Savuto

La zona vinicola

La zona di produzione del Savuto DOC è una vasta area tra il versante occidentale del Massiccio della Sila e la costa tirrenica.

La Sila, è un acrocoro, ovvero un altopiano con versanti scoscesi sul quale si possono trovare, al centro o sui lati, alte montagne. Il massiccio è formato essenzialmente da due gruppi di litologie: rocce magmatiche e rocce metamorfiche, che occupano l'area centrale granitica, intorno alla quale si estendono formazioni collinari calcarei formati da rocce sedimentarie terziarie e quaternarie. Le rocce metamorfiche sono rocce magmatiche di tipo granitico costituenti l'affioramento maggiore.

Il suolo è formato dalla degradazione delle rocce fatte di granito, diorite, scisti, micascisti, gneiss e porfidi, segni ante di un'intensa attività vulcanica preistorica.

Le rocce presenti fanno supporre anche che la zona sia stata, durante il periodo del Miocene medio, semi-sommersa. Sarebbe evidente dai processi di modellazione avvenuti fin dalla formazione dell'area. Questo è dovuto ad una forma di erosione, del territorio dovuto a due forme erosive, una di tipo meccanico, con erosione, trasporto e messa sul posto delle rocce e di tutti i materiali geologici, ed un'altra forma di tipo chimico dovuto agli effetti climatici molto variabili durante le varie ere geologiche. La vite viene coltivata su stretti terrazzi digradanti verso i fondo valle, costruiti e sostenuti con muretti in blocchi di pietra. La geologia dei terreni è abbastanza omogenea, racchiusa tra i rilievi montuosi della Sila, della Catena Costiera e del Reventino. Il clima è variabile dipendente dalla zona specifica, con le zone collinari più piovose e umide e le zone a ridosso del mar Tirreno, più temperate.

Le dolci colline della Sila

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I vitigni rossi

L'etichetta del Savuto di Odoardi Per la produzione del vino viene utilizzato un assemblaggio di Gaglioppo (localmente noto come Magliocco e Arvino), Greco Nero, Nerello Cappuccio, Magliocco Canino e Sangiovese, con l'aggiunta delle uve bianche del Malvasia Bianca e del Pecorino. Il Magliocco Canino è un vitigno di antica coltivazione in Calabria, Marche e in parte della Sicilia, appartenente alla famiglia dei Magliocchi tipici della viticoltura calabrese. Differisce dagli altri soprattutto per il grandissimo potenziale enologico. È coltivato ormai da pochissimi produttori sulla parte tirrenica delle coste della Calabria, nelle provincie di Cosenza e Catanzaro. La Valle di Neto sembra essere la zona di provenienza di questo vitigno che fu valorizzato già nell'antichità dai Greci, che svilupparono ancor di più la viticoltura locale, già prospera, con nuove superfici vitate che iniziarono a colorare le colline intorno a Cremissa, antica Cirò, che divennero tra le più note dell'intera Magna Grecia.


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Tra l'Amato e il Savuto Terina e il lametino nel contesto dell'Italia antica

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Il Savuto DOC rosso

La denominazione di origine controllata Savuto nasce con il decreto ministeriale del 19 maggio del 1975 e autorizza la produzione di vini rossi e rosati nei territori comunali di Rogliano, Santo Stefano di Rogliano, Marzi, Belsito, Grimaldi, Altilia, Aiello Calabro, Cleto, Serra d’Aiello, Pedivigliano, Malito, Amantea, Scagliano, Carpanzano, in provincia di Cosenza e Motta, Santa Lucia, Martirano Vecchio, Martirano Lombardo, San Mango d’Aquino, Nocera Terinese e Conflenti

in provincia di Catanzaro.

Le uve autorizzate dal disciplinare sono i lGaglioppo (localmente noto come Magliocco e Arvino), con percentuali variabili dal 35 al 45% e il Greco nero, Nerello Cappuccio, Magliocco Canino e Sangiovese, da soli o congiuntamente dal 30 al 40% con la presenza massima del 10% per il Sangiovese. Possono concorrere alla produzione anche le uve provenienti dai vitigni di Malvasia bianca e Pecorino, da soli o congiuntamente fino ad un massimo del 25%.

Le rese devono essere inferiori alle 11 tonnellate per ettaro e le uve devono garantire un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 11,50% vol.

Le tipologie previste sono il Rosso e il Rosso Superiore quando quest'ultimo è ottenuto da uve aventi un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 12,00% vol. e sia sottoposto ad un periodo di invecchiamento obbligatorio di almeno due anni a decorrere dal 1° Novembre dell’anno di produzione delle uve. Il Savuto Rosso è di colore rosso rubino più o meno carico, con un caratteristico profumo e un sapore: asciutto, pieno, armonico. Ottimo per arrosti con sughi saporiti e primi piatti a base di carne.

Il Savuto Rosso Superiore ha color rosso rubino più o meno intenso, con toni aranciati con l’invecchiamento. Il profumo è etereo, caratteristico, con sapore asciutto, di corpo, vellutato e armonico. Per lui capretti farci, pollame nobile e formaggi semiduri.


Le aziende

Anche qui Odoardi è un protagonista, come per lo Scavigna, di questa denominazione. Il suo Savuto Superiore è attenuto dal 45% di Gaglioppo, il 25% di Nerello Cappuccio e Sangiovese, con ancora il 15% di Greco Nero e il 15% di Maiocco Canino. La gradazione alcolica di 14% vol, prelude il colore rubino con unghie porpora. Il naso è intenso, arcaico, con polpa di frutta matura su note speziate. Al palato è morbido, caldo, pieno, con un lungo finale. Passa 14 mesi in barrique per poi abbinarsi all'oca arrosto.

Il Savuto Rosso è attenuto con lo stesso assemblaggio del Riserva, con gli stessi intensi aromi di frutta matura, ma su note balsamiche. In bocca la struttura è compatta, ma morbida e fine. Si affina in acciaio per poi incontrare la tagliata con aceto balsamico.

Le Antiche Vigne di Pirotti Gianfranco producono il Rosso Superiore tannico, sapido e un lungo finale e il Rosso Vigna Colle Barabba, con profumi intensi e fruttati.




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