raspo

Uva

Raspo uva

Il raspo è l'organo che sostiene i chicchi alla pianta e dal quale passano i nutrienti che si depositeranno poi in essi. Non è utile alla vinificazione, in quanto legnoso e portatore di elementi che danneggiano i gusti del vino. Va quindi eliminato, e a questo scopo la tecnologia ha fornito numerosi macchinari.

di Redazione

26 gennaio 2013

Il raspo

Il raspo dell'uva è un vero e proprio organo della pianta, generalmente associato come organo del chicco, che consente il collegamento tra questo e il resto della vite, svolgendo quindi importanti funzioni nel trasporto di tutte le sostanze che vanno poi a depositarsi negli acini. Viene chiamato anche rachide o graspo. Ha una conformazione legnosa, che consente agli acini di rimanere attaccati alla pianta. Si divide in peduncolo, che individua la parte iniziale di collegamento al trancio, un asse centrale e due secondari, chiamati rachilli a cui si attaccano i chicchi. Il raspo è molto concentrato in tannini, in quantità cosi elevate che generalmente si tende ad evitare il suo utilizzo durante la macerazione, anche se non mancano vinificazioni che lo utilizzano. I tannini infatti, in concentrazioni troppo elevate, fornirebbero un'eccessiva astringenza e una potenza tannica talmente elevata da coprire le qualità organolettiche del vino. Viene per questo quasi sempre eliminato, prima di procedere a qualsiasi operazione di vinificazione utilizzando oggi delle apposite macchine diraspatrici. Costituisce tra il 3 e il 7% del peso totale del grappolo, ma come volume ne costituisce il il 30%. È costituito principalmente da acqua per il 75-80%; tannini per il 3-5% mentre le altre sostanze sono molto scarse, in particolare gli zuccheri che costituiscono meno del 1% della composizione; gli acidi organici allo 0,5%; le sostanze azotate dal 1 al 1,5%, i minerali da 2 al 2,5%. Vi sono quindi principalmente lignina e cellulosa, con molti polifenoli, resine e pectine, tutte componenti tipiche del legno.

Il raspo nella vinificazione

Il raspo dunque non è un organo utile alla vinificazione, essendo un elemento che non riesce ad apportare zuccheri e tannini utili. Questi infatti non sono i tannini nobili contenuti invece nei semi e nelle bucce e regalano un'astringenza troppo marcata per essere utile alla fermentazione e al risultato finale. I sali minerali apportati dai chicchi sono più che sufficienti al vino, e una troppa ricchezza di questi elementi potrebbe generare una concentrazione di cationi troppo elevata, che ridurrebbe eccessivamente l'acido tartarico aumentando il ph.

Lo smaltimento dei raspi

Il raspo quindi non essendo utile ala vinificazione ed essendo il 30% del volume del grappolo va eliminato e poi smaltito. Questo smaltimento risulta difficoltoso proprio a causa del grande volume che occupa, e tutte le aziende generalmente acquistano delle apposite macchine per la riduzione di questo volume e il suo smaltimento. I macchinari dedicati a questa operazione sono detto Trinciaraspi. Sono generalmente dei macchinari con un motore rotante a cui sono collegati delle speciali lame, che sminuzzano i raspi riducendoli anche del 90% in volume. La macchina quindi tritura la massa volumetrica e poi la deposita in speciali contenitori di smaltimento. Alcuni viticoltori utilizzano poi i raspi smaltiti per la realizzazione di composti organici fertilizzanti.

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Domande frequenti

  • Cos'è esattamente il raspo nell'uva e qual è la sua funzione biologica?
    Il raspo, noto anche come rachide o graspo, è l'organo strutturale della pianta che funge da scheletro del grappolo d'uva. Collega fisicamente gli acini alla vite, permettendo il flusso di nutrienti essenziali verso i chicchi durante la maturazione. Anatomicamente si compone di un peduncolo principale, un asse centrale e ramificazioni secondarie chiamate rachilli, alle quali sono ancorati i singoli frutti. Nonostante sia fondamentale per la sopravvivenza della pianta e la crescita dell'acino, il raspo è composto prevalentemente da lignina e cellulosa, rendendolo un tessuto legnoso e duro che non partecipa direttamente alla produzione di zuccheri o aromi nel frutto.
  • Perché il raspo viene solitamente rimosso prima della vinificazione?
    Il raspo viene quasi sempre eliminato perché contiene concentrazioni elevate di tannini legnosi e astringenti, diversi dai tannini nobili presenti nelle bucce e nei semi. L'uso del raspo in cantina conferirebbe al vino un'astringenza eccessiva e ruvida, coprendo le caratteristiche organolettiche delicate del mosto. Inoltre, il raspo apporta pochi zuccheri (meno dell'1%) e acidi organici, risultando inefficace per la fermentazione alcolica. La sua presenza può inoltre alterare negativamente l'equilibrio chimico del vino, aumentando il pH e riducendo l'acidità totale a causa dell'elevato contenuto di sali minerali e cationi, compromettendo così la stabilità e la freschezza del prodotto finale.
  • Quali sono le percentuali di composizione chimica del raspo?
    La composizione del raspo riflette la sua natura legnosa: è costituito per il 75-80% da acqua, mentre la materia secca è dominata da lignina e cellulosa. Contiene tannini per circa il 3-5%, ma gli zuccheri sono trascurabili, inferiori all'1%. Gli acidi organici rappresentano solo lo 0,5%, le sostanze azotate variano dall'1 al 1,5% e i minerali dal 2 al 2,5%. Questa scarsità di componenti fermentescibili e la predominanza di fibre strutturali spiegano perché il raspo non contribuisce positivamente alla struttura o al corpo del vino, agendo piuttosto come materiale inerte che diluisce le qualità del mosto se non rimosso.
  • Come vengono gestiti e smaltiti i raspi dopo la diraspatura?
    Poiché il raspo costituisce fino al 30% del volume del grappolo pur pesando solo il 3-7%, il suo smaltimento richiede soluzioni efficienti per gestire l'enorme ingombro. Le cantine utilizzano macchine specifiche chiamate trinciaraspi, dotate di lame rotanti che frantumano il materiale, riducendone il volume fino al 90%. Una volta triturati, i raspi vengono raccolti in appositi contenitori. Molti viticoltori adottano pratiche sostenibili trasformando questi residui in compost organico fertile, da restituire al terreno della vigna, chiudendo così il ciclo naturale e migliorando la struttura del suolo senza doverli trasportare via come rifiuto secco.
  • Esistono eccezioni in cui il raspo viene utilizzato nella vinificazione?
    Sebbene la pratica comune preveda la rimozione completa del raspo, esistono casi specifici in cui alcuni produttori decidono di mantenerlo parzialmente o totalmente nel mosto. Questa tecnica, nota come vinificazione con raspi, è rara e richiede grande attenzione, poiché i tannini legnosi possono sopraffare l'aroma del vino se non bilanciati correttamente. Solitamente si opta per questa strada con uve molto mature e sane, dove i tannini del raspo possono integrarsi con quelli nobili delle bucce, aggiungendo complessità strutturale e note erbacee. Tuttavia, il rischio di astringenza eccessiva e squilibri chimici rimane alto, rendendo questa scelta riservata a vinificatori esperti e stili di vino particolari.

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