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Pollera Nera

Aggiornato il 23 luglio 20123 capitoli4 domande frequenti
Pollera Nera

La varietà

Il Pollera Nera è un vitigno chiaramente rosso (o se preferite nero) le cui origini sono incerte, come spesso accade nelle piccole realtà locali, e si fa riferimento ad una probabile autoctonicità ligure, quasi sicuramente delineabile nell'Alta Lunigiana, punto di partenza per la Valle Magra dove prima veniva coltivata abbastanza estensivamente, mentre oggi è limitata in qualche raro ettaro coltivato nella Lunigiana. Alcuni testi ne danno un'origine forse anche nelle zone limitrofe toscane, ma non ci sono certezze al riguardo. La prima testimonianza è di Acerbi nel suo ben noto e classico volume del 1825 che lo collocava nelle Cinque Terre e a Massa Carrara. Viene descritto come Comune anche da Di Rovasenda nel 1877 indicato addirittura fra i migliori delle stesse Cinque Terre e della zona di Cavazza. Presenta grappoli di dimensioni medio-grandi, cilindrico e alato. I chicchi sono di media grandezza, rotondi che si deformano nel grappolo compatto. Gli acini hanno bucce molto delicate e fini, con altissime concentrazioni di pruina con colori viola grigiastro. I botanici distinguono la Pollera Nero in due ibridi, la Pollera Corlaga e la Pollera Comune. Attualmente la sua coltivazione è molto rara, praticamente solo nelle Cinque Terre e nel Colli di Luni DOC. ha delle rese abbondanti e costanti.

I vini del Pollera Nera

Il Pollera Nera viene vinificato generalmente per gli assemblaggi e il suo impiego in purezza è una vera rarità. In questi casi fornisce vini leggeri, che difficilmente sono dotati di colore, con dei rubini piuttosto scarichi. Sono sempre piuttosto semplici, sia nella gamma olfattiva che in quella gustativa, dove lasciano accenni di frutta rossa o di bacche ma sempre troppo delicati per colpire il degustatore. Nell'assemblaggio viene utilizzato per le sue rese abbondanti e costanti con le quali si possono sopperire a eventuali crisi stagionali. Infatti riesce ad “allungare” il vino senza deformarlo o alterarne le percezioni gustative.

I produttori

A livello nazionale sono pochissimi i produttori che usano il Pollera Nera, e solo in assemblaggio con un massimo del 20 per cento, in cui sono le altre uve ad incidere sui gusti. Tra questi Lunae impiega il 20 per in un ottimo Horae IGT dove Massaretta e Merlot fanno la parte del leone. Grande rubino concentrato con sottobosco e viola appassita su sfumature vanigliate e di tabacco. Caldo e tannico per i formaggi stagionati. Sempre Lunae mette il 10 per cento di Pollera nel Colli di Luni Rosso Niccolò V Riserva dove il Sangiovese è predominante. Un gran rubino granato apre alla ciliegia matura, al ginepro e al tabacco. Forte in alcol ma morbido al palato, si abbina bene con il cosciotto d'agnello al forno. Anche Monticelli impiega il 10 per cento nel suo Colli di Luni Rosso Rupestro, un buon vino grazie al Sangiovese e al Canaiolo. Vestito di viola-porpora, esprime frutti rossi e sfumature erbacee. Bene nei tannini, per il coniglio agli asparagi.

Domande frequenti

  • Quali sono le caratteristiche organolettiche principali del vino ottenuto dal vitigno Pollera Nera?
    Il vino prodotto esclusivamente con Pollera Nera è una rarità assoluta e presenta caratteristiche piuttosto modeste. Si tratta di bevande leggere, dal colore rubino scarico e poco intenso, dovute alle bucce delicate degli acini. Al naso e al palato risultano semplici, offrendo solo accenni di frutta rossa e bacche, ma mancano di struttura, complessità e persistenza necessarie per impressionare un degustatore esperto. Per queste ragioni, il vitigno non è mai commercializzato in purezza, ma trova il suo unico valore pratico come componente di supporto negli assemblaggi.
  • Perché il Pollera Nera viene utilizzato prevalentemente negli assemblaggi e non in purezza?
    La ragione principale risiede nella sua elevata e costante produttività unita alla relativa semplicità enologica. Il vitigno viene impiegato in percentuali ridotte (solitamente fino al 20%) proprio per 'allungare' il volume del vino finale senza alterne le percezioni gustative delle uve nobili presenti nell'assemblaggio. Questa funzione di riempimento è preziosa per compensare eventuali cali di qualità o quantità delle altre varietà in annate difficili, agendo come un stabilizzatore strutturale che non deforma il profilo aromatico complessivo del blend.
  • Dove si trova geograficamente il vitigno Pollera Nera e qual è la sua storia?
    Le origini del Pollera Nera sono incerte, ma si ipotizza una forte autoctonicità nell'Alta Lunigiana, area da cui si sarebbe diffuso verso la Valle Magra e le Cinque Terre. Le prime testimonianze scritte risalgono all'Ottocento, con Acerbi (1825) e Di Rovasenda (1877) che lo citavano già come varietà diffusa e talvolta apprezzata. Oggi la coltivazione è drasticamente diminuita, riducendosi a pochi ettari sparsi tra la Lunigiana e le Cinque Terre, rendendolo un vitigno di nicchia e quasi dimenticato rispetto al passato.
  • Come si presentano i grappoli e gli acini del Pollera Nera?
    I grappoli del Pollera Nera sono di medie-grandi dimensioni, dalla forma cilindrica e alata, tendenzialmente compatti. Gli acini, di media grandezza e forma rotonda, spesso si deformano leggermente a causa della pressione reciproca all'interno del grappolo fitto. Una caratteristica distintiva è la buccia molto fine e delicata, ricoperta da una consistente pruina di colore viola-grigiastro. Queste caratteristiche morfologiche riflettono la fragilità della varietà, che richiede cure specifiche e contribuisce alla scarsa estrazione del colore durante la vinificazione.

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