La varietà
L'Albarossa è un vitigno autoctono piemontese di origine relativamente recente, nato da un incrocio tra il Nebbiolo di Dronero, detto Chatus, e il Barbera. La data di nascita esatta è fissata al 1938, quando il prof. Giovanni Dalmasso, dopo numerosi studi sui miglioramenti qualitativi delle uve piemontesi realizzando alcuni incroci che sarebbero poi stati registrati e catalogati presso la collezione viticola della regione Piemonte pur non essendo mai utilizzati per la coltivazione fino agli anni 80 del novecento, quando il professor Mannini del Cnr di Torino, riprese gli studi di questi incroci iniziando la sperimentazione nella Tenuta Cannona, il centro sperimentale vitivinicolo della regione Piemonte. L'Albarossa era parte di questi incroci, nato con l'intenzione di sfruttare le qualità di entrambe le migliori uve rosse piemontesi, quando si pensava che il Nebbiolo fosse stato utilizzato nelle sperimentazioni e non il Chatus come poi successivamente fu dimostrato dalle analisi successive. Il Chatus è un vitigno autoctono alpino, diffuso sui rilievi più bassi delle Alpi Marittime tra la Francia, con la regione dell'Ardèche, ed il Piemonte nel Saluzzese, nel Pinerolo e nella Savoia. Molto più diffuso in Italia che in Francia, il vitigno infatti rispecchia tutte le caratteristiche dei vitigni regionali piemontesi, fornendo orgoglio ma soprattutto qualità all'Albarossa. Il vitigno ha molto soddisfatto i viticoltori, grazie ad ottime rese e vini di alta qualità, caratterizzati da una forte e fresca piemontesità equilibrata da eleganti trame tanniche. Il suo ambiente prediletto è quello collinare e ben esposto, dove le condizioni climatiche asciugano i terreni calcarei e fertili di elementi. Nel Catalogo nazionale delle varietà di vite (Cvt) dal 1977, il vitigno Albarossa è in grado ancora di regalare sorprese, ed è tuttora in fase di studio e sperimentazione, tanto che se ne sta elaborando un altro ottimo incrocio, il Cornarea, incrociandolo con il vitigno bianco Bussanello, a sua volta ottenuto dal Riesling e dal Furmit. Il vitigno presenta grappoli di medie dimensioni e densità compatte, con bacche invece di piccole dimensioni e bucce spesse, in cui vi sono alte concentrazioni dei migliori elementi che forniscono qualità al vino, antociani e polifenoli, arricchiti da una notevole dose zuccherina e un'acidità naturale ben equilibrata. L'Albarossa gode di una grandissima considerazione tra gli esperti, che lo giudicano un grande nobile per vini rossi opulenti, pieni di personalità, anche se nell'affinamento preferisce di gran lunga la bottiglia al legno. Il vitigno si mostra sofferente all'oidio e alla muffa, a causa della sua compattezza, anche se le bucce riescono a diminuire l'impatto. Migliore resistenza invece è offerta alla peronospora. Di germogliamento precoce, deve essere protetta dalle brinate primaverili. La maturazione è invece tardiva, ed è quindi essenziale che il vitigno goda di una buona esposizione nel freddo clima che riscontra in Piemonte.
I vini dell'Albarossa
L'Albarossa, se coltivato nei tipi di terreni sopra descritti, può essere vinificato in purezza per fornire vini di colori carichi, sfumati sul viola, con gamme olfattive complesse e ampie grazie alle concentrazioni di polifenoli naturali, senza che queste disturbino il palato con un'eccessiva astringenza, mantenendolo morbido e setoso nonostante la buona acidità. Sono vini dalla grande forza alcolica, con intense profumazioni sia fruttate che floreali e tocchi molto generosi di spezie dolci come il tabacco. La bocca risulta calda, di ottima struttura e dotata di una buona dose di glicerina. Il corpo solido e i tannini raffinati ricamano una chiusura molto lunga e sentita. Gli abbinamenti possibili sono molti, e di gran pregio, in quanto il vino riesce ad accompagnare bene la selvaggina tanto quanto gli stufati e i brasati. Ma alcuni vini possono suggerire anche piatti di pasta con la provola, o tartufo. Attualmente il suo impiego è previsto solo nella denominazione di origine Piemonte Albarossa DOC, in una zona ampissima che comprende più di trecento comuni sparsi sui territori delle provincie di Asti, Cuneo e Alessandria.
