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Denominazioni vino

Vini DOCG

Il DOCG è l'acronimo di Denominazione di Origine Controllata e Garantita e si distingue dalla normale DOC per la particolare qualità dei suoi vini, ritenuti superiori ai loro omonimi e non nella seconda denominazione. Quasi tutti i grandi e storici vini italiani sono ormai sotto la protezione DOCG, con un occhio alla nuova normativa europea.

di Redazione

30 marzo 2012

Cosa è un DOCG

L'acronimo DOCG significa Denominazione di Origine Garantita e indica quei vini in una zona delimitata e specifica che rispondono ai requisiti di legge descritti nell'apposito disciplinare nell'utilizzo anche dei metodi di lavorazione e della materie prime, con la protezione della legge in modo che non venga abusa il nome e si possano organizzare frodi per i consumatori. La principale differenza con i DOC è in una specificità maggiore dei vini protetti sotto l'acronimo DOCG, rispetto al primo. Hanno diritto a richiede la classificazione DOCG quei vini che almeno negli ultimi cinque anni, si siano segnalati come particolarmente pregiati rispetto ai medesimi vini di qualità media. Una determinata zona, compresa già in una denominazione DOC, che però abbia peculiarità nettamente migliori rispetto alle altre zone della medesima DOC pur producendo nominalmente lo stesso vino, può richiedere la denominazione DOCG, in modo da distinguersi come qualitativamente superiore. Questo è successo ad esempio per il Prosecco di Conegliano o per quello dei Colli Asolani, che hanno ottenuto una loro denominazione DOCG grazie al particolare pregio, per differenziarsi dal generico Prosecco DOC che può invece essere prodotto in un'area molto più vasta, coinvolgendo anche territori che non riescono a fornire la stessa qualità pur producendo lo stesso vino. In questo modo, i due DOCG vinificati nelle rispettive aeree di produzione molto meno estese ma che godono di terreni e uve migliori anche se della stessa varietà, possono differenziarsi e rispettare un loro disciplinare proprio ed autonomo, che è sempre più restrittivo rispetto al disciplinare DOC, spesso non solo nella delimitazione dell'area geografica di produzione, ma anche nelle lavorazioni, assemblaggi e soprattutto imbottigliamento. Un altro fulgido esempio è l'Oltrepo Pavese Metodo Classico, che intende così distinguersi dall'Oltrepo Pavese DOC nel suo metodo di spumantizzazione, il Metodo Classico appunto, ottenuto con la seconda fermentazione in bottiglia. Con l'apparire della cultura enologica della Denominazione di origine Controllata DOC, sono sempre più numerosi i vini storici che ottengono il DOCG per avere un ulteriore distinzione di qualità, anche rispetto ai DOC. La denominazione DOC infatti, non necessita la “storicità” per legge, se così la vogliamo chiamare, del suo vino, ma solo la specificità geografica e chiaramente una certa qualità. Negli ultimi due decenni, e soprattutto nell'ultimo, sono moltissime le aree che si sono convinte a produrre i loro vini sotto la protezione del marchio DOC, e questo ha convinto di conseguenza i produttori storici a passare al DOCG. I produttori che chiedono la denominazione DOC logicamente producono da tempo vini di qualità, ma solo negli ultimi 15 anni parecchi di loro hanno compreso l'importanza dell'identità locale offerta dalla legge a protezione dei vini.

Il futuro dei DOCG

Oggi nel mondo dei vini europei, vige una nuova normativa che prevede l'abolizione delle denominazioni nazionali, nel caso italiano Doc e DOCG, in favore di regole europee che prevedono l'istituzione dei marchi DOP, Denominazione di Origine Protetta, e IGP, Indicazione Geografica Tipica. La normativa, entrata in vigore dal 1° agosto 2009, ha visto l'opposizione dell'Italia e della Francia, preoccupate a difendere, giustamente, le loro denominazioni e i loro prodotti tipici da una generalizzazione che sembra avere semplicemente ragioni economiche e non di salvaguardia dei prodotti locali. Al momento, le reazioni delle due nazioni, anche in campo legislativo, sono di deroga per i marchi DOC e DOCG che continuano ad esistere, a cui si possono affiancare i nuovi marchi europei. La situazione appare molto confusa, e i disegni di legge applicativi delle nuove norme europee per quel che riguarda l'Italia, giacciono in qualche cassetto del Parlamento, forse nella speranza che vengano riconosciute in sede di Commissione Europea, le rimostranze sia italiane che francesi. I rispettivi ministri hanno già giudicato, insieme a molti produttori e coltivatori, molto negativamente le nuove norme.

