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Le etichette dei vini

Aggiornato il 06 settembre 20115 capitoli5 domande frequenti
un esempio di etichetta

Cos'è un'etichetta

Se provate a cercare delle informazioni sull'etichettatura del vino, troverete in tutte le riviste specializzate lo stesso paragone: l'etichetta è la carta d'identità del vino. Ed è proprio cosi, non ci sono modi migliori per spiegare in due parole cosa rappresenta l'etichettatura di un prodotto. D'altra parte basta guardare in televisione uno dei numerosi programmi enogastronomici per comprendere l'importanza che l'etichetta ha assunto nel commercio moderno, e non solo in questo settore, nel fornire le informazioni essenziali alla guida per l'acquisto di un prodotto. Saper leggere l'etichetta è fondamentale quanto avere una conoscenza di base dell'articolo che si sta acquistando e protegge il consumatore da frodi, messaggi ingannevoli e prodotti contraffatti. La battaglia, soprattutto italiana, degli ultimi anni per quanto riguarda il settore alimentare è ben evidente. Vale quindi la pena capire cosa realmente rappresenta un'etichetta e quali sono le leggi che ne regolano le informazioni presenti. Come la carta d'identità infatti, l'etichetta deve contenere obbligatoriamente alcune informazioni vere e dimostrabili stabilite dalla legge in base al tipo di prodotto. Per quanto riguarda i vini le etichette sono regolate dalla normativa europea in materia che cerca di uniformare le varie legislazioni nazionali. Il regolamento CEE n.1493/1999, successivamente modificato nel 2002, delinea quali sono i campi obbligatori delle etichette e quali quelli facoltativi, oltre ad introdurne l'obbligatorietà dell'utilizzo. Vediamo brevemente come deve essere scritta un'etichetta per il vino.

Indicazioni obbligatorie

I campi obbligatori generali dell'etichetta sono: Nome della regione determinata: è il nome della regione di provenienza del vino. Questo nome deve essere riconosciuto e autorizzato dal Ministero delle politiche agricole e forestali tramite un apposito decreto che determini le differenti regioni vinicole come ad esempio Orvieto, Chianti, Frascati etc. Le dimensioni dei caratteri devono essere almeno il doppio rispetto a quelle della dicitura che indica la sede dell'imbottigliatore. La classificazione: questa parte riguarda la categoria a cui appartiene il vino per determinarne i vincoli qualitativi legali a cui è sottoposto dal disciplinare di provenienza. Le categorie sono: Vino da tavola(VDT), Indicazione Geografica Tipica (IGT), Denominazione di Origine Controllata (DOC), Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG). A seconda della classificazione avremo poi determinati campi obbligatori e altri facoltativi che differiscono dal VDT piuttosto che dal DOC. Il Nome o Ragione Sociale dell'imbottigliatore: deve essere indicato anche il luogo, Comune o Frazione e della Nazione, dove il vino è imbottigliato se questi è diverso dalla sede principale. La Sede principale dell'imbottigliatore: va indicato il Comune o Frazione della Nazione dove è la sede principale in caratteri di dimensioni non superiori alla metà di quelli utilizzati nell'indicare la regione. Lo Stato deve essere indicato con lo stesso carattere utilizzato per la sede, non abbreviato, subito dopo l'indicazione del Comune o Frazione. I caratteri non devono essere di dimensioni maggiori di un quarto di quelli utilizzati per indicare i campi precedenti. In caso di esportazione il nome dello Stato deve essere ripetuto due volte. Il Volume nominale: è la quantità imbottigliata indicata in litri, centilitri o millilitri. Le dimensioni dei caratteri devono essere di almeno sei millimetri per quantità superiori a 100 centilitri, mentre deve essere di quattro millimetri se la quantità imbottigliata è inferiore scendendo di dimensioni man mano che si scende di quantità. Il Titolo alcolometrico effettivo: è espresso in unità e mezze unità di percentuale in volume, con l'obbligo di usare il simbolo % vol. È il classico 12.5% Vol o 13% Vol che vediamo su tutte le etichette per indicare quello che generalmente chiamiamo gradazione alcolica. I caratteri devo essere di almeno 5 mm se la qualtita supera i 100 centilitri. Il Lotto: indica una quaqntita di bottiglie confezionate in circostanze identiche preceduto dalla lettera “L” ed è determinato dal produttore o dall'imbottigliatore. Contiene le informazioni della data di imbottigliamento. Le indicazioni ecologiche: è una scritta o un pittogramma per invitare il consumatore a non disperdere il vetro nell'ambiente dopo l'uso. Nel caso si voglia un invito scritto i caratteri non devono essere inferiori ai tre millimetri per le bottiglie usuali da 0,75 litri. Nel caso si utilizzi un pittogramma (la figura che rappresenta un omino che getta il vetro in un cestino per intenderci), non si devono usare misure inferiori ai 10 millimetri. L'annata di raccolta delle uve. Oltre a questi campi obbligatori generici ve ne sono altri obbligatori a seconda della classificazione: Vino da tavola: deve indicare inoltre la lettera “e” per l'autocertificazione del contenuto, la gassificazione se praticata e la dizione “contiene anidrite solforosa” o “Contiene solfiti” nel caso si superino i 10 mg/l di solfiti nel vino. Indicazione Geografica Tipica: è obbligatorio scrivere il nome della IGT e la dizione “Vino tipico” che diventa “Vin de Pays” per la Val D'Aosta e “Landwein” in Alto Adige. Denominazione di Origine Controllata: le menzioni V.Q.P.R.D. (Vino di qualità prodotto in regione determinata), V.S.Q.P.R.D. (Vino spumante di qualità prodotto in regione determinata), V.L.Q.P.R.D ( Vino Liquoroso di qualità prodotto in regione determinata) e V.F.Q.P.R.D ( Vino Frizzante di qualità prodotto in regione determinata) sono obbligatori a seconda del tipo di vino

