Barbera del Sannio

Vitigni rossi

Barbera del Sannio

Il Barbera del Sannio è un autoctono a bacca rossa della Campania che nulla ha a che vedere con il famoso piemontese. Fornisce buoni vini freschi da bere giovani e in molti abbinamenti.

di Redazione

24 luglio 2012

La varietà

Benvenuti a Castelvetere si dovrebbe scrivere sulle bottiglie di vino prodotte da questa uva rossa, perche il vitigno è coltivato praticamente solo in questo comune del Sannio e niente ha a che vedere con la sua omonima piemontese secondo le analisi dell'Assessorato Regionale all'Agricoltura. Si chiama con questo nome perché secondo l'enologo Nicola Venditti in queste zone non si usava fare vinificazioni in purezza e le uve locali venivano sempre assemblate. Quest'uva in particolare non aveva nemmeno un nome e rimase sconosciuta a non Castelveteranesi per moltissimo tempo, finché non gli si diede questo nome in quanto, essendo sensibile al trasporto veniva usata solo per le produzioni locali comparandola nelle valutazioni alla famosa omonima piemontese. Le prime testimonianze di un vitigno aromatico denominato Barbera, molto diffuso nella zona, risalgono alla metà dell'ottocento per opera degli agronomi Gasparrini e Frojo. È un vitigno che è riuscito a sopravvivere nonostante la concorrenza spietata dell'Aglianico e di numerose uve importate, anche grazie alle sue peculiari qualità. La Barbera del Sannio ha grappoli a spargolo con chicchi piccoli e come detto delicati, per la buccia sottile specialmente dopo la maturazione, che giunge i primi dieci giorni di di settembre.

I vini del Barbera del Sannio

Il Barbera del Sannio oggi riscoperto fornisce vini di colore, leggeri e di pronta beva non adatti all'invecchiamento. Gli acini hanno alte concentrazioni di antociani, con bei profumi intensi e fruttati di ciliegia seguiti da toni floreali di rosa e viola. La bocca è dotata di tannini morbidi che si affidano ad un corpo di media struttura. Trova molti abbinamenti anche per la sua facilita d'approccio e si può bere con della semplice pasta al pomodoro fresco o con grigliate di carni bianche. Prima in IGT con la denominazione Barbera del Beneventanoda quindici anni la Berbera ha la sua denominazione DOC Barbera del Sannio. Non facile da vinificare, è ancora una prerogativa dei produttori locali.

I produttori

Un ottima Sannio Barbera viene prodotto dalle Cantine Fontana delle Selve con il Thelemako DOC in purezza di 13,5% vol. Ottima luminosità nel colore rubino che apre ad aromi vinosi profondi, con fiori freschi e ciliege ben equilibrate. Bel corpo, sostenuto ma leggero con gusti fragranti e una lunga persistenza floreale. Ottimo con i paccheri all'amatriciana. Un altro buon Barbera Sannio DOC è quello Di Santo Ugo, che apre con aromi di vegetali freschi e dolci con una bocca morbida e ben equilibrata, da provare con il pollo alla piastra e i peperoni. Il Barbera è protagonista anche del Grotta di Futa Barbera Beneventano IGT di A Cance’llera con un olfatto alla mela cotogna, che sfumature floreali. Il palato è persistente, discretamente acido per la pasta al pomodoro fresco e basilico.

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Domande frequenti

  • La Barbera del Sannio è lo stesso vitigno della celebre Barbera piemontese?
    No, nonostante il nome identico, si tratta di due varietà geneticamente distinte. Analisi condotte dall'Assessorato Regionale all'Agricoltura hanno confermato che la Barbera del Sannio, coltivata quasi esclusivamente a Castelvetere Irpino, non ha alcuna relazione con quella del Piemonte. Il nome deriva probabilmente dal fatto che, storicamente, le uve locali venivano assemblate e non vinificate in purezza; questa specifica varietà, sensibile al trasporto per la buccia sottile, era riservata ai consumi locali e fu paragonata alla nota Barbera piemontese solo per valutarne le caratteristiche qualitative, senza esserne l'antenata.
  • Quali sono le caratteristiche organolettiche principali di un vino Barbera del Sannio DOC?
    Questo vino rosso si presenta con un colore rubino luminoso e offre un profilo aromatico intenso e fruttato, dominato dalla ciliegia, seguito da note floreali di rosa e viola. In bocca si distingue per tannini morbidi e una struttura di media corporeità, risultando leggero e di pronta beva. Non è un vino pensato per l'invecchiamento lungo, ma va apprezzato giovane per la sua freschezza e facilità d'approccio. La presenza di alte concentrazioni di antociani garantisce una buona stabilità cromatica e una persistenza aromatica gradevole, spesso floreale.
  • Con quali piatti si abbina meglio il Barbera del Sannio?
    Grazie alla sua acidità vivace e ai tannini morbidi, il Barbera del Sannio è estremamente versatile in tavola. Si sposa eccellentemente con la pasta al pomodoro fresco, come i paccheri all'amatriciana o semplicemente con basilico, poiché l'acidità del vino bilancia l'acidità del pomodoro. È inoltre ideale con grigliate di carni bianche, pollo alla piastra e peperoni. La sua leggerezza lo rende perfetto per pranzi informali o cene estive dove si cercano vini freschi che non appesantiscano il pasto, accompagnando anche formaggi freschi o antipasti leggeri.
  • Cosa significa la denominazione DOC 'Barbera del Sannio' e qual è la sua storia recente?
    Fino a quindici anni fa, i vini prodotti con questo vitigno erano classificati principalmente come IGT (Indicazione Geografica Tipica), spesso sotto la dicitura 'Barbera del Beneventano'. Recentemente, la varietà ha ottenuto la propria denominazione specifica DOC, 'Barbera del Sannio', riconoscendo ufficialmente l'unicità territoriale e varietale di questa produzione concentrata a Castelvetere. Questa evoluzione normativa premia la riscoperta di un vitigno autoctono sopravvissuto alla concorrenza dell'Aglianico, permettendo ai produttori locali di valorizzare maggiormente le peculiarità di un'uva antica, testimoniata già dagli agronomi Gasparrini e Frojo nella metà dell'Ottocento.
  • Perché il Barbera del Sannio è considerato un vitigno difficile da vinificare?
    La difficoltà principale risiede nella delicatezza fisica dell'uva: i grappoli sono a spargolo e gli acini hanno una buccia molto sottile, specialmente a piena maturazione (intorno ai primi dieci giorni di settembre). Questa fragilità li rende estremamente sensibili durante il trasporto e la raccolta, rendendo complessa la gestione del frutto per preservarne l'integrità fino alla cantina. Inoltre, la scarsa resistenza al trasporto ha storicamente limitato la commercializzazione esterna, confinando la produzione al consumo locale. Oggi, solo alcuni produttori specializzati riescono a gestire efficacemente queste criticità per ottenere vini di alta qualità in purezza.

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