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Vino Rosso · Vino rosso piemontese

Dolcetto di Ovada

Aggiornato il 27 settembre 20265 capitoli5 domande frequenti
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Il Dolcetto di Ovada e le sue Zone di Produzione

La zona di produzione delle uve atte alla produzione del vino a denominazione di origine controllata e garantita “Dolcetto di Ovada Superiore” o “Ovada” comprende l’intero territorio dei seguenti comuni: provincia di Alessandria (Comuni di Ovada, Belforte Monferrato, Bosio, Capriata d'Orba, Carpeneto, Casaleggio Boiro, Cassinelle, Castelletto d'Orba, Cremolino, Lerma, Molare, Montaldeo, Montaldo Bormida, Mornese, Morsasco, Parodi Ligure, Prasco, Rocca Grimalda, San Cristoforo, Silvano d'Orba, Tagliolo Monferrato, Trisobbio). Nell'Ovadese la coltivazione della vite ed in particolare del Vitigno Dolcetto è sicuramente secolare. Questo vitigno ha caratterizzato da sempre i vigneti della zona, al punto di essere stato anche definito Uva di Ovada, o, dai naturalisti, Uva Ovadensis. Il nome Dolcetto non deve far pensare ad un vino dolce, deriva infatti dal termine dialettale 'dusset' che significa dosso o collina. Per la sua coltivazione sono richiesti dei terreni argillosi, tufacei, calcarei. Deve essere un territorio esclusivamente collinare, esclusi i terreni di fondovalle, umidi, pianeggianti e non sufficientemente soleggiati. Il Dolcetto di Ovada, vino rosso piemontese, a cui è stato riconosciuto il titolo di D.O.C.G, non prevede alcun periodo di affinamento, ma può essere apprezzato maggiormente entro uno o tre anni dal momento in cui viene prodotto.

Il Dolcetto di Ovada e le sue Caratteristiche Organolettiche

Il Dolcetto di Ovada è un vino che può essere prodotto anche nella tipologia Superiore, che prevede un titolo alcoolometrico minimo di 12,5% e un periodo minimo di affinamento pari a quattordici mesi. Il Dolcetto di Ovada, che rammentiamo non è chiamato così perché dolce, ma perché prodotto sulle colline: il nome deriva infatti da "dusset", ovvero dosso, e annovera tra le sue caratteristiche organolettiche un colore rosso rubino di buona concentrazione. Il suo profumo è intenso e fruttato, con delle sfumature di mandorle, di spezie e di rose dopo l’affinamento. Ha un sapore che può essere classificato come secco ed intenso, con una buona componente tannica, la quale è in equilibrio con la morbidezza. Il Dolcetto di Ovada è il più strutturato e ricco di tannini tra i vini non prodotti nel cuneese. La sua gradazione alcoolica deve essere pari all’11,5% vol e va servito accompagnato da pietanze quali agnolotti, zampetti di maiale alla piemontese e formaggi di media stagionatura. La temperatura a cui va servito è pari a 16-18°C.

La Casanella, la cantina dei colori autunnali

La Cantina La Casanella è proprietaria di vigneti che, grazie alla loro giusta esposizione, tra aprile ed ottobre, dall'alba al tramonto, sono sotto la protezione dei raggi del sole e, grazie alla composizione dei terreni, attribuiscono alle selezioni operate toni, strutture, profumi e sapori contrassegnati da sfumature sensibilmente e variamente accentuate. Il periodo della vendemmia è contrassegnato da una serie di colori autunnali che rende orgogliosi i colori, i quali hanno impiegato tempo e messo in azione la loro passione per raggiungere tali risultati positivi. Molti e importanti investimenti sono stati effettuati per la riuscita di questa cantina e lo scopo finale è stato finalmente raggiunto con vini di grande qualità: Bianco Casanella, Bricco Casanella, Rugiada, Vigno Sella. Il Dolcetto d'Ovada Torre Valle Scura raggiunge il suo affinamento in botti di acciaio inox, dove il vino viene maturato emanando profumi intensi ed esaltando le caratteristiche fruttate dei singoli vitigni.

La Cantina Terra da Vino, il tres d’union tra Moderno e Tradizionale

La cantina Terra da Vino è un filo conduttore tra la modernità e la tradizione: è di una eleganza e di una raffinatezza da non lasciare indifferenti alla sua vista. È qui possibile degustare e conoscere i vini ottimi che vengono prodotti dall'azienda sotto la guida di un esperto. C’è un'ampia gamma di vini in questa cantina: si può passare dalla degustazione dei bianchi di monovitigno Gavi, Arneis, Favorita, Erbaluce a quelli di assemblaggio Sauvignon-Chardonnay; dai rossi giovani come Barbera, Freisa, Dolcetto, Grignolino ai rossi classici affinati in legno come Nebbiolo, Barbera, Barbaresco, Barolo. Non mancano vini da dessert, quali Moscato d'Asti e Moscato Passito, spumanti aromatici dolci, come Asti, Brachetto e Malvasia, o spumanti secchi da uve Chardonnay e Pinot Nero. È inoltre possibile accompagnare la scelta del vino con un prodotto della gastronomia locale, creando un connubio perfetto da lasciare i palati di esperti e non assolutamente deliziati.

