Cagnulari

Vitigni rossi

Cagnulari

Il Cagnulari è un vitigno autoctono sardo praticamente sconosciuto anche agli stessi isolani se non nel Sassarese, dove invece trova coltivazioni abbastanza estese. Riscoperto recentemente dopo decenni di oblio, è stato riproposto e salvato da un destino che certamente avrebbe portato alla sua estinzione. I risultati sono molto buoni e incoraggianti e sembrano portare ad un futuro molto positivo.

di Redazione

10 settembre 2012

La varietà

Il Cagnulari è un vitigno rosso autoctono della Sardegna che si trova in molte coltivazioni del Sassarese dove occupa il 13 per cento delle superfici vitate, una media molto al di sopra anche delle altre provincie dell'isola. È un'uva quasi del tutto sconosciuta quindi anche agli altri abitanti della Sardegna, ignorata anche da molti testi botanici come il Manca dell'Arca e il Moris, e solo recentemente venuto alla ribalta almeno a livello locale. Questa poca notorieta è dovuta a numerosi fattori, tra cui una certa somiglianza con i classici Bovali della regione che ne ha spesso diffuso la credenza che il Cagnulari fosse una sua clanazione e modificazione climatica dopo l'arrivo in Sardegna dalla Spagna. Questa ipotesi viene comunque ancora presa in considerazione vista la mancanza di una analisi del DNA specifica. In Gallura viene chiamato Caldarello o Caldareddu, mentre il nome Cagliunari viene utilizzato ad Alghero. Il vitigno è molto antico, nonostante non si abbia nessuna certezza sulla sua origine, e si trova a suo agio specialmente nell'area nord-occidentale del Sassarese, in una zona molto ristretta dove trova dei terreni calcarei e argillosi, sciolti, dove le esposizioni solari sono ottimali e abbondanti. Infatti il sistema di allevamento è quello poco espanso dell'alberello, o in alcuni casi quello delle basse controspalliere. L'esposizione e i sistemi d'allevamento fanno maturare le uve in modo ottimale, per ottenere dei chicchi ricchi di zuccheri e polifenoli. Il Cagnulari presenta grappoli compatti e alati, con bacche di piccole dimensioni, delicati con buccia molto sottile., dalla buccia molto delicata. Poco descritto dalla nomenclatura botanica, ha ancora bisogno di approfonditi studi per divenire un vitigno di livello nazionale, e la sua coltivazione è ancora affidata quasi esclusivamente ai viticoltori locali. È diffuso soprattutto nei comuni di Uri, Ossi, Ittiri, Tissi, Ussini e Alghero.

I vini del Cagnulari

Il Cagnulari è poco noto anche agli stessi sardi, e solo negli ultimi anni è stato riscoperto, soprattutto grazie all'azienda di Giovanni Cherchi, che lo ha rivalutato dopo che si era rischiata addirittura l'estinzione per mancanza di interesse, con produzioni di pregevole fattura. Questo nonostante in passato il Cagnulari veniva molto usato negli assemblaggi apportando robustezza a vini troppo deboli. Il novecento aveva visto fino agli anni 80 una riduzione consistente delle superfici coltivate a vantaggio dei più famosi Cannonau e Bovale, tanto che la sua fine sembrava segnata. Invece con la riscoperta di Cherchi il Cagnulari ha anche conquistato nel 1995 una sua denominazione di origine nel DOC Alghero Cagnulari e l'Indicazione Geografica Tipica come Isola dei Nuraghi, e viene vinificato sia in purezza che in assemblaggio con il Cannonau e Il Pascale di Cagliari nell'area di Mejlogu. In purezza assume un bel colore rubino vivo, e una gamma olfattiva in cui i frutti di bosco anche in confettura sono bilanciati da una bella e lieve balsamicità. Il palato risulta strutturato e complesso, grazie agli zuccheri e ai polifenoli in gran quantità, con una morbidezza e un calore del tutto tipici. È un ottimo accompagnamento per carni rosse elaborate ed arrosti, o formaggi stagionati tipici della Sardegna. Purtroppo la sua visibilità è ancora oscurata dagli opulenti Cannonau, Carignano e dai più noti e diffusi Pascale, Bovale e Monica, ma si può considerare il Cagnulari un vino che potrebbe rivelarsi un ottimo investimento in futuro. Al momento viene più spesso utilizzato in assemblaggio.

