Denominazioni vino

Le sottodenominazioni

Le sottodenominazioni sono molto utili per districarsi nell'ormai vastissimo mondo delle denominazioni di origine, e possono dare indicazioni sia varietali, che zonali, che tipologiche del vino, in modo da orientare il consumatore verso la giusta scelta sul tipo di vino ricercato.

di Redazione

26 aprile 2012

Il vino e le denominazioni

Oggi con il gran numero di denominazioni è necessario conoscere i significati e le legislazioni delle varie denominazioni, di cui abbiamo ampiamente parlato nei precedenti articoli di questa sezione. Se da una parte queste denominazioni, DOC, DOCG, IGT e Vino da Tavola offrono una certa garanzia al consumatore e una difesa di un marchio ben identificato con il prodotto e il suo territorio, dall'altra, la nascita di molte nuove denominazioni e la gran mole di informazioni ormai reperibili non solo nelle bibliografie ma anche su internet, pone un problema di orientamento per il consumatore, che si vede da un lato bombardato di nomi e notizie, dall'altra privato di quella cultura tradizionale del passato che la società dei consumi ha fagocitato con la grande pubblicità televisiva e mediatica in generale. Una parte del problema riguardante la perdita delle identità culturali locali è stata risolta dalle denominazioni, ma non del tutto. Questa eredità culturale infatti non è facilmente recuperabile perché tramandata dagli usi e dai costumi della vita quotidiana del passato, anche oralmente e nello stile di vita. Una volta automaticamente veniva tramandato uno stile di vita e una conoscenza locale sui propri prodotti e località che non dava adito a disorientamenti, e quando si indicava un prodotto, non vi era nemmeno la necessità di spiegarlo, anzi, spesso a livello locale si partecipava direttamente alla sua produzione.

Perché utilizzare le sottodenominazioni

Oggi, con la velocità della nostra società, molte di queste conoscenze si sono perse e anche il gran numero di denominazioni approvate negli ultimi 20 anni inizia a disorientare il consumatore, soprattutto in considerazione della vastità di alcune aree specialmente se non risiede e non ha la cultura della zona di provenienza del vino. Per questo vengono incluse sempre di più nei disciplinari delle sottodenominazioni, che aiutano il consumatore a orientarsi in una zona specifica piuttosto ampia in cui i risultati sono spesso differenti. Come abbiamo avuto più volte modo di rimarcare, la qualità del vino dipende, oltre che dai processi antropologici di vinificazione, dalla varietà delle uve e dalle condizioni climatiche, geologiche e ambientali in cui l'uva viene coltivata. In questi casi in italiano si usa il termine micro-clima che però non rende giustizia, e nemmeno l'idea, alle specifiche zonali particolari di molti vini. In questo allora è meglio utilizzare il termine francese terroir che indica e racchiude ogni singolo aspetto legato al territorio da ogni punto di vista, fino alla singola parcella di terreno. Infatti, come sottolineato piu volte, la stessa varietà può cambiare totalmente risultati anche in parcelle distanti poche centinaia di metri l'una dall'altra. Questo perché la natura geologica del territorio, molto frastagliata e discontinua, potrebbbe casualmente porre del calcare in una zona, e successivamente del granito in un altra come semplice confine di formazione geologica tra due aree. Un altro fattore sono le condizioni micro-climatiche che influiscono sulle uve, come la presenza o meno, o più ravvicinata rispetto ad una zona nella stessa denominazione, di un fiume o un ruscello, che influirebbero sull'impatto dell'umidità assorbita dalle uve e sui sapori, magari salmastri o lagunari, che esse potrebbero assorbire dalla presenza di un corso d'acqua. Una stessa denominazione a volte può occupare più valli ad esempio, dove ci sia o meno un corso d'acqua, o che siano semplicemente orientate su diversi assi geografici della rosa dei venti. Questo farebbe si che la ventilazione, e a volte il tipo di vento, possa differire in modo sostanziale da valle a valle, cambiando cosi sia l'aspetto organolettico delle uve, sia i processi di maturazione delle uve o i tempi di infiorescenza. Anche i processi di lavorazione riguardano queste differenziazioni. Se dal punto di vista del profano, queste differenze sembrano esagerate, dal punto di vista dell'appassionato o di quello degli addetti ai lavori invece, queste differenze sono sostanziali, anche perché sugli scarti più o meno qualitativi dei vini, anche appartenenti alla stessa denominazione, si giocano spesso le sorti delle aziende e dei suoi lavoratori.

