verdicchio

Vino bianco marche

Verdicchio di Matelica Riserva

Il Verdicchio di Matelica Riserva è uno dei grandi vini bianchi d'Italia, con produzioni di grande qualità e complessità, di livello internazionale.

di Redazione

14 gennaio 2014

La zona vinicola

L'area vinicola del Verdicchio di Matelica si trova nella zona collinare alle pendici dell'Appennino umbro-marchigiano che coinvolge le province di Ancona e Macerata. Il fulcro dell'attività vitivinicola è la cittadina di Matelica che dà anche il nome alla denominazione, centro della zona di produzione individuabile con l'Alta Valle Esina. Questa si sviluppa in senso Nord-Sud avvantaggiandosi in questo modo di un microclima particolare a metà tra il mediterraneo e il continentale in quanto questa disposizione topografica impedisce ai venti marini di influenzare le vigne in particolare diminuendo gli effetti delle escursioni termiche tra il giorno e la notte che qui risultano più forti rispetto a molte altre valli. Dal punto di vista vinicolo questo si tramuta in una maggiore concentrazione degli aromi nelle bucce, con più zuccheri e più polifenoli. Il vino risulta quindi più corposo e aromatico, con ottime possibilità di invecchiamento. I vigneti vengono coltivati tra i 400 e 650 metri di quota, sempre su un territorio di colline dolci. Le tonnellate di uve prodotte sono 3.200 tonnellate l'anno per una produzione di vino pari a circa 25.000. Da sempre l'area coltiva la vite come dimostrano i reperti archeologici risalenti addirittura al VIII secolo a.C. quando già vi erano delle coltivazioni intensive protagoniste di forti traffici commerciali. Di particolare rilevanza enologica per questa area fu il XVI secolo che segnò l'interesse di molti studiosi per i vini di Matelica, tra cui il medico del Papa Andrea Bacci e Francesco Scacchi. Da questo momento in poi i vini di Matelica hanno avuto una splendida notorietà che forse il notaio matelicese Niccolò Attucci, il primo a menzionare il Verdicchio, vitigno della zona nel 1579, non avrebbe mai immaginato. Le colline su cui viene coltivato questo vitigno sono di origine sedimentaria, calcarea-argillosa, oppure con arenaria di origine cenozoica e neozoica. L'Alta Valle dell'Esino inizia a nascere nel Cenozoico con l'emersione degli Appennini poi successivamente lavorati dai terremoti e dagli agenti atmosferici per formare colline e valli di conformazione argillosa e arenacea interessate anche da calcare proveniente dalla montagna.

Il vitigno

Il vitigno con cui viene vinificato il Verdicchio di Matelica è chiaramente il Verdicchio, questo ottimo vitigno che viene ormai ritenuto uno splendido adattamento secolare del Trebbiano in questa zona, probabilmente importato nel Quattrocento dal Veneto, a seguito di una forte migrazione dovuta ad alcune pestilenze nell'area. Qui il vitigno si è talmente adattato e ha talmente migliorato la sua qualità da essere considerato una specie autoctona dell'area. Riesce a regalare quelli che sono considerati tra i migliori bianchi d'Italia e del mondo. Il Verdicchio è molto vigoroso, matura tardi e fornisce basse rese ma molto regolari. Il che presenta grappolo è medio-grande, alato e piramidale. Gli acini sono medi e tondi, con sottili bucce. Il suo terreno preferito è quello che si trova nell'area del Matelica, argilloso e calcareo. Viene quasi sempre vinificato puro, per vini paglierino chiaro di grande bontà e aromaticità, con un bel fondo alla mandorla amara. È un vino fresco, ben corposo e acido, con ottimi invecchiamenti.

Il Verdicchio di Matelica Riserva

Dopo essere stato a lungo nelle denominazioni DOC, il Verdicchio di Matelica Riserva è stato istituito come DOCG dal decreto ministeriale del 30 novembre 2011 per autorizzare la produzione di vini bianchi che abbiano come base ampelografica il Verdicchio per almeno l’85%, anche se il vitigno viene generalmente vinificato in purezza e quasi mai vengono aggiunti altri vitigni autorizzati in regione. L'area di produzione coinvolge i comuni di Matelica, Esanatoglia, Gagliole, Castelraimondo, Camerino e Pioraco in provincia di Macerata e quello di Cerreto d’Esi e Fabriano in provincia di Ancona. Per la coltivazione sono proibiti e sistemi di allevamento a tendone ma è stranamente tollerata l’irrigazione di soccorso. La rese massime autorizzate sono di 9,5 tonnellate per ettaro e il vino deve avere almeno 12,50 % vol. di alcol naturale. Prima della commercializzazione il vino deve invecchiare per almeno 18 mesi a partire dal 1 dicembre successivamente alla vendemmia. Il vino è paglierino, delicato ed aromatico.

