Tintilia

Vitigni rossi

Tintilia

Il Tintilia è un vitigno autoctono molisano dall'identità culturale e territoriale molto marcata, che regala pregevoli vini adatti all'invecchiamento. Salvato dalla scomparsa grazie alle denominazioni di origine, viene vinificato oggi in purezza con ottimi risultati e da sempre più produttori, riconquistando lentamente quel primato che aveva avuto fino ai primi del novecento.

di Redazione

16 settembre 2012

La varietà

Il Tintilia è un vitigno a bacca rosso autoctono molisano coltivato esclusivamente in questa regione, tanto da esserne un simbolo. La sua introduzione in Molise risale al secondo settecento quando la dominazione spagnola impose i Borboni in tutto il Meridione e il suo nome sembra doversi attribuire al termine Tinto con il quale si indica il colore rosso in castigliano. Il vitigno quindi di probabile origine spagnola, ebbe subito un impatto positivo con il territorio della regione e il suo clima, adattandosi e identificandosi con il terroir tanto da divenire autoctono. Il risultato fu talmente favorevole che agli inizi del novecento il Tintilia era la vite più coltivata nella regione grazie alla sua grande resistenza al freddo e alle sue attitudini collinari, che la rendono molto resistente anche all'umidità e alle muffe, doti essenziali in un territorio, come quello molisano, fatto di rilievi e stagioni rigide. Il 1900 vide anche il Tintilia vincere la medaglia d'oro del Salone Internazionale di Parigi con il Sannio Rosso del Molise. Dopo la seconda guerra mondiale la tendenza ha produrre grandi quantità di vino mise in serio pericolo la stessa sopravvivenza del Tintilia, sostituito da uve molto più produttive e quasi del tutto scomparso. Particolarmente negli anni 60 vi fu un ribaltamento nella scelta delle viti da piantare nei nuovi territori bonificati. Il Tintilia infatti non è mai stato un vitigno produttivo, ma gli ultimi decenni lo hanno visto tornare alla ribalta, grazie all'istituzione delle denominazioni di origine e ad una diversa concezione del prodotto, che vede premiare la qualità sulla quantità, e i prodotti tipici locali su quelli di largo consumo. Il Tintilia è cosi rinato con grandi risultati, e negli anni novanta del novecento, ha anche conquistato la sua identità grazie alle prove del DNA dopo che in passato veniva spesso considerato, erroneamente, un clone dei Bovale della Sardegna. La stessa scarsa produttività che in passato lo ha messo a rischio, oggi è la caratteristica vincente per la vinificazione di qualità. In passato infatti il Tintilia andava ad apportare struttura, colore e sapori ai vini prodotti leggeri e neutri prodotti nel territorio da viti poco adatte ad un clima particolare come quello molisano, mentre oggi vive nei vini in purezza, grazie a richieste di mercato sempre più esigenti dal punto di vista qualitativo. Oggi in Molise non raramente si produce vino dal Tintilia utilizzando vigneti sopra i 20 anni d'età. Il vitigno è mediamente vigoroso, con rese scarse. Presenta grappoli di dimensioni medie, a spargolo e a volte alati. Le bacche sono di piccole dimensioni, con bucce spesse e pruinose di un bel nero-blu. I nuovi cloni hanno migliorato la produttività superando in parte anche l'unico limite del vitigno, molto resistente alle avversità. Le rese restano comunque al di sotto delle 8 tonnellate per ettaro. La maturazione è tardiva, con vendemmie che si effettuano a cavallo tra settembre e ottobre.

I vini del Tintilia

Il Tintilia può essere vinificato in purezza con grandi risultati o essere assemblato con altre uve per regalare finezza e aromaticità. Il vino ha colori di un rubino intenso che tendono al granata nell'invecchiamento. Il naso è elegante e aromatico, con delle belle speziature a rifinire i toni fruttati e qualche tocco floreale, giocato tra i chiodi di garofano e i frutti di bosco, con sfumature di pepe nero. Il palato è di buona struttura, morbido all'invecchiamento con dei bei tannini. Viene molto spesso affinato e invecchiato in legno, dove perde la sostanziale acidità della gioventù per divenire meno austero, raggiungendo, a seconda dell'annata, anche i 14% vol, con finali lunghi e persistenti. Dal 1998 ha ottenuto la sua propria denominazione con il DOC Molise Tintilia. La tendenza è a berlo invecchiato, anche se bevuto giovane è altrettanto apprezzato, più fresco e acido, con aromi molto spiccati e potenti. Si abbina molto bene con molti piatti, da primi al ragù e al sugo alle paste al forno classiche della tradizione italiana, molto corpose. Ottimo anche con le carni, anche elaborate come brasati, stracotti o arrosti. Nel periodo giovanile si trova a suo agio con i formaggi a pasta dura o le grigliate di carne, ma con le vinificazioni più leggere, da 11% vol, viene servito anche con pesci saporiti e zuppe di pesce. Invecchiato si sposa perfettamente con i formaggi stagionati. Da bere sui 18° C.

