Etna

La zona vinicola

Il vino di questa denominazione viene prodotto nelle terre caratterizzate dalle continue ma non esplosive eruzioni dell'Etna, il vulcano più attivo e grande d'Europa. Queste continue eruzioni effusive arricchiscono continuamente le terre circostanti di silicio e minerali essenziali per la crescita della vite.

Nei primi 30.000 anni di vita il vulcano ebbe vari periodi “esplosivi” come quelli che caratterizzano il Vesuvio con altri “effusivi” come gli odierni, che permettono una vita relativamente tranquilla alle sue pendici, anche se interessata da lunghe colate di lava fluida di tipo viscoso basaltico.

I terreni sono sabbiosi di origine vulcanica, sfruttati fin dai tempi piu antichi con i Romani che fecero dei vini della zona tra i più rinomati nella capitale, tanto da essere decantati dal poeta Teocrito e raffigurati sulle monete romane del V secolo a.C.

L'antica tradizione e fama della zona ha fatto si che questa fu l'area che per prima si fregiò del riconoscimento DOC nell'isola.

Le prime testimonianze di una rurale coltivazione della vite risalgono a 3000 anni fa, ad opera delle prime popolazioni locali di origine neolitica. Con i Greci la coltivazione fu notevolmente migliorata, con l'introduzione dei sistemi di allevamento, che migliorarono notevolmente le potenzialità dei vigneti, e una selezione delle uve non spontanea ma mirata.

Il clima è caldo e temperato con estati lunghe e inverni miti che ne favoriscono la coltivazione di vigneti e uliveti.

Il panorama dell'Etna

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I vigneti bianchi

L'Etna bianco Le uve che vengono utilizzate per la produzione dei vini bianchi sotto la denominazione Etna provengono dai vigneti di Carricante, Catarratto, Trebbiano e Minnella Bianca.

Il Carricante è un vitigno autoctoni siciliano, utilizzato per lo più per il taglio dei vini della Sicilia orientale, anche rossi. Ha una buona produzione e anche buona buona gamma organolettica, ma la sua coltivazione si sta restringendo sempre più.

Il Minnella Bianca è un raro vitigno a bacca bianca ormai coltivato solo alle pendici dell'Etna. Non è molto produttivo, e nemmeno vigoroso, con produzione di vini che se vinificato in purezza, sono leggermente aromatici e un apporto morbido al palato.


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Etna. Il vulcano

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L'Etna DOC bianco

La denominazione di origine controllata Etna è stata istituita dal decreto ministeriale del 1968, prima denominazione ad essere approvata in Sicilia. Autorizza la produzione di vini bianchi, rossi e rosati in provincia di Catania, in una ventina di comuni alle pendici del vulcano.

I vini bianchi devono essere composti per almeno il 60% dal Carricante, e per il restante 40% dal Catarratto, che può essere tagliato anche con le altre uve autorizzate, Minnella e Trebbiano.

Le rese massime autorizzate non devono essere superiori alle 9 tonnellate per ettaro, abbastanza basse quindi.

I vini sono giallo paglierino, con sfumature dorate e riprendono i profumi del vitigno principale. Il palato è fresco e secco, per essere abbinato a molti dei piatti di pesce tipici della Sicilia. Si può accostare al pesce spada, ai baccalà, agli stoccafissi, al merluzzo e al cefalo ma anche agli spaghetti con le cozze.

Se prodotto nel solo comune di Milo, con una percentuale di Carricante pari ad almeno l'80% dell'assemblaggio, i bianchi possono essere classificati nella tipologia superiore, per assumere profumi fruttati e sapori morbidi e vellutati, perdendo i riflessi dorati a favore di quelli verdognoli.

Si abbinano in questo caso con la pasta con sarde e seppie, pesci al cartoccio, cefalo con finocchio e pomodoro o le grigliate.


Le aziende

Numerose le aziende che producono ottimi Etna bianco dai risultati e riconoscimenti prestigiosi.

Tra queste sicuramente Benanti, con il suo Etna Bianco Superiore Pietramarina, un vino eccellente con il Carricante in purezza e il colore oro brillante molto denso. Il naso è un complesso e intenso insieme aromatico che apre con la frutta bianca, il girasole e il pompelmo, con bei toni minerali e mielati a supporto, finiti dalle erbe aromatiche e le noci tostate. Il palato è ricco, dalla struttura concentrata e sapida, con una buona acidità e il richiamo nel finale persistente degli agrumi di Sicilia e le mineralità classiche delle zone vulcaniche. Per lui si scelgono piatti strutturati come le capesante con besciamella e tartufo. Sempre da Benanti l'Etna Bianco di Caselle con il Carricante in purezza. Di un bel paglierino luminoso, il vino esprime bei toni di timo ed agrumi, con pesca in evidenza. In bocca è sapido, aromatico e fresco. Ottimo con i formaggi caprini freschi.

Il Luci-Luci di Al-Canta'ra si veste di paglierino verdolino, con aromi di albicocca, pera, pesca bianca e gialla, con toni di gelsomino, lievito, ribes e vaniglia. Buona freschezza e sapidità, per il pesce spada alla siciliana.

L'azienda vinicola Etna Rocca d'Api vinifica il Le Moire, di colore paglierino con unghie lievemente verdi. I profumi sono quelli della mela e del biancospino, con sapori freschi e persistenti, per insalate di mare o merluzzi con i pomodorini pachino.

Molto fresco e minerale, sostenuto da una buona acidità e profumi di mela e ginestra è il Mari di Ripiddu di Grasso, da associare a baccalà o pasta ai mitili.




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