Moscato di Cagliari

La zona vinicola

La zona vinicola che coinvolge la denominazione di origine controllata Moscato di Cagliari coinvolge un'ampia area, molto vasta, delle provincie dia di Cagliari che di Oristano. Questo fa si che la varietà del territorio fornisca risultati diversi, anche se generalmente conformi all'orogenesi dell'isola. I micro-terroir presenti sono quindi molteplici, e qui avremo solo una descrizione generale su un territorio comunque geologicamente molto uniforme per genesi. L'ampia area di produzione coinvolge dunque varie zone nate da un'unica formazione ma con storie diverse. È il caso dell'area pianeggiante di Arborea, palude fino al ventennio fascista, poi bonificata e quindi contenete parecchi materiali di bonifica non inclusi prima nel territorio. Vi è poi l'altopiano del Campidano e la Piana di Terralba. Quest'ultima si offre per 150 chilometri (con 20 di larghezza) e si addice più alla produzione di rossi, che sfruttano le sedimentazioni alluvionali che nel corso dei millenni hanno riempito la fossa tettonica che emerse insieme a tutta l'isola dai fondali dell'antico mare della Tetide. I sedimenti riempitivi sono costituiti per lo piu da conchiglie fossili, dando così alla geologia del territorio una connotazione fortemente calcarea e marnosa. Questo fa ben sperare anche per la produzione di bianchi, almeno per quel che riguarda la caratteristica calcarea della zona. Non a caso in questa regione la presenza delle vigne risale alle epoche più remote, già da quando l'isola fu sotto il dominio cartaginese, che inizialmente sfavorì la produzione locale a vantaggio delle importazioni dalla città nordafricana, ma poi impiantò nuovi vigneti per far crescere anche la produzione interna e commerciarla a vantaggio dei proprio coloni residenti. Con la successiva conquista romana le cose andarono ancor meglio, in quanto come è noto i Romani furono il popolo che più sviluppo la viticoltura e la commercializzazione del vino, tanto che l'Europa tutta deve le sue grandi tradizioni vinicole all'impero. I Romani allargarono a dismisura le coltivazioni e le produzioni in tutto il continente a partire proprio dai territori italiani. Il sud della Sardegna offre alle viti un clima molto mite, tipico mediterraneo con lunghe estati calde e precipitazioni di scarsa intensità e quantità, in modo da estrarre il meglio dalla terra e offrirla ai gusti del vino.

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Il vitigno

Il vitigno, unico, sfruttato per la produzione dei vini bianchi prodotti sotto questa denominazione è il Moscato Bianco, che viene detto anche Moscato di Canelli. È un vitigno molto antico, presente dal tempo dei Romani e in Francia conosciuto come Muscat Blanc à Petits Grains. Nella nostra penisola è diffusissimo tanto che oggi le sue estensioni vitate superano anche quelle del Trebbiano, grazie a 15.000 ettari vitati. Attualmente è il quarto vitigno per estensione. Il suo nome, inizialmente Muscat come in francese, si deve al latino muscum con cui i romani indicavano il caratteristico profumo di muschio degli acini. Gli stessi Greci lo indicavano con il termine anathelicon moschaton mentre un altro nome utilizzato dai Romani era apiana.

Il Moscato bianco ha grappoli medi con delle forme cilindriche, dotato di ali e densità o a spargolo o compatte. Gli acini possono differire per dimensioni anche se queste generalmente si presentano piccole. Le forme sono sferiche mentre il colore caratteristico è il giallo, con delle sfumature che possono variare da un iniziale verde al dorato in maturazione. Come detto il Moscato ha molta aromaticita che trasmette ai suoi vini. Adora i terreni calcarei e marnosi, quindi quelli dell'area del Moscato di Cagliari in questione. Soffre l'argilla in quanto vuole anche terreni asciutti, con buona ventilazione in modo da asciugare tutta l'umidità. Le produzioni sono regolari e quasi sempre alte, con preferenza alle situazioni siccitose. Infatti incontra problemi con lo oidio, il marciume e la peronospora. I sistemi di allevamento sono poco espansi con potature drastiche. Resiste al freddo e riesce a concentrare ottimamente gli zuccheri.

Data la sua aromaticità il Moscato Bianco si presta ottimamente alle vinificazioni in purezza. Inoltre è molto versatile e l'alto contenuto zuccherino ne fa un vino da dolce perfetto, ma anche un'ottima uva per la spumantizzazione. Nella tipologia dolce si fa notare in molte regioni, come per il Moscato di Siracusa, quello di Montalcino o quello d'Asti. Si può produrre anche in tipologia secca.


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Il Moscato di Cagliari DOC

La denominazione di origine controllata Moscato di Cagliari nasce per decreto il 21 giugno 1972 e autorizza la produzione di vini bianchi dal solo Moscato Bianco. Coinvolge almeno 60 comuni delle provincie di Oristano e Cagliari. Al solo scopo di impollinazione è consentita nei vigneti anche la presenza al 5% massimo di altre uve che in ogni caso non potranno assolutamente essere impiegate nella vinificazione. I vigneti non possono essere ubicati al di sopra dei 400 metri di quota e le produzioni di uva non possono superare le 11 tonnellate per ettaro. Vengono consentiti appassimento e aggiunta di alcol nella produzione dei vini liquorosi, altra tipologia consentita oltre alla versione dolce.


I produttori

Un ottimo Moscato di Cagliari è il Capodolce di Il Nuraghe Cantina di Mogoro, di un perfetto oro sfumato verde. Ottimi aromi di albicocca matura, caramello, mandarino e miele. Equilibrio splendido tra dolcezza e sapidità al palato, con un corpo alcolico ma morbido. Finisce floreale ed è ottimo per la padulas.

Ottimo anche il Moscato di cagliari Donna Jolanda di Meloni, topazio chiaro, con aromi di uva, tè earl-grey, pan di spezie, caramella d'orzo e miele. Morbido, è da provare sulle tartare di frutta in guazzetto di melone.




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