I produttori
L'Albarossa, nonostante la sua indiscutibile qualità, è un vitigno ancora poco conosciuto al grande pubblico, cosi come le aziende che lo utilizzano, ancora semisconosciute. Viotti è tra questi, con il suo Piemonte Albarossa DOC dai profumi di ribes e lamponi, con note di viola e finali speziati sul dolce. Importante la struttura sia alcolica che tannica, con un corpo pieno da provare con la faraona. Tra le case molto note invece vi è Antinori, con il suo Prunotto Bricco Colma Monferrato, con il vitigno in purezza e un grado alcolico di ben 14%. Un vino elegante e complesso, figlio della tradizione dell'enologo Alfredo Prunotto che lavorò con grande fama nel Piemonte dei primi del Novecento. Questo vino dal rubino carico venato di violaceo, apre il naso ai profumi dell'amarena e di speziature dolci, finite dalla grafite. Il palato è sempre alcolico, ma anche molto fresco.
Domande frequenti
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Qual è l'origine genetica dell'Albarossa e perché è considerato un vitigno moderno?L'Albarossa non è un vitigno antico, ma nasce ufficialmente nel 1938 dall'incrocio tra due varietà piemontesi storiche: il Nebbiolo di Dronero (detto Chatus) e il Barbera. Sebbene l'incrocio sia stato realizzato decenni fa, il vitigno è rimasto quasi sconosciuto fino agli anni '80, quando il professor Mannini del CNR di Torino ne riprese la sperimentazione nella Tenuta Cannona. È considerato moderno perché, a differenza di altri grandi rossi piemontesi, la sua valorizzazione commerciale e la sua affermazione come varietà autonoma sono avvenute solo recentemente, sfruttando le sinergie qualitative tra le due uve parentali.
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Come si presentano i vini prodotti con uva Albarossa in termini di colore, aroma e struttura?I vini Albarossa in purezza offrono un colore rosso rubino intenso, spesso sfumato verso il viola. Al naso sono complessi ed ampi, con note fruttate (come amarena, ribes, lampone), floreali (viola) e tocchi generosi di spezie dolci come tabacco e talvolta grafite. In bocca si distinguono per una struttura solida, calore alcolico ben integrato e una nota di glicerina che li rende morbidi e setosi. Nonostante l'alta concentrazione di polifenoli e tannini raffinati, l'acidità naturale mantiene il vino fresco, garantendo una chiusura lunga e persistente senza eccessiva astringenza.
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Quali sono i terreni e le esposizioni ideali per la coltivazione dell'Albarossa?L'Albarossa predilige ambienti collinari ben esposti, fondamentali per garantire la maturazione completa in un clima piemontese che può risultare freddo. I terreni preferiti sono quelli calcarei e fertili, dove le condizioni climatiche aiutano ad asciugare il suolo, favorendo la concentrazione degli zuccheri e degli antociani nelle bacche. Questa esposizione è cruciale dato che il vitigno ha una maturazione tardiva; un'esposizione ottimale protegge le uve e permette di sviluppare quella freschezza e quella struttura tannica che caratterizzano i migliori esempi di questa varietà.
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Con quali piatti si consiglia di abbinare un vino Albarossa?Grazie alla sua struttura piena, al calore alcolico e ai tannini raffinati, l'Albarossa è eccellente con piatti robusti e saporiti. Si abbina perfettamente alla selvaggina da piuma e da pelo, nonché a stufati e brasati di carne rossa. La sua versatilità permette però di osare con preparazioni meno convenzionali: può accompagnare con successo paste condite con formaggi semi-stagionati come la provola, oppure piatti che richiamano il tartufo, dove le note terrose e speziate del vino creano un armonioso contrasto con l'aroma del fungo pregiato.
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Quali sono le principali criticità colturali e le resistenze alle malattie di questo vitigno?L'Albarossa presenta alcune fragilità fisiologiche dovute alla compattezza dei suoi grappoli. È particolarmente sensibile all'oidio e alla muffa (botrite), poiché l'aria circola male tra le bacche dense; tuttavia, le sue bucce spesse e ricche di polifenoli offrono una certa protezione contro questi funghi. Mostra invece una migliore resistenza alla peronospora. Essendo un vitigno a germogliamento precoce, richiede protezioni contro le gelate primaverili tardive, mentre la maturazione tardiva impone di scegliere vigneti con esposizione soleggiata per evitare problemi di acidità residua o scarsa maturazione fenolica.