I produttori

I pochi produttori molisani che vinificano il Tintilia creano prodotti di ottima qualità e livello, come le Cantine Cipressi con la purezza del loro Molise Tintilia Macchiarossa DOC, un vino di un bellissimo granato, con una gamma olfattiva elegante e complessa al garofano, il malto d'orzo e le erbe amare mitigate dalla vaniglia nei 6 mesi passati in botte dopo i 12 in acciaio. Il palato è morbido e tannico ma non austero, vellutato dalla glicerina e con ricchi sapori di mirtilli rossi, lamponi e cioccolata dolce. Un vino che si consiglia bere con la coscia d'agnello con lardo e prezzemolo non prima dei tre anni, preferibilmente anche dopo 5 anni dalla vendemmia. Bel Molise Tintilia DOC dall'azienda D'Uva, con un bel rubino brillante e un naso tutto incentrato su intensi aromi di prugne e marasche acidule, con un sentore vinoso, alcolico e smaltato in chiusura. Fresca acidità fruttata al palato chiusa da tocchi di basilico. Ottimo con la zuppa d'orzo o di farro alla salsiccia e fagioli.

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Domande frequenti

  • Qual è l'origine del nome Tintilia e perché è considerato un vitigno autoctono del Molise?
    Nonostante il nome derivi probabilmente dallo spagnolo 'tinto' (rosso), indicando una possibile introduzione durante il dominio borbonico nel Settecento, il Tintilia si è adattato così perfettamente al territorio molisano da diventare un simbolo identitario della regione. La sua resistenza al freddo, all'umidità e alle muffe lo ha reso ideale per i rilievi molisani, tanto che agli inizi del Novecento era la vite più coltivata. Solo grazie alle analisi del DNA negli anni Novanta si è confermata la sua unicità, smentendo l'errata credenza che fosse un clone del Bovale sardo.
  • Come si presenta il profilo organolettico di un vino Tintilia invecchiato rispetto a uno giovane?
    Il Tintilia offre due esperienze distinte. Da giovane, è fresco, acido e caratterizzato da aromi spinti di frutti di bosco e spezie come il pepe nero. Con l'invecchiamento, soprattutto se affinato in legno, evolve verso colorazioni granata, perdendo l'austerità iniziale. Diventa morbido, con tannini setosi e note complesse di chiodi di garofano, frutta matura e talvolta cioccolato. L'alcol può raggiungere il 14%, garantendo finali lunghi e persistenti, ideali per accompagnare piatti strutturati.
  • Quali sono i migliori abbinamenti gastronomici per il Tintilia?
    La versatilità del Tintilia permette abbinamenti diversificati. Nella versione giovane, si sposa egregiamente con primi al ragù, paste al forno, formaggi a pasta dura e grigliate di carne. Nelle versioni più leggere (circa 11% vol), può accompagnare anche pesci saporiti e zuppe di pesce. Con l'invecchiamento, diventa perfetto per carni rosse cotte lentamente come brasati, stracotti e arrosti, nonché per formaggi stagionati. Un esempio classico è l'accostamento con la coscia d'agnello cotta con lardo e prezzemolo.
  • Perché il Tintilia sta tornando in auge dopo essere quasi scomparso?
    Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il Tintilia rischiò l'estinzione perché poco produttivo rispetto alle varietà commerciali più intensive. La sua rinascita è avvenuta grazie all'introduzione delle Denominazioni di Origine Controllata (DOC), che hanno premiato la qualità sulla quantità. I produttori moderni, valorizzando la scarsa resa naturale del vitigno (sotto le 8 tonnellate/ettaro), hanno ottenuto vini di alta qualità. Oggi, vigneti anche vecchi di oltre 20 anni producono Tintilia in purezza, soddisfacendo una domanda di mercato sempre più esigente verso i prodotti tipici autentici.

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