Indicazioni facoltative

Inoltre produttori e imbottigliatori possono inserire indicazioni facoltative, sempre nel rispetto della legge che salvaguarda il consumatore da messaggi ingannevoli. Si possono menzionare: il marchio CE per gli imballaggi preconfezionati; il marchio, sia registrato che non, che non contenga parole atte a creare confusione e/o ingannare il pubblico (come ad esempio D.O.C. Nel campo del marchio); il titolo alcolometrico totale, completando il campo di quello effettivo con il segno + seguito dalla gradazione alcolica potenziale che si può avere in bottiglia per residui di lavorazione; l'imbottigliamento in una determinata zona di produzione o le menzioni “imbottigliato dal viticoltore”, “imbottigliato all'origine”, imbottigliato dalla cantina sociale”, “imbottigliato dai produttori riuniti” etc.; i partecipanti al circuito commerciale con l'indicazione della sede (Comune o Frazione), l'attività professionale (viticoltore, raccolto da..., distribuito da...etc.), o altri termini come “fattoria”, “azienda agricola” etc.; la sottozona nel caso dei V.Q.P.R.D. per indicare una determinata zona purché il prodotto sia realizzato con il 100% di uve di quella zona; i riconoscimenti conseguiti in concorsi, manifestazioni e altri eventi o premi; informazioni relative alla storia e/o a particolari caratteristiche naturali o tecniche come “vino di collina” ad esempio; la varietà del vitigno purché il vino sia per almeno l'85% realizzato con quella qualità di uva; il tenore zuccherino residuo; il tipo di elaborazione come “passito”, “vino santo” solo quando regolati dal disciplinare cosi come altre menzioni tradizionali come “classico”, “superiore”, “riserva” etc.; il colore e le raccomandazioni per il consumatore quali temperatura di servizio, aromi, abbinamenti, trattamenti e conservazione etc.; le numerazioni a indicare le produzioni limitate. I trasgressori che utilizzano etichette non veritiere e verificabili sono naturalmente soggetti a sanzioni sia amministrative che penali. Oltre alle sanzioni pecuniarie sono previsti anche sequestri di merce, oltre alla perdita di credibilità delle aziende coinvolte.

Collezionismo

Negli ultimi due decenni, di pari passo con la conoscenza dei vini da parte dell'opinione pubblica, si sta affermando un altro fenomeno: il collezionismo delle etichette. Nella carriera professionale di un sommelier sempre più spesso si incontrano clienti che chiedono di poter avere l'etichetta del vino appena consumato nel ristorante. L'operazione è un po' complessa dato che bisogna staccare l'etichetta molto delicatamente con dell'acqua bollente e i risultati spesso sono deludenti data la fragilità della carta. Ma c'è un altro modo molto più sicuro: chiedere direttamente alle aziende. Infatti negli ultimi anni sono sempre di più le aziende che per motivi promozionali inviano le proprie etichette su richiesta. Basta inviare una mail per vedersi recapitare le etichette ancora da utilizzare a casa propria e collezionarle in un album proprio come si fa con le proprie fotografie. Oppure ci si può rivolgere all'Associazione Italiana Collezionisti Etichette del Vino (A.I.C.E.V.), fondata nel 1990, che oggi vanta più di 160 aziende sostenitrici e una regolare presenza al Vinitaly di Verona e al Salone del Gusto di Torino oltre alla pubblicazione del magazine Andare per Etichette (APE).