I produttori

Grandissimo il Verdicchio di Matelica Mirum Riserva di Fattoria La Monacesca, di 14% vol con il Verdicchio in purezza. Colore dorato molto concentrato, per un fantastico naso dall'apertura minerale e poi floreale con ginestra e camomilla. Segue la frutta della pesca, del kiwi e degli agrumi, con albicocca, mela cotogna e ananas. Poi ancora arance candite, marzapane, sambuco, anice e miele. Straordinariamente complesso il bocca si ripete con una freschezza dirompente e gusti alla mandorla dolce e liquirizia, salicornia e radici di zenzero. Assolutamente da provare con i crostacei più nobili gratinati. Ottimo anche il Verdicchio di Matelica Cambrugiano Riserva di Belisario, ancora dorato e complesso, con profumi di fresia, ginestra e artemisia. Poi la macedonia di frutti tropicali, gli agrumi, la rosa, la vaniglia e il miele di rosmarino. Bocca corposa e minerale, ben sapida e fresca. Affinato in parte in legno, si abbina straordinariamente ai tortelli con carciofi, fave e caciotta.

Naviga per:

Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra il Verdicchio di Matelica e il Verdicchio di Jesi?
    La distinzione fondamentale risiede nel microclima e nella morfologia del territorio. Il Verdicchio di Matelica nasce nell'Alta Valle dell'Esino, un'area collinare protetta dalle influenze marine dirette grazie alla barriera appenninica. Questo crea un clima più continentale con escursioni termiche giornaliere marcate, favorendo una maggiore concentrazione di zuccheri, polifenoli e aromi nelle bacche. Di conseguenza, il vino di Matelica tende ad essere più strutturato, corpulento e con un potenziale di invecchiamento superiore rispetto alla versione di Jesi, che beneficia di un influsso marittimo più diretto che mantiene una freschezza diversa e spesso una struttura leggermente meno imponente.
  • Quanto tempo deve invecchiare il Verdicchio di Matelica Riserva prima di essere imbottigliato?
    Secondo il disciplinare DOCG, il Verdicchio di Matelica Riserva richiede un periodo di affinamento obbligatorio di almeno 18 mesi. Questo conteggio inizia dal 1° dicembre successivo all'annata di vendemmia. Durante questo tempo, il vino sviluppa quella complessità aromatica e quella struttura che caratterizzano la riserva, permettendo alle note primarie di evolversi verso profili più terziari e minerali. L'invecchiamento può avvenire in acciaio, cemento o legno, a discrezione del produttore, ma il requisito temporale è tassativo per ottenere il riconoscimento di Riserva.
  • Con quali piatti si consiglia di abbinare il Verdicchio di Matelica Riserva?
    Data la sua struttura corpulenta, l'acidità vivace e la complessità aromatica, il Verdicchio di Matelica Riserva si abbina magnificamente a piatti elaborati. È eccellente con crostacei nobili gratinati, dove la sapidità del mare incontra la freschezza del vino. Si sposa perfettamente anche con primi piatti ricchi e vegetali, come tortelli ripieni di carciofi, fave e caciotta, sfruttando la sua capacità di pulire il palato. Inoltre, la sua mineralità e le note di mandorla lo rendono adatto a formaggi stagionati di media pasta e a carni bianche cotte in umido, dove la sua presenza non viene coperta dai sapori intensi del piatto.
  • È vero che il Verdicchio di Matelica ha origini venete?
    Le teorie ampelografiche più accreditate suggeriscono che il vitigno Verdicchio possa derivare dal Trebbiano Toscano, introdotto in queste zone durante il XV secolo. Questo trasferimento sarebbe avvenuto a seguito di migrazioni forzate causate da pestilenze nel Veneto, portando con sé ceppi di Trebbiano che si sono adattati eccezionalmente bene al suolo calcareo-argilloso delle Marche. Nel corso dei secoli, il vitigno ha subito una selezione spontanea così efficace da diventare unico e distintivo, tanto da essere oggi considerato una varietà autoctona di fatto, capace di esprimere caratteristiche organolettiche irripetibili in questo specifico terroir marchigiano.

Potrebbe interessarti anche