La Nuova Abbazia di Vallechiara

L’abbazia di Vallechiara è un’azienda vinicola che si occupa della coltura dei vigneti, facendo in modo di valorizzare le caratteristiche e le differenti sfumature che il territorio ovadese è capace di dare al vitigno Dolcetto. Il metodo di lavoro della cantina non è invasivo e cercando, dunque, di mantenere le caratteristiche originarie dei vitigni. A pro di questo hanno munito l’azienda di attrezzature moderne, cercando comunque di non eccedere nella lavorazione del vino.

L'azienda agricola La Guardia occupa un territorio di circa trenta ettari adibiti a coltivazione dei vigneti. Questa cantina si trova a Morsasco, situato nel cuore del Monferrato. I vigneti si estendono su delle colline sempre soleggiate, che va a favore dei vini qui prodotti, ovvero: Dolcetto, Barbera, Cabernet, Pinot Nero, Sauvignon, Merlot, Albarossa, Cortese e Chardonnay.

Domande frequenti

  • Perché il Dolcetto di Ovada si chiama "dolce" se è un vino secco?
    Il nome è fonte di frequente confusione, ma non ha alcuna attinenza con il gusto dello vino. Deriva dal termine dialettale piemontese 'dusset', che significa 'dosso' o 'collina'. Questo nome storico testimonia l'antica vocazione vitivinicola della zona, dove il vitigno veniva coltivato prevalentemente sui pendii. Nonostante l'appellativo, il Dolcetto di Ovada è un vino dal profilo organolettico secco, intenso e strutturato, caratterizzato da una buona componente tannica bilanciata dalla morbidezza.
  • Qual è la differenza tra il normale Dolcetto di Ovada e la versione Superiore?
    La distinzione principale risiede nei requisiti produttivi e nell'invecchiamento. La versione base ha una gradazione alcolica minima dell'11,5% e non richiede periodi di affinamento obbligatori, potendo essere bevuta giovane. La versione Superiore, invece, impone un titolo alcolometrico volumico totale minimo più elevato, pari al 12,5%, e un periodo di invecchiamento obbligatorio di almeno quattordici mesi. Quest'ultimo sviluppo conferisce al vino maggiore complessità aromatica, con note di spezie e mandorle che si aggiungono al frutto.
  • In quali zone geografiche specifiche si produce il Dolcetto di Ovada DOCG?
    La Denominazione di Origine Controllata e Garantita interessa l'intero territorio provinciale di Alessandria, concentrato specificamente nell'Ovadese. I comuni produttori includono Ovada, Belforte Monferrato, Bosio, Capriata d'Orba, Carpeneto, Casaleggio Boiro, Cassinelle, Castelletto d'Orba, Cremolino, Lerma, Molare, Montaldeo, Montaldo Bormida, Mornese, Morsasco, Parodi Ligure, Prasco, Rocca Grimalda, San Cristoforo, Silvano d'Orba, Tagliolo Monferrato e Trisobbio. Solo le uve provenienti da queste aree possono fregiarsi del marchio DOCG.
  • Che abbinamenti culinari sono consigliati per il Dolcetto di Ovada?
    Essendo un vino rosso strutturato, ricco di tannini e con un corpo importante, si abbina perfettamente alla cucina piemontese ricca e saporita. Le suggestioni principali includono primi piatti tipici come gli agnolotti, spesso ripieni di carne o brasato. Si sposa egregiamente anche con secondi piatti robusti come gli zampetti di maiale alla piemontese, preparazioni a base di selvaggina o carni rosse cotte lentamente. Infine, è eccellente con formaggi di media stagionatura che non siano troppo piccanti, per non coprire le sfumature floreali e fruttate del vino.
  • A quale temperatura va servito il Dolcetto di Ovada per apprezzarne al meglio le caratteristiche?
    Per esaltare l'equilibrio tra la struttura tannica e la morbidezza del vino, è fondamentale servirlo alla corretta temperatura. La fascia ideale si colloca tra i 16 e i 18 gradi Celsius. Servirlo troppo freddo limiterebbe lo sviluppo degli aromi fruttati e floreali, mentre una temperatura eccessivamente alta enfatizzerebbe l'alcol e amarezza dei tannini. Rispettare questa range termico permette di gustare appieno le note di rosa, spezie e frutta matura tipiche di questa denominazione.

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