Etichette e arte

Anche l'estetica delle etichette sta assumendo notevole importanza, tanto che sempre più aziende stanno affidando la realizzazione grafica delle proprie etichette a dei veri artisti. Per questo nel 1987 è nato anche Il museo internazionale delle etichette del vino a Cupramontana in provincia di Ancona. Il museo vanta una collezione unica, con un percorso che attraversa la storia dell'etichetta, dai primordi fino al moderno fenomeno del collezionismo. Ma le iniziative da parte delle aziende sono numerose. Hofstätter ad esempio ha scelto di utilizzare le opere dei pittori altoatesini, mentre la Cantina Produttori Cormòns è da anni impegnata nel progetto “vini per la pace” con etichette realizzate da Enrico Baj e Arnaldo Pomodoro (nel 1985), Giacomo Manzù (nel 1989), Mimmo Rotella (nel 1991) e Robert Rauschenberg. Riccardo Assom fu chiamato a metà degli anni 80 dall'Azienda Agricola Roberto Voerzio per i suoi Barolo. Lageder invita artisti nella sua tenuta per confrontarsi anche su altri aspetti del vino, mentre una categoria di vignaioli artisti si sta affacciando, come Carlo Hauner delle Isole Eolie.

Domande frequenti

  • Quali sono le informazioni obbligatorie che devono comparire obbligatoriamente sull'etichetta di un vino?
    Per legge, ogni etichetta di vino deve riportare una serie di dati fondamentali per garantire la trasparenza al consumatore. Tra questi figurano il nome della regione di origine (con caratteri almeno doppi rispetto all'imbottigliatore), la classificazione legale (VDT, IGT, DOC o DOCG), i dati dell'imbottigliatore (ragione sociale e sede), il volume nominale e il titolo alcolometrico effettivo espresso in % vol. Sono inoltre obbligatori il numero di lotto, l'indicazione ecologica per il riciclo del vetro e l'annata di raccolta delle uve. Queste informazioni sono stabilite dal regolamento europeo e servono a proteggere il cliente da frodi e a identificare chiaramente la provenienza e le caratteristiche tecniche del prodotto.
  • Cosa significano le sigle VDT, IGT, DOC e DOCG sulle etichette dei vini italiani?
    Queste sigle indicano la classificazione legale e la qualità del vino secondo la normativa europea ed italiana. VDT (Vino da Tavola) è la categoria più bassa, senza vincoli geografici specifici. IGT (Indicazione Geografica Tipica) richiede che le uve provengano da una specifica area geografica, offrendo maggiore flessibilità produttiva rispetto alle DOC. Le DOC (Denominazione di Origine Controllata) e DOCG (Controllata e Garantita) rappresentano le fasce di qualità più elevate, dove la produzione è rigorosamente regolamentata da disciplinari che definiscono vitigni, metodi di coltivazione e vinificazione. La DOCG, in particolare, implica controlli ancora più severi e spesso un marchetto governativo sulla capsula per garantirne l'autenticità.
  • È possibile richiedere le etichette dei vini ai produttori per collezionarle?
    Sì, il collezionismo delle etichette è una pratica diffusa e supportata attivamente dal mondo del vino. Molti produttori moderni inviano gratuitamente le proprie etichette su richiesta, poiché le considerano materiale promozionale utile per far conoscere il brand. È sufficiente contattare l'azienda via email per riceverle pronte per l'incollaggio. In alternativa, si può fare riferimento all’Associazione Italiana Collezionisti Etichette del Vino (AICEV), nata nel 1990, che riunisce centinaia di aziende sostenitrici e organizza eventi dedicati. Questa associazione facilita lo scambio tra appassionati e promuove la cultura del vino attraverso la preservazione storica delle etichette, pubblicando anche riviste specializzate come 'Andare per Etichette'.
  • Le etichette dei vini sono considerate oggetti d'arte? Esistono musei dedicati?
    Assolutamente sì, l'aspetto estetico delle etichette è diventato una forma di espressione artistica riconosciuta. Sempre più cantine collaborano con pittori e designer nazionali e internazionali per creare copertine uniche, trasformando l'etichetta in un vero e proprio quadro. Un esempio emblematico è il Museo Internazionale delle Etichette del Vino di Cupramontana (AN), fondato nel 1987, che custodisce una collezione storica unica. Aziende come la Cantina Produttori Cormòns hanno coinvolto grandi artisti come Arnaldo Pomodoro e Robert Rauschenberg, mentre altre realtà come Hofstätter valorizzano l'arte locale altoatesina. Questo fenomeno eleva il vino da semplice bevanda a oggetto di cultura e design.
  • Quali indicazioni facoltative possono trovare spazio sull'etichetta di un vino?
    Oltre ai dati obbligatori, i produttori possono inserire numerose informazioni facoltative, purché veritiere e non ingannevoli. Tra queste vi sono il nome del vitigno (se presente per almeno l'85%), il tenore zuccherino residuo, la temperatura di servizio consigliata e gli abbinamenti gastronomici. Sono permessi anche termini tradizionali come 'riserva', 'superiore' o 'classico', se rispettosi dei disciplinari, nonché menzioni sull'origine specifica come 'vino di collina'. Inoltre, si possono citare premi vinti in concorsi o dettagli sull'imbottigliamento (es. 'imbottigliato dal viticoltore'). Queste aggiunte arricchiscono la narrazione del prodotto, aiutando il consumatore a comprendere meglio lo stile, la storia e le peculiarità organolettiche del vino prima dell'acquisto.

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