Taurasi

La zona vinicola

L'area vinicola del Taurasi è conosciuta dai tempi più antichi, quando i coloni greci iniziarono a fondare le città, che avrebbero poi fatto parte della Magna Grecia italiana, sulle coste dell'Italia meridionale, importando anche la vite Ellenica, conosciuta oggi come Aglianico, il cui nome probabilmente deriva proprio da Ellenico.

Nel 181-180 a.C. i Romani trasferirono nei Campi Taurasini ("Ager Taurasinus"), quasi privi di popolazione, i Liguri-Apuani di stirpe celtica, che ripresero la coltivazione e della vite greca, in queste terre molto fertili. Molti riferimenti storici attestano la coltivazione nell'area, con Tito Livio che parla di Taurasia dalle vigne opime, nel suo Ab Urbe condita storia.

Nel 42 a.C. dopo la battaglia di Filippi in Macedonia il territorio di Taurasia venne assegnato ai soldati romani veterani che mantennero e ampliarono la coltivazione e la vinificazione della vite ellenica.

Furono gli Spagnoli nel XV secolo a chiamare questa vite Aglianico. Dopo i fasti dell'Impero Romano questo vino conobbe un ridimensionamento molto netto nelle esportazioni e cominciò ad essere consumato solo a livello locale. La rinascita moderna della zona inizia negli anni trenta, quando i vini Irpini diventano il supporto e la salvezza per i tanti viticoltori del nord Italia e della Francia nella ricostruzione dei vigneti dopo il flagello della fillosseria. A Taurasi la “Ferrovia del vino” era così chiamata a causa della gran quantità di vino che partiva dallo scalo verso la Toscana, il Piemonte e soprattutto Bordeaux. Nello stesso periodo intanto cominciarono a nascere le prime cantine di imbottigliamento, ponendo le basi per la commercializzazione e l'esportazione dell'Aglianico. Nel 1878 Francesco De Sanctis fondò l’Istituto Agrario di Avellino ad indirizzo Enologico che salvaguardò e valorizzò la zona vinicola e la sua uva autoctona e oggi l’Istituto istruisce esperti agronomi ed enologi.

La zona di produzione è a nord-est di Avellino, con vigneti situati sulle colline irpine, tra i 400 ed i 700 metri.

Il Taurasi di Feudi di San Gregorio

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I vitigni rossi

Un grappolo di Aglianico Il vitigno principale con cui viene vinificato il Taurasi DOCG è l'Aglianico. I vigneti vengono allevati con il metodo a Guyot o a cordone speronato, ma nella zona è possibile ancora vedere gli alti festoni delle tradizionali alberate taurasine, per secoli il sistema di allevamento dell’Aglianico di Taurasi, risalente alla scuola etrusca.

Predilige i terreni di origine vulcanica (per questo si pensa che possa dare buoni risultati nelle numerose zone del Lazio, soprattutto a sud di Roma. Ha l'acino sferoide, con molta pruina sulla buccia, colore quasi blu e polpa ricca acida-astringente. Produce vini dal colore rubino intenso, con aromi pieni che ricordano proprio il terreno di provenienza e una spiccata astringenza che, nei prodotti di maggior pregio, viene smussata e addolcita dall'invecchiamento in barrique, seguito da un lungo affinamento in bottiglia. E' senz'altro una delle migliori uve rosse d'Italia, anche se le sue potenzialità non sono ancora del tutto espresse. E' ideale per la coltivazione in regioni fredde e ad altitudini elevate, grazie alla germogliazione e maturazione precoci.


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Il Taurasi DOCG

La denominazione di origine controllata e garantita Taurasi fu istituita per decreto ministeriale il 27 marzo 1993, dopo essere stata dal 26 marzo 1976 sotto la denominazione DOC, per autorizzare la produzione di vini rossi nei comuni di comuni di Taurasi, Bonito, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montefalcione, Montemarano, Montemiletto, Paternopoli, Pietradefusi, Sant'Angelo all'Esca, San Mango sul Calore, Torre le Nocelle e Venticano, tutti in provincia di Avellino.

Le uve autorizzate per la vinificazione di questa DOCG sono principalmente l'Aglianico, presente per almeno l'85% nell'assemblaggio, a cui possono concorre gli altri vitigni a bacca rossa non aromatici autorizzati per la provincia di Avellino, fino a un massimo del 15%.

Sono idonei per l'iscrizione all'albo i vigneti collinari o comunque di giacitura ed esposizioni adatte, con assoluta esclusione di quelli impiantati su terreni di fondovalle, umidi e non sufficientemente soleggiati.

La resa massima per ettaro della uve non deve essere superiore alle 10 tonnellate e la gradazione alcolica minima garantita deve essere del 11,5% vol e per tipologia Riserva del 12% vol.

Le operazioni di vinificazione e l'invecchiamento obbligatorio, possono essere effettuate nella provincia di Avellino.

È consentito l'arricchimento dei mosti o dei vini esclusivamente con mosti concentrati provenienti dalla zona di produzione delle uve o con mosto concentrato rettificato.

Il vino a denominazione di origine controllata e garantita Taurasi deve essere sottoposto a un periodo di invecchiamento obbligatorio di almeno tre anni di cui almeno uno in botti di legno e nella tipologia Riserva l'invecchiamento obbligatorio è di almeno quattro anni, di cui almeno diciotto mesi in botti di legno a decorre dal 1° dicembre dell'annata di produzione delle uve.

È consentita l'aggiunta, a scopo migliorativo, del vino più giovane a quello più vecchio, o viceversa, per un massimo del 15%.

Il Taurasi ha colore rubino intenso, tendente al granato fino ad acquistare riflessi arancioni con l'invecchiamento. L'odore è caratteristico, etereo, più o meno intenso con sapore asciutto, pieno, armonico, equilibrato, con retrogusto persistente. Il Taurasi viene servito ad una temperatura di 16-18°C per accompagnare piatti dotati di buon spessore aromatico: primi piatti al sugo di carne, selvaggina da piuma in casseruola, carni rosse arrosto, formaggi a pasta dura stagionati.

La varietà Riserva è un vino da meditazione da servire alla temperatura di 18°C. A tavola va abbinato a secondi piatti molto saporiti: carni rosse cotte a lungo in intingolo o nel vino, selvaggina da pelo marinata e cotta in casseruola.


Le aziende

Le Cantine Antonio Cargiano producono il Taurasi dal colore rubino molto intenso con profumi di liquirizia e vaniglia, fu eleganti frutti di bosco.

Nella Cantina Di Prisco il rosso tende al granato, con profumi molto strutturati e sentori di funghi secchi. In bocca è completo ed equilibrato.




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