Cos'è un disciplinare

La storia

La legislazione a difesa dei prodotti tipici così come la conosciamo oggi nella concezione moderna, nasce nella Francia di fine ottocento, inizi novecento, che aveva nella produzione dei vini uno dei suoi cardini commerciali già da molto tempo.

Prima della cruciale data del 1855, quando Napoleone III emanò il primo decreto a protezione dei vini del Bordeaux, erano stati molti i comuni o i signori che cercarono di dare il loro contributo alla protezione dei vini, ma si trattava più che altro di tentativi estemporanei che non si basavano su una legislazione completa come quella moderna.

Addirittura il primo atto a difesa di vini locali fu in realtà un atto di proibizione verso gli “altri vini”, e comunque sia molto generalizzato, visto che si vietava ad una singola regione dell'Impero Romano, l'odierna Champagne, la coltivazione delle uve. Anche i vini che si intendevano proteggere a questo punto erano non molto identificati, visto che l'atto riguardava un divieto a un piccolo gruppo di coltivatore in confronto ad un impero di estensioni vastissime. Si tratta dell'Editto dell'imperatore Domiziano, presumibilmente degli anni a cavallo tra il 70 e l'80 dopo Cristo, che ordinava lo sradicamento di tutte le viti della regione nell'allora Gallia Romana. Successivamente nel medioevo, con l'aumentare dell'importanza del commercio del vino, ci furono vari tentativi di legiferare in protezione dei prodotti locali.

Ma per avere una legislazione precisa e dettagliata bisogna arrivare alla Francia della metà dell'ottocento per un primo decreto relativo ad un unico vino, e poi successivamente gli inizi del novecento con la prima legge strutturale darà vita a tutta una serie di normative che tuttora sono in continua evoluzione come nel resto dei paesi che hanno abbracciato questa idea.

A partire dal 1906, quando fu emanato il primo disciplinare moderno a difesa della produzione del cognac, iniziarono ad essere approvati una serie di disciplinari, di cui nel 1907 il secondo riguardava appunto lo champagne, che portarono la Francia a dei livelli qualitativi da primato mondiale. La legge nazionale francese che istituiva ufficialmente le denominazioni di origine è del 1937. Così finalmente, dopo più di 50 anni dal primo disciplinare francese, anche l'Italia si dotò di una legislazione nazionale, da cui poi nasceranno tutti i disciplinari locali, a protezione dei suoi vini.

la classificazione dei vari disciplinari

Australian misto rosso vino da tavola

Prezzo: in offerta su Amazon a: 48,8€


La legge nazionale italiana

le etichette Il 12 luglio 1963 fu una data storica per tutti i viticoltori e produttori italiani. In quel giorno finalmente fu emanato il D.P.R. Numero 930, denominato Norme per la tutela delle denominazioni di origine dei mosti e dei vini, firmato dal Presidente della Repubblica. Da questo decreto nascono le norme generali a cui poi le regioni faranno riferimento per l'emanazione dei singoli disciplinari. Da quel giorno in poi i vini italiani ebbero la protezione dello stato, e i nomi più prestigiosi, tra i primi il Chianti, poterono proteggere il loro prodotto e il loro nome stesso dalla falsificazione dei produttori disonesti.

La legge è stata poi riformata negli anni per adeguarla alle nuove esigenze commerciali, con un'ultima modifica nel 2010, ma mantiene i principi generali che la ispirarono negli anni sessanta.

La legge prevede anche l'istituzione di un comitato nazionale per la tutela delle denominazioni di origine che indichi le linee guida e controlli i vari disciplinari approvati dalle regione.

Inoltre fissa le norme generali per la violazione delle norme, contro le frodi e la concorrenza sleale.

Come tutte le leggi nazionali poi, anche questa legge ha infatti bisogno poi di tutta una normativa applicativa e di una che preveda le sanzioni per le trasgressioni. Le sanzioni furono già stabilite nella legge nazionale, ma chiaramente hanno avuto bisogno di aggiornamenti continui, soprattutto al livello pecuniario vista la normale differenza tra il costo della vita di allora e quelli di oggi. Basta considerare che la sanzione massima all'epoca era prevista in 600 mila lire, cifra ridicola oggi per un'azienda che vorrebbe truffare i consumatori.

Il prossimo anno questa legge compirà 50 anni, e sicuramente le aziende festeggeranno questo importante decreto che ha permesso all'Italia di raggiungere i livelli qualitativi francesi, con edizioni speciali ed eventi. Tenetevi quindi pronti.


  • enologo L’enologia può essere definita una vera e propria scienza, quella del vino, e si occupa di tantissimi aspetti. Uno di questi è forse quello più conosciuto, ovvero lo studio delle caratteristiche del v...
  • Un vigneto I vini hanno prezzi molto differenti, e spesso al di là della notorietà o meno del vino, il consumatore “normale” non sa da cosa dipenda questo costo che paga in enoteca. Anche se alcuni vini sono sop...
  • scaffali Una volta vinificato il vino, uno degli aspetti di massima importanza è la sua conservazione. Il vino è infatti materia vivente per dirla alla francese, o se preferita, sempre riferito alla grande tra...
  • Il mosto in fermentazione La fermentazione come processo naturale è conosciuta da millenni dall'umanità, ma non si può stabilire chi e come l'abbia praticata per primo, sarebbe come stabilire chi è stato il primo uomo a “scopr...

Borgo S.M.Vino Greco Di Tufo Docg Ml.750

Prezzo: in offerta su Amazon a: 5,64€


Cos'è un disciplinare: Le linee guida di un disciplinare

Un disciplinare nello specifico deve indicare quali sono le linee guida a cui si devono attenere i produttori di una determinata zona delimitata, regionale o molto più spesso locale, per godere dei privilegi in etichetta di menzione della denominazione di origine controllata DOC, a cui si sono aggiunti nel tempo anche i DOCG, IGT e VQPRD.

In generale il disciplinare regola per i produttori le caratteristiche topografiche e di produzione di un determinato vino.

Queste sono:

1) La zone specifica geografica di produzione, con l'indicazione esatta di quali sono i limiti della zona, includendo qualsiasi riferimento topografico utile a non cadere in fraintendimento.

2) I vitigni autorizzati alla produzione del vino protetto dal disciplinare, con riferimento all'iscrizione agli appositi albi.

3) La natura e tipologia del terreno su cui si coltivano i vigneti autorizzati, ivi incluse le altitudini in molti casi.

4) Le rese delle uve per ettaro e delle uve in vino per proteggere la denominazione da un eccessivo sfruttamento e quindi decadimento qualitativo.

5) Le tecniche di vinificazione e di invecchiamento.

6) Tutte le caratteristiche del vino finito, includendo il grado alcolico minimo, quello zuccherino altrimenti detto estratto secco, l'acidità e le proprietà organolettiche.

7) Eventuali indicazioni aggiuntive di specificità come vigna, riserva, classico, vendemmia tardiva, ed altri che possono indicare la tipologia del vino.

8) Tutte le menzioni da indicare in etichetta.

I disciplinari spesso indicano anche le possibili autorizzazioni in caso di anomalie ambientali e climatiche, per proteggere anche i produttori da eventuali annate difficili. Queste sono comunque controllate e regolamentate.



COMMENTI SULL' ARTICOLO