I produttori

Naturalmente per parlare di Cagnulari non si può non partire da Giovanni Cherchi, il suo padre moderno, scopritore e salvatore, che lo vinifica in IGT. Nel Luzzana il Cagnulari occupa il 60 per cento dell'assemblaggio per unirsi al Cannonau in un vino di ottima fattura, di un bel rubino denso, quasi impenetrabile, con un naso pieno di prugne mature, more, ginestre e speziature dolci di noce moscata. Molto alcolico, sui 14% vol, è altrettanto fresco, vellutato e con tannini levigati. Affinato sia in acciaio che in botte per un anno, va abbinato al classico maialino al finocchio sardo. Cherchi vinifica anche un Cagnulari in purezza di buona fattura, di un bel rubino, con un naso pieno di sfumature vegetali e balsamiche, con frutti rossi cotti e speziature dolci. Al palato risulta fresco, abbastanza alcolico con tannini ben equilibrati. Passa 14 mesi tra acciaio e botte prima di essere servito con l'agnello alla salsetta d'aglio. Molto buono anche il Cagnulari Antiche Vigne di Feudi della Medusa, da vitigni di almeno 60 anni di età. Il vino inizia con un naso floreale di viola seguito dal miele amaro e dalle speziature. Palato molto strutturato, abbastanza persistente ma morbido, da provare con l'agnello in umido. I Feudi utilizzano il Cagnulari anche in assemblaggio con il 15 per cento per affiancare il Bovale e il Cannonau nell'ottimo Biddas Arrubias Corona de Logu, un IGT molto particolare, sapido e polposo, con splendide note di more di gelso e rosa. Inizialmente austero si ammorbidisce nell'assaggio, per chiudere su particolari note olivastre e di muschio, con una lunga persistenza. Anche questo vino va provato con l'agnello, ma in crosta. Il vitigno fa parte al 20 per cento anche del Bithia, con il Cannonau e il Cabernet Sauvignon, per un discreto vino pieno di ciliegie, lamponi e smalto. Palato sapido per la pasta al sugo di tonno.

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Domande frequenti

  • Cos'è il Cagnulari e perché è considerato un vitigno raro?
    Il Cagnulari è un vitigno rosso autoctono sardo, coltivato principalmente nella zona del Sassarese, in particolare nei comuni di Uri, Ossi, Ittiri e Alghero. Nonostante occupi circa il 13% delle superfici vitate in quest'area, rimane pressoché sconosciuto al resto della Sardegna e del mondo. La sua rarità deriva da decenni di oblio, durante i quali è stato quasi dimenticato e sostituito da vitigni più famosi come il Cannonau. Solo recentemente, grazie alla riscoperta operata da produttori pionieri come Giovanni Cherchi, è stato salvato dall'estinzione e valorizzato, ottenendo riconoscimenti ufficiali come la DOC Alghero Cagnulari e l'IGT Isola dei Nuraghi.
  • Quali sono le caratteristiche organolettiche principali del vino Cagnulari?
    Il vino Cagnulari si presenta con un colore rubino vivo e intenso. Al naso offre aromi di frutti di bosco, talvolta in confettura, bilanciati da note balsamiche leggere e vegetali. In bocca è strutturato, complesso e morbido, grazie all'elevata presenza di zuccheri e polifenoli maturati grazie alle esposizioni soleggiate e ai terreni calcarei. Il calore tipico del vitigno è controbilanciato da una buona freschezza e da tannini levigati. Sebbene possa raggiungere gradi alcolici elevati (fino al 14% o oltre), mantiene un equilibrio notevole, risultando vellutato e persistente al palato.
  • Come si abbina il Cagnulari a tavola?
    Grazie alla sua struttura e alla ricchezza di polifenoli, il Cagnulari è ideale per accompagnare piatti robusti e saporiti. Si abbina perfettamente alle carni rosse elaborate, agli arrosti tradizionali e, in modo particolare, alla cucina pastorale sarda. È eccellente con il maialino al finocchio sardo, l'agnello alla salsetta d'aglio o l'agnello in crosta. Funziona anche molto bene con formaggi stagionati tipici della Sardegna. Nei casi in cui il vino sia più sapido e polposo, come negli assemblaggi complessi, può trovare spazio anche con primi piatti di pesce come la pasta al sugo di tonno.
  • Chi sono i produttori principali che vinificano il Cagnulari?
    Il principale promotore e 'padre moderno' del Cagnulari è Giovanni Cherchi, che ha svolto un ruolo cruciale nella sua salvaguardia e rivalutazione commerciale. La sua cantina produce sia un Cagnulari in purezza che un blend (Luzzana) dove il vitigno costituisce il 60% insieme al Cannonau. Un altro produttore significativo è Feudi della Medusa, che propone un'Cagnulari Antiche Vigne da vigneti centenari e lo utilizza anche in assemblaggi complessi come il Biddas Arrubias Corona de Logu (con Bovale e Cannonau) e il Bithia (con Cannonau e Cabernet Sauvignon). Questi produttori hanno contribuito a portare il vitigno da nicchia locale a prodotto di qualità riconosciuta.

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