I principali DOCG italiani

Tra i grandi vini presto passati alla denominazione DOCG, tra i primi e migliori il Chianti Classico, il Brunello di Montalcino, l'Amarone e i già citati Oltrepò Pavese Metodo Classico, Prosecco di Conegliano e dei Colli Asolani. Le regioni che piu sono coinvolte nelle denominazioni DOCG sono le grandi classiche dell'enologia italiana, il Piemonte, la Toscana e il Veneto in primis, con rispettivamente 16, 19 e 14 DOCG ciascuno. Poi la Lombardia, con 5 DOCG tra cui il Franciacorta e il Valtellina sia Superiore che Sfurzat e le Marche. Discreto sfruttamento del marchio anche per il Lazio, il Friuli e la Campania, mentre le altre regioni non hanno per il momento più di uno o due vini protetti dalla DOCG. Molise, Trentino-Alto Adige, Liguria, Calabria e Val d'Aosta invece non hanno ricorso al DOCG.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza sostanziale tra un vino DOC e un vino DOCG?
    La differenza principale risiede nel livello di garanzia e specificità qualitativa. Mentre la DOC (Denominazione di Origine Controllata) certifica l'origine geografica e una qualità standard, la DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) rappresenta un gradino superiore. Per ottenere il DOCG, un vino deve aver dimostrato eccellenza per almeno cinque anni consecutivi. I disciplinari DOCG sono più rigorosi: impongono limiti geografici più stretti, selezioni delle uve più severe, tecniche di vinificazione specifiche e, spesso, l'obbligo di imbottigliamento aziendale. In sintesi, il DOCG garantisce una qualità percepita come superiore e una tutela legale più stringente contro le contraffazioni.
  • Perché alcune zone passano dalla DOC alla DOCG senza cambiare varietà d'uva?
    Una zona può ottenere la DOCG pur producendo lo stesso vitigno di una DOC più ampia quando il territorio specifico offre caratteristiche ambientali (terroir) nettamente superiori. L'esempio classico è il Prosecco: mentre la DOC permette una produzione vasta, il Prosecco di Conegliano e dei Colli Asolani ha ottenuto la DOCG perché i suoi terreni e microclimi garantiscono una qualità organolettica distinta e costante. Questo passaggio permette ai produttori di distinguersi dalla massa, giustificando prezzi spesso più alti attraverso un disciplinare autonomo che valorizza le peculiarità locali, pur mantenendo la stessa varietà uva di base.
  • Cosa cambierà con le normative europee DOP e IGP per i vini italiani?
    La normativa europea introduce i marchi DOP (Denominazione di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta), che dovrebbero sostituire progressivamente le denominazioni nazionali DOC e DOCG. Tuttavia, Italia e Francia hanno ottenuto deroghe temporanee per mantenere i propri marchi storici. Attualmente, la situazione è ibrida: i vini possono riportare sia il marchio europeo (DOP/IGP) che quello nazionale (DOC/DOCG). L'obiettivo finale dell'UE è uniformare le etichette per facilitare il commercio internazionale, ma gli operatori italiani temono una perdita di identità e una svalutazione economica dei loro prodotti storici se ridotti a mere indicazioni geografiche generiche.
  • Quante DOCG ci sono in Italia e quali regioni ne hanno di più?
    Le regioni leader per numero di DOCG sono tradizionalmente quelle storiche dell'enologia italiana. La Toscana guida la classifica con 19 denominazioni, seguita dal Piemonte con 16 e il Veneto con 14. Altre regioni significative includono la Lombardia (5 DOCG, tra cui Franciacorta e Valtellina) e le Marche. Regioni come Lazio, Friuli Venezia Giulia e Campania hanno un discreto numero di certificazioni. Al contrario, regioni come Molise, Liguria, Calabria, Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige ne contano zero o pochissime, riflettendo diverse strategie di mercato e tradizioni produttive meno focalizzate su questa specifica certificazione di alta gamma.
  • È obbligatorio che un vino DOCG provenga da una zona già classificata DOC?
    Sì, generalmente la strada verso la DOCG passa attraverso una precedente denominazione DOC. Un'area geografica, inclusa in una DOC esistente, può richiedere il passaggio a DOCG solo se dimostra di possedere peculiarità nettamente migliori rispetto al resto del territorio DOC originario. Non si crea una DOCG dal nulla, ma si eleva una sottozona specifica all'interno di una denominazione più ampia. Questo meccanismo assicura che la nuova classe di qualità sia radicata in una tradizione produttiva preesistente, permettendo al consorzio o ai produttori di dimostrare che quella specifica area produce vini sistematicamente superiori agli altri vini della stessa tipologia nella zona più vasta.

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