Pignoletto

Vitigni bianchi

Pignoletto

Il Pignoletto è un autoctono emiliano che vinifica buoni prodotti, dai gusti esotici e dotato di un'alcolicità superiore alla media. Coltivato quasi esclusivamente nella provincia di Bologna, è un vitigno molto antico, presente probabilmente già al tempo dei Romani.

di Redazione

25 agosto 2012

La varietà

Il Pignoletto è un vitigno autoctono a bacca bianca dell'Emilia, in particolare della zona dei Colli Bolognesi. Recenti analisi del DNA hanno stabilito che il Pignoletto ha caratteristiche uguali al Grechetto di Todi, quando invece lo si riteneva stretto parente del Pinot Bianco o del Riesling Italico. Per quel che riguarda la sua storia le testimonianze non riescono a fornire certezze assolute ma sarebbe stato descritto da Plinio il Vecchio nel suo volume Naturalis Historia, del I secolo d.C., con il nome di Pino Lieto. Il vino veniva descritto come poco dolce e poco apprezzato, in quanto all'epoca la tendenza dei consumatori era verso i vini dolci. Si ritiene con molta probabilità che questo vino descritto dal grande scienziato romano fosse proprio il Pignoletto. La descrizione successiva è del 1654 ad opera del Tanara che fa riferimento nel suo trattato Economia del Cittadino in Villa alle Uve Pignole coltivate sempre nell'attuale zona dei Colli Bolognesi. Si presenta con grappoli di media grandezza, cilindrico e compatto con parte superiore alata. I chicchi sono medio-grandi, con buccia spessa e molto pruinosa con colori giallo-verdolini. Presenta tronchi lunghi, con ramificazione rada. Preferisce le colline calcaree e argillose dove riesce a fornire i risultati migliori. Fornisce rese medio basse ma con grande costanza, con maturazione a cavallo tra i mesi di settembre e ottobre, mentre germoglia precocemente verso la terza settimana di aprile. I sistemi di allevamento utilizzato sono il cordone speronato e il Guyot.

I vini del Pignoletto

Il Pignoletto è un'uva dalle caratteristiche peculiari che riesce a fornire ottimi vini a tutto pasto, particolarmente adatto con gli antipasti, i formaggi freschi e le carni bianche non elaborate. Ha la sua propria denominazione di origine Colli Bolognesi DOC dal 1985 che prevede l'impiego del vitigno per almeno l'85 per cento. Fa parte anche del Colli di Imola DOC e del Bianco IGT regionale. Ma sono sicuramente i Colli Bolognesi a sfruttare principalmente questo vitigno, protagonista della denominazione insieme ai grandi nobili bianchi. I vini del Pignoletto sono di colore giallo paglierino scarico con sfumature dorate e a volte verdognole. L'impianto olfattivo è delicato con aperture fruttate che poi sfumano sul floreale esprimendo in particolare profumi di fiori di biancospino. I prodotti migliori finiscono con toni minerali e vanigliati, a volte con tostature. Il palato risulta secco, asciutto con una buona persistenza e una fresca acidità, ma soprattutto una buona alcolicità. Viene vinificato sia fermo che frizzante utilizzando il Metodo Classico della fermentazione naturale o lo Charmat. Nella tipologia fermo viene prodotto anche con la menzione Superiore quando la gradazione alcolica supera il 12% vol. Viene imbottigliato nella bordolese a spalla alta nella versione fermo e nella champagnotta in quella spumantizzata.

I produttori

Tra i migliori Pignoletto in purezza troviamo il Colli Bolognesi Pignoletto Classico Vigna Antica di Tenuta Bonzara, un ottimo vino da 13,5% vol con un bel vestito dorato, con profumi di albicocche e mele mature. Fresco ma alcolico presenta un finale ben minerale. Viene affinato in barrique per trovare associazioni in tavola con il coniglio alle olive. Un altro ottimo Pignoletto, tagliato con il 15 per cento di Riesling Italico, è quello delle Fattorie Vallona, il Permartina Vendemmia Tardiva IGT da ben 14,5% vol, anch'esso di un bel dorato pieno. Ottimi profumi di frutta bianca matura e agrumi canditi sono seguiti dal miele di zagara e da toni spiccatamente minerali. Bel palato morbido, dal lungo finale. Ottimo con gli agnolotti al sugo di lepre. Sempre dalle Fattorie Vallona il Pignoletto viene assemblato al 50 per cento con altre uve bianche per il Premeditazione S.A. IGT, ancora dorato, sempre con frutta bianca matura e albicocche secche seguite dalle spezie dolci e da note tostate. Bella bocca potente e strutturata con equilibrio, calda con un retrogusto vanigliato. Da provare con le crespelle alla cernia e ricotta. Nel Colli di Imola un discreto Pignoletto viene prodotto dalla fattoria Monticino Rosso, paglierino dai bei riflessi dorati con tenui ed eleganti profumi di mela e vaniglia. Palato caldo con retrogusto ammandorlato, si associa bene con gli sformati di verdure e ricotta. Uno specialista del Pignoletto, anche se con risultati inferiori, è Floriano Cinti, con una buona versione Classico dei Colli Bolognesi dove ben si esprimono profumi di frutti esotici, litchi e banane. Ben fresco e semplici al palato, è un ottimo compagno dei formaggi freschi. Cinti produce anche la versione frizzante, sempre nella DOC dei Colli Bolognesi, leggero e agile con sentori leggeri di frutta bianca sfumati dalle rose. Da provare con antipastini di pesce come le tartine. Anche Isola produce il Colli Bolognesi Pignoletto Frizzante sempre con aromi di frutta bianca e fiori, ma con un palato fruttato dotato di una buona sapidità. Da provare con gli gnocchi alla parmigiana. Isola vinifica anche la versione Superiore fermo che esprime anch'esso note esotiche di mango e ananas, con palato fresco e morbido per la trota in gelatina.

