Schiava

Il vitigno

La Schiava è un vitigno rosso autoctono Sudtirolese, di fondamentale importanza fino al secolo scorso quando fu soppiantato dalle uve francesi che nel Novecento hanno trovato largo uso in quasi tutto il mondo. Oggi lo Schiava è sempre molto presente sul territorio, ma non è considerato come altre uve transalpine anche se occupa ancora il 30% delle superfici vitate ad un 30%, presente in particolare nella provincia di Bolzano. Nei secoli passati lo Schiava fu fondamenta sia per l'uso quotidiano nelle campagne che per il baratto nella regione, specialmente sotto l'imperatore d'Austria. Lo Schiava infatti forniva vini leggeri e bevibili nell'immediato, ottimi sia nel prezzo che nel consumo, che ne fecero un vino molto popolare fino all'avvento dei vini di qualità con gli anni 50 del Novecento. Fortunatamente assieme alla riduzione delle coltivazioni si è assistito ad un notevole aumento della qualità che ha permesso allo Schiava non solo di sopravvivere ma anche di ritagliarsi una sua fetta di mercato. In Alto Adige oggi lo Schiava viene coltivato su circa 1.500 ettari, suddivisi altri cloni, tra cui lo Schiava Gentile, di migliore qualità, utilizzato per le vinificazioni di maggior prestigio. Storicamente lo Schiava si può rintracciare già in tempi antichi, probabilmente proveniente dalla regione estera della Slavonia, in Croazia, delimitata geograficamente dai confini naturali rappresentati da due fiumi, il Sava e il Drava. Si ritiene che la sua introduzione sia da far risalire alle invasioni barbariche successive alla caduta dell'impero Romano, e in particolare all'ondata che vide protagonisti i Longobardi. Il nome Schiava sembra infatti derivare dalla parola slave, anche se alcuni studiosi ritengono lo Schiava del tutto autoctono del Sud Tirolo, nell'area fin dai tempi più remoti. Vengono conosciuti anche altri cloni dello Schiava, tanto da formare una vera e propria famiglia. Vi sono lo Schiava Grossa, lo Schiava Grigia e lo Schiava Nera, che entro di pochi chilometri anche in Lombardia e in Veneto.

Il più comune è lo Schiava Grossa, dalle alte produzioni ma qualità basse, poi anche lo Schiava Gentile, più qualitativa, aromatica e con acini dalle dimensioni inferiori.

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I vini dello Schiava

I vini prodotti con lo Schiava risultano mediamente leggeri e fini, anche di corpo, abbastanza aromatici in particolare se prodotti con il Gentile. Rispetto al passato, quando era prodotto in grandi quantità e consumato da tutta la popolazione quotidianamente, oggi lo Schiava viene prodotto in quantità limitate ma di buona fattura, dopo essere passata attraverso varie fasi nel corso del secolo scorso. Da vino popolare ad uva da taglio fino a uva per produzioni pregiate negli ultimi decenni.

I vini dello Schiava oggi sono vinificati spesso monovitigno, difesi dal disciplinare della denominazione Alto Adige DOC.

Rispettano sempre vini leggeri, poco tannici, con colori chiari, rubino, che possono anche scurirsi. Le profumazioni sono delicate, con aromi di frutta e un fondo alle mandorle amare. La bocca leggera ha un corpo medio, con gusti ancora fruttati, con frutta rossa di bosco. La temperatura di servizio consigliata è di 15°C, e gli abbinamenti vengono fatti con i piatti tipici tirolesi, in particolare antipasti con lo speck e gli affettati delle Alpi, si sconsigliano abbinamenti con cibi ricchi e forti di gusto. Fa parte dei disciplinari delle denominazioni DOC Caldaro o Lago di Caldaro e Alto Adige, nelle sotto-denominazioni Santa Maddalena, Colli di Bolzano, Merano, Schiava dell'Alto Adige e Schiava grigia dell'Alto Adige.


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I produttori

In Alto Adige molti produttori utilizzano lo Schiava per le proprie lavorazioni. Segnaliamo K. Martini Sohn per l'Alto Adige Schiava Palladium, di discreta fattura, monovitigno, con gamma olfattiva ai frutti rossi, con un palato dotato di freschezza e struttura e una chiusura media, alle mandorle. Provatelo nelle ricette leggere con presenza di verza e speck.

Di discreta fattura anche l'Alto Adige Santa Maddalena Classico Reiseggerhof di Egger-Ramer con lo Schiava Gentile tagliato al 10% con il Lagrein, che presenta una bella gamma olfattiva al lampone e alla ciliegia. In bocca possiede una bella struttura e un buon tannino, con la chiusura tradizionale alle mandorle. Subisce un affinamento di cinque mesi in rovere. Gli abbinamenti preferiti sono le zuppe di orzo, ceci e speck.

Si segnala anche la Cantina Produttori Burggräfler con il suo Alto Adige Meranese Schiava Schickenburg, dove spicca ancora la ciliegia, anche i frutti rossi e di nuovo il lampone con un fondo tutto alle mandorle. La bocca rispetta le caratteristiche comuni di questi vini, freschezza, sapidità e bassa struttura tannica. Da abbinare ai salumi locali e al pane nero.

Infine si segnala anche la Cantina Cornanaio con l'Alto Adige Schiava Fass nr 9, un vino ancora caratteristico con i frutti di bosco e le mandorle, ma con una persistenza e un tannino insoliti per lo Schiava. L'abbinamento è con radicchio e speck.




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