Cosa è una sottodenominazione

Una sottodenominazione può essere varietale, tipologica o zonale, per indicare peculiarità specifiche di una zona particolare. Nel caso delle varietali, si intende usare la sottodenominazione per indicare delle differenziazioni precise, all'interno della medesima denominazione d'origine, riguardo all'assemblaggio utilizzato. Molti disciplinari infatti lasciano discreti margini nelle percentuali, e in alcuni casi, dove un determinato assemblaggio risulta più efficacie, può consentire una sottodenominazione che indichi il vitigno utilizzato. Questa sottodenominazione è molto usata in Italia, dove l'indicazione varietale è più sentita. Anche la sottodenominazione tipologica è molto usata per indicare, nella stessa denominazione, differenze sostanziali nella vinificazione. Un esempio concreto è l'indicazione, sotto la stessa denominazione e magari varieta di uva, dell'indicazione Vin Santo per indicare un vino dolce, o passito per indicare un metodo di lavorazione delle uve. Questo fornisce un'indicazione essenziale al consumatore al momento dell'acquisto. La sottodenominazione zonale invece è meno usata, anche grazie all'uso dei DOCG, ma in alcune denominazioni valgono autorizzate le sottodenominazioni indicate come sottozone, da apporre in etichetta, proprio per indicare specifiche aree ristrette con dei livelli qualitativi piu alti rispetto a quelli medi della stessa denominazione. Per un esempio si possono citare le varie sottozone dei Colli Bolognesi, o della Vernaccia di San Gimignano.

Naviga per:

Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra una denominazione generica e una sottodenominazione nel vino?
    La denominazione generica (come DOC o DOCG) garantisce l'origine e le regole base di produzione di un ampio territorio. La sottodenominazione, invece, offre un livello di dettaglio superiore, specificando caratteristiche più ristrette e peculiari. Può essere varietale (indicare un vitigno predominante), tipologica (specificare lo stile di vinificazione, come 'Vin Santo') o zonale (identificare una sottozona geografica precisa). Mentre la denominazione principale definisce il quadro normativo, la sottodenominazione aiuta il consumatore a distinguere sfumature qualitative e territoriali che altrimenti sarebbero nascoste nella media del prodotto.
  • Perché il concetto di terroir è fondamentale per giustificare l'esistenza delle sottodenominazioni zonali?
    Il terroir racchiude l'insieme unico di fattori naturali e umani di un luogo: geologia, clima, esposizione e tradizione. Nelle sottodenominazioni zonali, questo concetto spiega come parcelle vicine possano produrre vini radicalmente diversi. Ad esempio, un confine geologico che passa dal calcare al granito a pochi metri di distanza, o la presenza di un ruscello che modifica l'umidità e il microclima, altera completamente le uve. La sottodenominazione zonale riconosce queste specificità, permettendo di etichettare vini che riflettono un'identità territoriale netta e distinta dalla media della denominazione più vasta.
  • Cosa intendiamo quando parliamo di sottodenominazione varietale? È comune in Italia?
    La sottodenominazione varietale indica che, all'interno di una stessa denominazione di origine, il vino presenta caratteristiche specifiche dovute a un vitigno o a un assemblaggio particolare. Spesso i disciplinari permettono flessibilità nelle percentuali dei vitigni; la sottodenominazione nasce quando una combinazione specifica risulta particolarmente efficace o distintiva. In Italia, questa pratica è molto diffusa perché i consumatori italiani tendono a valorizzare fortemente l'identità del vitigno principale. Serve quindi a comunicare chiaramente al cliente quale varietà domina il profilo aromatico e strutturale del vino, andando oltre la semplice indicazione geografica.
  • Come funziona la sottodenominazione tipologica e quali esempi concreti possiamo fare?
    La sottodenominazione tipologica classifica il vino in base al metodo di vinificazione o allo stile finale, indipendentemente dal fatto che provenga dalla stessa area geografica. Un classico esempio è l'uso di 'Vin Santo' o 'Passito' sotto una stessa denominazione: entrambi indicano tecniche di lavorazione specifiche (appassimento delle uve) che producono vini dolci o concentrati, distinti dal normale vino da tavola della stessa zona. Questa classificazione è cruciale per il consumatore perché cambia radicalmente l'esperienza di degustazione, segnalando subito caratteristiche organolettiche come dolcezza, corpo e complessità derivanti dal processo produttivo scelto.
  • In che modo il microclima e la geologia influenzano la necessità di creare sottozone?
    Anche piccole variazioni ambientali possono stravolgere il risultato enologico. Il microclima, influenzato da elementi come corsi d'acqua vicini (che apportano umidità o sapori salmastri) o l'orientamento delle valli rispetto ai venti dominanti, crea condizioni uniche per la maturazione dell'uva. Geologicamente, terreni discontinui (es. passaggio da argilla a ghiaia) cambiano il drenaggio e la disponibilità di nutrienti. Poiché la stessa varietà d'uva può esprimere aromi e struttura completamente diversi a causa di questi fattori, le sottozone diventano necessarie per tutelare e identificare quei vini che beneficiano di condizioni eccezionali e specifiche, distinguendoli dai prodotti standard della stessa regione.

Potrebbe interessarti anche