Uva sangiovese

Uva

Uva sangiovese

Il grande Sangiovese non ha bisogno di presentazioni. È l'uva dei grandi supertuscans, un vanto italiano nel mondo intero.

di Redazione

25 gennaio 2013

Il Sangiovese

Il Sangiovese è con il Nebbiolo, l'uva rossa italiana per eccellenza, quella che regala con il suo compagno piemontese, i migliori vini di casa nostra. Oggi i due sono insidiati dalle nuove vinificazioni dei Primitivo, degli Aglianico e molti altri vitigni del risvegliato Sud, ma scalzare dal trono questi due giganti non sarà facile. In particolare il Sangiovese vanta la più grande superficie coltivata in rosso d'Italia, molto concentrata al centro, nel trilatero Toscana-Emilia-Romagna-Umbria, con oltre 120 mila ettari, che rappresentano quasi il 15% del totale vitato in rosso. Il Sangiovese vanta origini antichissime, direttamente dal “Sangue di Giove”, dio degli dei, ma probabilmente già in epoca etrusca, cioè dal 1000 a.C. veniva vinificato nel nettare di Bacco. Da allora la Toscana e tutto il centro Italia hanno sempre amato questo vino, e con la caduta delle varietà meridionali seguita all'Unità d'Italia e la fama delle colline toscane ha avuto fino agli anni 90 del novecento, solo il Nebbiolo come rivale. Coltivato anche in Emilia-Romagna, non riesce a fornire quella qualità che lo contraddistingue in Toscana, segnalandosi comunque per un'abbondante produzione di vini freschi e leggeri, più adatti al consumo quotidiano.

Le varietà di Sangiovese

Il sangiovese si distingue in due principali varietà su cui però non vi è uniformità di vedute da parte degli esperti ampelografi, anche se molti viticoltori amano questa distinzione tra Sangiovese Grosso, ritenuto da questi ultimi migliore, e Sangiovese Piccolo. Nel primo rientrano le varietà che danno luogo alle vinificazioni dei grandi supertuscans, Brunollo in primis, ma anche Prugnolo, Morellino, Vino Nobile e Chianti Classico. E proprio dal Chianti che nasce la leggenda del Sangiovese, quando i turisti stranieri si riversavano già nell'Ottocento sulle verdi colline attorno a Firenze e gustavano il vino conservato nel classico fiasco rivestito di paglia. Un simbolo identitario di questo vino, che ha fatto del fiasco la sua immagine quasi intramontabile, tanto che oggi alcuni produttori amano utilizzarlo in qualche produzione limitata al solo scopo estetico.

Le caratteristiche

Il Sangiovese è un vitigno molto amato dai viticoltori anche per la sua buona vigoria e la sua adattabilità a qualsiasi tipo di terreno, anche se i più fortunati che hanno a disposizione una composizione calcarea, riescono ad ottenere sicuramente risultati di qualità superiore rispetto agli altri terreni. La sua maturazione tardiva contribuisce a fornire vini molto ricchi in polifenoli, ma nelle stagioni particolarmente fredde il vitigno conferisce una acidità troppo dura al vino, che va ammorbidita. Nelle zone particolarmente piovose il vitigno soffre a causa delle bucce sottili.

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Domande frequenti

  • Quali sono le differenze principali tra Sangiovese Grosso e Sangiovese Piccolo?
    La distinzione tra Sangiovese Grosso e Piccolo è dibattuta tra gli ampelografi, ma i viticoltori la usano spesso per classificare la qualità e l'uso finale. Il Sangiovese Grosso comprende cloni come Brunello, Prugnolo Gentile, Morellino e quelli del Chianti Classico; produce vini strutturati, complessi e adatti all'invecchiamento, tipici dei grandi supertuscans. Al contrario, il Sangiovese Piccolo, molto diffuso in Emilia-Romagna, genera vini più leggeri, freschi e adatti al consumo immediato e quotidiano. Sebbene la classificazione non sia universalmente accettata scientificamente, rimane un riferimento pratico per capire lo stile del vino in base alla zona di coltivazione.
  • Perché il Sangiovese richiede terreni calcarei per esprimere il massimo potenziale?
    Il Sangiovese è un vitigno adattabile, ma mostra la sua vera identità qualitativa soprattutto in terreni calcarei, tipici della Toscana centrale. Queste composizioni pedologiche favoriscono una maturazione equilibrata, consentendo allo stesso tempo di sviluppare una struttura tannica elegante e una buona acidità senza eccessi. Nei terreni meno favorevoli o troppo fertili, il vigneto può produrre rese elevate diluendo il sapore, mentre nei suoli poveri e calcarei la pianta stressa moderatamente la vite, concentrando aromi e polifenoli nelle bacche. Questa specificità territoriale è fondamentale per distinguere i grandi vini toscani da produzioni più generiche.
  • Come influisce il clima sulla qualità del vino prodotto con Sangiovese?
    Il Sangiovese ha una maturazione tardiva, il che lo rende sensibile alle condizioni climatiche autunnali. In annate calde e secche, il vitigno raggiunge piena maturazione fenolica, producendo vini ricchi di polifenoli, colore intenso e alcolicità controllata. Tuttavia, negli anni freddi o piovosi, la maturazione può essere incompleta: le bucce sottili del grappolo soffrono l'umidità (rischio muffe) e il vino risultante presenta un'acidità troppo aggressiva e tannini verdi. Per ammorbidire queste asprezze in annate difficili, i produttori devono intervenire con tecniche di selezione accurata delle uve o affinamenti specifici in legno.
  • Dove viene coltivato principalmente il Sangiovese e qual è la sua importanza numerica?
    Il Sangiovese detiene il record di superficie coltivata a vitigni rossi in Italia, con oltre 120.000 ettari, rappresentando circa il 15% del totale vitato rosso nazionale. La sua coltivazione è fortemente concentrata nel Centro Italia, in un trilatero che include Toscana, Emilia-Romagna e Umbria. Mentre in Toscana è associato ai vini più prestigiosi e costosi, in Emilia-Romagna domina la produzione di vini rossi freschi e leggeri, ideali per l'abbinamento quotidiano. Nonostante la concorrenza crescente di vitigni del Sud come Primitivo e Aglianico, il Sangiovese mantiene una posizione dominante grazie alla sua versatilità e al forte legame identitario con il territorio.
  • Qual è l'origine del nome Sangiovese e quali leggende lo accompagnano?
    L'etimologia più diffusa collega il nome 'Sangiovese' al latino 'Sanguis Jovis', ovvero 'Sangue di Giove', suggerendo un'origine antica legata al culto degli dei. Tuttavia, studi storici indicano che la vinificazione di questo vitigno fosse già praticata dagli Etruschi intorno al 1000 a.C., rendendolo uno dei più antichi d'Italia. Una leggenda famosa narra che il nome derivi dall'usanza di versare sangue di gallo sulle viti durante i riti primaverili per propiziare il raccolto, anche se questa teoria è considerata meno probabile dagli studiosi moderni. Indipendentemente dall'origine etimologica, il Sangiovese è indissolubilmente legato alla storia e alla cultura enologica italiana.

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