Impigno

Vitigni bianchi

Impigno

L'Impigno è un vitigno semisconosciuto, introdotto in Puglia solo all'inizio del novecento anche se si sospetta comunque un'origine nella stessa regione. Viene utilizzato quasi esclusivamente per i tagli dei vini giovani e per il consumo quotidiano nel Brindisino.

di Redazione

25 settembre 2012

La varietà

L'Impigno è un vitigno a bacca bianca molto antico, localizzato in Puglia, da dove presumibilmente dovrebbe avere origine, forse proveniente dal comune di Martina Franca in provincia di Taranto, anche se oggi è coltivato soprattutto nel Brindisino. L'origine comunque non è stata stabilita e si ritiene che il suo nome sia dovuto al viticoltore che lo introdusse per primo in Puglia, nella zona di Ostuni, agli inizi del novecento. Il vitigno si presenta con dei grappoli di medie dimensioni, alati, mediamente compatti con bacche di medie dimensioni, ovali, con pochissima concentrazione di pruina sulle sottili bucce verdi sfumate ambra. Il vitigno è vigoroso, matura alla metà di settembre con rese molto alte. È un vitigno resistente a malattie e avversità, e non ha problemi di adattamento ai vari terreni, purché lavorati in profondità. La sua zona di coltivazione per eccellenza è la Valle d'Itria, per lo più nella provincia di Brindisi, su colline di natura carsica. È conosciuto anche con i sinonimi di Uarnaccia e Cannamelu.

I vini dell'Impigno

L'Impigno fornisce vini paglierini abbastanza fruttati, quasi mai in purezza, in quanto risultano troppo leggeri anche se delicati. Il palato resta sempre ben asciutto, morbido e con un buon equilibrio. Il vitigno serve più che altro negli assemblaggi con la Verdeca, il Francavilla o il Bianco di Alessano. Fa parte anche dell'Ostuni DOC e degli IGT Salento, Valle d'Itria e Tarantino. Nell'Ostuni il suo disciplinare prevede un impiego fino al 85 per cento dell'assemblaggio. I vini con forte presenza di Impigno risultano profumati di toni di pesca e agrumi, con sfumature alle erbe e ai fiori d'acacia. È un ottimo aperitivo quando servito molto freddo, o può accompagnare il pesce anche saporito senza grandi problemi, grazie ad una discreta vena acida e sapida che si equilibrano. La sua produzione è pero ancora limitata al consumo locale e non riesce ad affacciarsi sul panorama nazionale anche in quanto offuscato da altre grandi uve come lo Chardonnay o il Sauvignon, o dal locale Bombino Bianco.

I produttori

Tra i pochi produttori a dare molto credito all'Impigno c'e Greco con il suo Bianco di Ostuni Signora Ninna dove il vitigno rappresenta il 75 per cento dell'assemblaggio completato dal Francavilla. Solo qualche migliaio di bottiglie l’anno per un vino che si presenta con una bella veste colorata, sfumata dal verde e un naso molto pulito, con bei toni floreali di acacia e poi frutti bianchi delicati e dolciastri, rinfrescati da scorzetta di arancia e tocchi erbacei. Il palato è altrettanto semplice ma efficacie, morbido e dotato di un equilibrio pulito tra sapidità e acidità. Ottimo con le verdure o il pesce alle patate.

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Domande frequenti

  • Cos'è l'Impigno e qual è la sua origine geografica?
    L'Impigno è un vitigno a bacca bianca molto antico, originario della Puglia, probabilmente dalla zona di Martina Franca in provincia di Taranto. Sebbene l'origine esatta non sia certa, si ritiene che il nome derivi dal viticoltore che lo introdusse per primo nella zona di Ostuni all'inizio del Novecento. Oggi è coltivato prevalentemente nel Brindisino, specialmente nella Valle d'Itria su terreni carsici. È noto anche con i sinonimi Uarnaccia e Cannamelu. Si tratta di una varietà vigorosa, resistente alle malattie e adattabile a diversi tipi di suolo, purché lavorati in profondità.
  • Quali sono le caratteristiche organolettiche dei vini prodotti con l'uva Impigno?
    I vini ottenuti dall'Impigno si presentano con un colore paglierino e un profilo aromatico dominato da note di pesca, agrumi, erbe e fiori d'acacia. Al palato sono generalmente secchi, morbidi e dotati di un buon equilibrio tra sapidità e acidità. Tuttavia, essendo vini spesso troppo leggeri se prodotti in purezza, vengono raramente commercializzati così. Vengono invece utilizzati quasi esclusivamente nei tagli, conferendo ai blend delicatezza fruttata e una struttura asciutta che li rende ideali come aperitivi serviti molto freddi.
  • Con quali altri vitigni viene abbinato l'Impigno nelle miscele?
    L'Impigno trova il suo impiego principale negli assemblaggi, poiché da solo risulta spesso insufficiente in termini di corpo. Viene comunemente unito alla Verdeca, al Francavilla o al Bianco di Alessano. Un esempio celebre è il Bianco di Ostuni 'Signora Ninna' di Greco, dove l'Impigno costituisce il 75% del vino, completato dal Francavilla. Inoltre, l'Impigno è ammesso fino all'85% nell'Ostuni DOC e figura negli IGT Salento, Valle d'Itria e Tarantino, contribuendo a dare freschezza e note floreali ai vini pugliesi.
  • Come si abbina il vino Impigno a tavola?
    Grazie alla sua discreta vena acida e sapida, l'Impigno è un vino estremamente versatile in cucina. Si consiglia di servirlo molto freddo come aperitivo rinfrescante. In abbinamento alimentare, si sposa perfettamente con piatti di pesce, anche quelli dal sapore deciso, grazie al suo equilibrio strutturale. È inoltre eccellente accompagnato da verdure cotte o crude, nonché da preparazioni ittiche con patate. La sua leggerezza e le note agrumate lo rendono ideale per non coprire i sapori delicati dei piatti estivi mediterranei.
  • Perché l'Impigno non è molto diffuso a livello nazionale rispetto ad altri vitigni?
    La scarsa diffusione nazionale dell'Impigno dipende principalmente dalla sua natura leggera e dal fatto che raramente viene vinificato in purezza, risultando spesso troppo delicato da solo. Inoltre, la sua produzione è ancora limitata al consumo locale pugliese. Il mercato nazionale preferisce vitigni più noti e strutturati come il Chardonnay, il Sauvignon Blanc o il locale Bombino Bianco, che offrono profili aromatici più intensi e riconosciuti dai consumatori esterni. Questo ha ostacolato l'affermazione dell'Impigno oltre i confini regionali.

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