. Il Nebbiolo può essere tranquillamente inserito nel novero dei vitigni a bacca nera più rappresentativi dell'enologia italiana: la denominazione deriva evidentemente da “nebbia”, in quanto il periodo migliore per vendemmiare queste uve è quello delle nebbie autunnali. Si tratta di un vitigno coltivato abbondantemente in Piemonte, in particolare nella zona delle Langhe e di Roero. Cannaiolo, Aglianico, Calabrese, Brachetto, Aleatico, Traminer, Refosco, Marzemino, Negramaro, Greco nero, Croatina, Ottavianello, e chi più ne ha più ne metta: ecco la prova della ricchezza di vitigni rossi che da sempre contraddistingue l'offerta enologica italiana.
Proviamo a dare un ordine preciso al nutrito elenco, esaminando i vitigni per area di origine. Oltre che del Nebbiolo, per esempio, il Piemonte è la terra della Barbera, oggi il vitigno a bacca rossa più diffuso della regione, da cui si produce un vino corposo e ricco di personalità, che nell'immaginario collettivo rappresenta il classico vino rosso da pasto. L'Oltrepò Pavese, in Lombardia, è la patria della Bonarda, un vitigno a bacca nera conosciuto anche come Croatina e coltivato sia nel Pavese che nei territori che circondano Piacenza. Più a sud, in Emilia Romagna, è la patria del Lambrusco, un vitigno da cui si producono due uve simili, che danno alla luce vini rossi frizzanti e particolarmente dolci. Mezzocorona, Mezzolombardo e San Michele all'Adige sono invece i comuni che costituiscono l'area di coltivazione del Teroldego, un vitigno a bacca nera tipico del Trentino Alto Adige ma proveniente, sia per quanto concerne l'origine fisica che la denominazione, dalla regione austriaca del Tirolo.
Ricchissimo è anche l'elenco dei vitigni a bacca nera coltivati nelle regioni del Centro Italia: Umbria, Toscana e Marche su tutte. Cominciamo l'elenco proprio dal Sagrantino, il vitigno più rappresentativo delle terre a sud di Perugia, così chiamato perché, secondo la tradizione, con il vino ricavato dalle sue uve, San Francesco d'Assisi era solito celebrare il rito eucaristico. Da secoli, questo vitigno viene utilizzato per produrre i migliori vini di tutta la regione umbra e cresce soprattutto nella zona che circonda Montefalco, su un territorio di appena 680 ettari. E' DOCG dal 1992. Entra nell'uvaggio di decine di vini differenti e rappresenta il vitigno più utilizzato in Toscana: si tratta del Sangiovese, le cui uve si stagliano senza soluzione di continuità dall'Emilia Romagna alla Campania. Conosciuto a livello nazionale, ma autoctono dell'Abruzzo è invece il Montepulciano, un vitigno a bacca nera che insieme al Sangiovese simboleggia il “top” della produzione vinicola delle regioni centrali.
Dal centro ci spostiamo al Sud, patria di centinaia di vitigni (a bacca nera e bianca) provenienti in gran parte dalla Grecia. E' il caso, ad esempio, dell'Aglianico, coltivato soprattutto in Campania, Basilicata, Puglia e Molise, ma famoso principalmente grazie a due varianti di produzione: l'Aglianico del Vulture e l'Aglianico del Beneventano. In queste due aree geografiche, le uve Aglianico danno veramente il meglio di sé. Diffusissimo in particolare nella provincia di Bari, il Primitivo è un vitigno rosso annoverabile tra i cinque più redditizi ed apprezzati a livello nazionale. La denominazione trae spunto dal fatto che le uve hanno da sempre una maturazione precoce; dà alla luce alcuni tra i migliori vini pugliesi, quali il Primitivo di Manduria, ma anche quelli di Gioia del Colle e di Lizzano. Chiudiamo questa breve rassegna parlando del fiore all'occhiello dell'enologia siciliana: il Nero d'Avola. Da queste uve, coltivate nella zona di Siracusa, si ricava un vino eccezionale ed esportato in tutta Europa fin dal XIX secolo.