Ancellotta

Vitigni rossi

Ancellotta

L'Ancellotta è tra le migliori qualità ci Lambrusco, utilizzata nei tagli di questi vini della stessa famiglia per apportare colore e aromi di frutta rossa. Solo in un caso viene vinificato in purezza ma non trova un grosso consenso al di fuori della sua zona d'origine.

di Redazione

14 luglio 2012

La varietà

L'Ancellotta è un vitigno rosso della zona del Modenese i cui primi riferimenti storici risalgono al 1400, quando le venne attribuito questo nome grazie alla diffusione che la famiglia Lancillotti riuscì a dare a questo vitigno della famiglia del Lambrusco, dove attualmente rappresenta il 15 per cento del taglio del Lambrusco Reggiano, che viene per lo più esportato con notevole successo. Questa varietà di Lambrusco è quella più coltivata tra le sue simili della famiglia. Questo grazie ad un apporto qualitativo di grande livello sempre rispetto alle altre Lambrusco, tanto che se ne vinifica anche qualche vino in purezza. Oggi questa varietà trova molta popolarità in tutto il Reggiano e nelle aree limitrofe anche al di là del Po. È un vitigno molto vigoroso, con maturazione mediamente tardiva tra la fine di settembre e i primi d'ottobre, con grappoli medi e cilindrici e chicchi ben sferici, con consistente pruina sulla spessa buccia. Trova anche qualche ettaro in altre regioni, come il Trentino dove fu introdotto nel primo dopoguerra e poi via via nel nord est, in Puglia, in Sardegna e nelle altre regioni dell'Italia centrale. Incontra molta sensibilità alla botritizzazione e alla peronospora, ma è lo iodio la sua principale avversità. Tra gli insetti teme la cicalina mentre resiste bene alle correnti d'aria e alla siccità.

I vini da Ancellotta

Generalmente il vitigno viene utilizzato nei tagli ma trova anche qualche vinificazione in purezza di buona qualità. È uno dei principali componenti del Lambrusco Reggiano, del Reggiano Rosso DOC e del Colli di Faenza, oltre ad avere coinvolgimenti in quasi tutti i tagli del Lambrusco. Il vitigno è interessante perché apporta molto colore e zucchero ai vini, e quindi una discreta alcolicità. Fornisce in genere poca acidità e quindi deve essere tagliato con vini più strutturati. I vini presentano colori rubino molto brillante, e se invecchiati tendono all'aranciato. Esprime bene sentori di frutta rossa, odori vinosi con un palato amabile e morbido. Va bene con antipasti e piatti non strutturati al sugo e alla carne, con poca aromaticità.

I produttori dell'Ancellotta

Come detto in precedenza l'Ancellotta viene vinificato in purezza solo in un IGT di sufficiente qualità ma che non è riuscito a imporsi se non a livello locale. Per trovare l'Ancellotta in qualche vino di conoscenza nazionale bisogna cercarlo in assemblaggio con altri Lambrusco, dove riesce ad apportare le sue caratteristiche. Un ottimo vino di questo tipo è il Reggiano Lambrusco Rosso Selezione da Agricoltura Biologica di Venturini Baldini della provincia di Reggio. Di 11,5% vol, possiede una bella spuma rosa, con un naso aromatico ai frutti di bosco. In bocca è secco, pulito e ben acido. È un buon accompagnamento per le cotolette di mortadella e formaggio. Nel Secco Tenuta del Roncolo invece, sempre di Venturini, il vino si fa anche floreale e acquista in freschezza e fragranza per il maiale.

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Domande frequenti

  • Qual è il ruolo principale dell'Ancellotta nei vini lambruscati?
    L'Ancellotta è celebre soprattutto per la sua capacità di conferire intensità cromatica e struttura ai vini. Inserita prevalentemente nei tagli del Lambrusco Reggiano (costituendo circa il 15% del blend), agisce come componente fondamentale per arricchire il colore rubino brillante e aumentare il tenore zuccherino, garantendo così una discreta alcolicità. Tuttavia, poiché tende a fornire poca acidità naturale, il suo utilizzo richiede l'accoppiamento con vitaggi più strutturati e acidi per bilanciare il profilo organolettico finale, evitando che il vino risulti piatto o eccessivamente morbido.
  • È possibile trovare vini di Ancellotta in purezza? Come sono?
    Sì, sebbene sia raro, esistono vinificazioni in purezza di Ancellotta, spesso classificate come IGT. Questi vini esprimono note di frutta rossa matura e un palato amabile e morbido, con sentori vinosi tipici. Tendono ad assumere tonalità aranciate con l'invecchiamento. Nonostante la qualità intrinseca, non hanno ottenuto un grande consenso commerciale al di fuori delle zone di origine, rimanendo nicchie locali. La loro scarsa acidità li rende meno versabili all'invecchiamento lungo rispetto ad altri lambruschi strutturati, preferendoli al consumo entro pochi anni dalla vendemmia.
  • Con quali cibi si abbina meglio l'Ancellotta?
    Grazie al suo profilo morbido e alla bassa acidità, l'Ancellotta si abbina eccellentemente a piatti non troppo strutturati, ricchi di sughi leggeri o carni bianche. È ideale per antipasti, cotolette di mortadella e formaggi freschi. La versione frizzante, come quella prodotta da Venturini Baldini, risulta particolarmente adatta a piatti dal sapore deciso ma non aggressivo, dove la sua spuma delicata e i profumi di frutti di bosco puliscono il palato. Evitare abbinamenti con carni rosse molto speziate o salse molto acide, che potrebbero sovrastare la delicatezza del vino.
  • Quali sono le caratteristiche agronomiche e le vulnerabilità del vitigno?
    L'Ancellotta è un vitigno vigoroso con maturazione medio-tardiva (fine settembre-inizi ottobre). Presenta grappoli cilindrici e bacche sferiche con buccia spessa e ricca di pruina, fattori che contribuiscono alla sua colorazione intensa. Tuttavia, è sensibile a diverse avversità: teme fortemente la botrite e la peronospora, mentre lo iodio rappresenta la sua principale minaccia chimica. Tra gli insetti, la cicalina è il parassita da monitorare. D'altra parte, mostra una buona resistenza alle correnti d'aria e alla siccità, facilitando la coltivazione in climi secchi.
  • Dove viene coltivata principalmente l'Ancellotta oggi?
    La zona d'elezione rimane il Modenese e il Reggiano, dove ha radici storiche dal XV secolo e costituisce la quota maggiore della produzione di Lambrusco Reggiano DOC. Oltre a queste aree centrali, la varietà si è diffusa in altre regioni italiane, seppur in misura minore. Si trovano coltivazioni significative in Trentino (introdotto nel dopoguerra), nel Nord-Est, in Puglia, in Sardegna e in alcune zone dell'Italia Centrale. Nonostante l'espansione geografica, la sua identità e la massima espressione qualitativa rimangono indissolubilmente legate al territorio emiliano di origine.

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