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Domande frequenti

  • Qual è la vera identità genetica del Pignoletto?
    Recenti analisi del DNA hanno chiarito un antico mistero botanico: il Pignoletto non è strettamente imparentato con il Pinot Bianco o il Riesling Italico, come si credeva in passato. In realtà, il suo profilo genetico è identico a quello del Grechetto di Todi, un vitigno tipico dell’Umbria. Questa scoperta scientifica ha permesso di ricollocare correttamente la varietà all'interno della famiglia delle viti, confermando la sua natura unica nonostante la diffusione geografica diversa. Comprendere questa relazione aiuta gli appassionati a riconoscere le caratteristiche strutturali condivise tra i due vitigni, pur nelle differenze climatiche e territoriali.
  • Come si presentano le uve di Pignoletto e quali terreni preferisce?
    Il Pignoletto produce grappoli di media grandezza, di forma cilindrica e compatta, con una parte superiore alata. I chicchi sono medio-grandi, dotati di una buccia spessa, molto pruinosa e dal colore giallo-verdolino. Questa varietà vegeta meglio in ambienti collinari caratterizzati da terreni calcarei e argillosi, che ne favoriscono la qualità. Pur avendo una crescita precoce in primavera (fine aprile), richiede pazienza fino alla maturazione, che avviene tra settembre e ottobre. Nonostante le rese siano medio-basse, la pianta garantisce una costanza produttiva elevata, adattandosi bene ai sistemi di allevamento come il cordone speronato e il Guyot.
  • Quali sono le caratteristiche organolettiche principali del vino Pignoletto?
    Il vino Pignoletto si distingue per un colore giallo paglierino chiaro, talvolta con sfumature dorate o verdognole. Al naso offre un profumo delicato, inizialmente fruttato che evolve verso note floreali, in particolare fiori di biancaspino. Le versioni più pregiate sviluppano toni minerali, vanigliati e talvolta tostati. Al palato è secco, asciutto e persistente, con una fresca acidità che bilancia una alcolicità superiore alla media. Può essere vinificato sia fermo, talvolta con menzione 'Superiore' se supera il 12% vol, sia frizzante o spumante tramite metodo Charmat o Classico, offrendo versatilità gastronomica notevole.
  • Con quali piatti si abbina meglio il Pignoletto?
    Grazie alla sua acidità fresca e alla struttura alcolica, il Pignoletto è un vino versatile da tutto pasto. Si sposa eccellentemente con antipasti leggeri, formaggi freschi e carni bianche non elaborate. Specifiche etichette suggeriscono abbinamenti mirati: il Pignoletto Classico affinato in barrique accompagna perfettamente il coniglio alle olive, mentre le versioni più morbide e minerali si legano agli agnolotti al sugo di lepre. Inoltre, le versioni frizzanti leggere sono ideali con antipasti di pesce come le tartine, mentre quelle più strutturate e sapide accompagnano discretamente primi piatti come gli gnocchi alla parmigiana o sformati di verdure e ricotta.
  • Quali sono le Denominazioni di Origine principali per il Pignoletto?
    La denominazione più importante e rappresentativa è i Colli Bolognesi DOC, istituita nel 1985, che richiede un impiego del vitigno Pignoletto pari ad almeno l'85%. Questa zona, situata quasi esclusivamente nella provincia di Bologna, è il cuore storico della produzione. Il vitigno figura inoltre nel Colli di Imola DOC e può essere impiegato nelle indicazioni geografiche tipiche regionali come il Bianco IGT. Sebbene esistano altre produzioni minori, i Colli Bolognesi rimangono il territorio di elezione dove il Pignoletto esprime al massimo il suo potenziale, spesso affiancato da altri nobili vitigni bianchi locali per creare blend complessi.

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