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Vino Bianco · Vino bianco pugliese

Gravina

Aggiornato il 20 gennaio 20144 capitoli4 domande frequenti
gravina botromagno

La zona vinicola

La zona vinicola, quella che corrisponde al Gravina DOC si sviluppa, oltre che nel comune dell'omonimo paese, anche in altri 3 comuni limitrofi, tra cui quello di Altamura, famoso centro agricolo. Qui la geologia è molto particolare, infatti qui persiste la formazione delle gravine appunto, ovvero una morfologia carsica tipica del gruppo collinare delle Murge occidentali. Qui, a differenza delle altre aree qui l'erosione ha inciso il territorio formando gole profonde anche di 100 metri che si snodano come canyon. Questa infatti è l'unica area delle Puglie in cui vi sono dei fenomeni torrentizi di superficie, spesso dalla vicina Basilicata. Il territorio qui, come quasi tutto il territorio pugliese, è a carattere fortemente calcareo, con forte possibilità di erosione in particolare a causa dei piccoli corsi d'acqua che spesso si trovano in fondo a canyon distanti fra loro solo poche centinaia di metri. Questi canyon vedono le pareti avere pendenze vertiginose, se non verticali. Qui i piccoli corsi d'acqua assumono spesso carattere torrentizio in caso di piogge, abbastanza frequenti al confine con la Basilicata. La formazione di queste gravine, poi dette anche lame per la loro morfologia ad incisione meno profonda, si dirada comunque con il degradarsi verso il mare rendendosi meno forti e assumendo quindi il nuovo nome, anche nei tratti iniziali, sempre quando l'incisione si fa più lieve. Le gravine hanno una formazione simile a quella dei deserti, dove le poche ma molto concentrate piogge hanno un forte potere erosivo sui terreni calcarei ammorbiditi dall'umidità, tanto che anche deboli rii possono incidere il territorio in modo significativo nei fondi dei canyon, pur lasciando le pareti rocciose molto dure. Tutte le Murge sono il risultato conseguente all'emersione del fondo marino dove vi erano ricchi depositi di conchigliacee, poi lavorati anche da fenomeni di vulcanismo sporadico, ma soprattutto dai movimenti tellurici. Nei risultati derivanti dalla forza di gravità si è originato il blocco calcareo dal fondo marino nel Giurassico fino a Cretaceo in cui le calcareniti sono costituite dal 85% di carbonato di calcio di origine organica, conchiglie e molluschi appunto, ma anche alghe e spugne, e poi da calcite. I granuli delle calcareniti sono di dimensioni dei granelli di sabbia, calcare legato da cemento di calcite. Il clima della zona risulta molto influenzato dalle caratteristiche mediterranee del sud, nonostante la presenza di un gruppo montuoso a ridosso delle Murge interne, che interessa per lo più la Basilicata, che rafforza dei localismi continentali, con inverni più freddi ed estati relativamente fresche. Ma qui l'altitudine dell'altopiano barese non sembra essere interessato se non per brevi periodi.

I vitigni

I vitigni autorizzati dal disciplinare per la produzione di questi vini bianchi sono il Malvasia del Chianti, il Greco di Tufo e Bianco d’Alessano e poi in misura minore il Bombino bianco, il Trebbiano Toscano e il Verdeca. Il Malvasia del Chianti, meglio conosciuto come Malvasia Bianca Lunga, è diffuso principalmente in Toscana da secoli, mentre è stato inserito nel contesto meridionale solo di recente. Nella sua terra natia è da sempre parte dell'assemblaggio originale dettato da Benito Ricasoli per il Chianti, nel lontano 1870, anche se oggi sempre meno usato. Lo si trova comunque in tutta l'Italia centrale e in Veneto. Il suo compagno preferito è il Trebbiano con cui realizza molte tipologie di vino, anche dolce. Fornisce vini di bel colore e impatto, con profumi all'albicocca e al muschio. Al palato si presenta spesso amabile o alcolico, in quanto le uve forniscono sempre un elevato tasso zuccherino.

Il Gravina DOC

La denominazione di origine controllata Gravina DOC nasce il 4 giugno 1983 per autorizzare la produzione di vini bianchi che rispondano alla base ampelografica che vede la presenza del Malvasia del Chianti con quantità dal 40 al 65%; del Greco di Tufo e/o del Bianco d’Alessano dal 35 al 60 per cento, e poi in misura minore, vale a dire per al massimo il 10%, del Bombino Bianco, del Trebbiano, Toscano e del Verdeca. L'area di produzione rientra nei comuni di Gravina in Puglia, Poggiorsini, Altamura e Spinazzola, tutti in provincia di Bari. I vigneti non devono essere coltivati su terreni troppo argillosi e non devono superare rese massime si 15 tonnellate per ettaro. La gradazione gradazione alcolica minima naturale che le uve conferiranno al vino deve essere pari a 10,5% vol. I vini sono paglierini con sfumature verdognole, secchi o amabili ma comunque sapidi e freschi. Sotto la denominazione Gravina i vini possono anche essere spumantizzati.

I produttori

Tra i produttori si segnala Botromagno per il suo Gravina assemblato dal 60% di Greco e il 40 di Malvasia. Floreale e profumato alla macchia mediterranea, il vino è fresco e alcolico, di palato pulito. Perfetto in aperitivo.

Domande frequenti

  • Quali sono i vitigni principali che compongono il Gravina DOC?
    Il Gravina DOC è un vino bianco strutturato prevalentemente su due vitaggi chiave: la Malvasia del Chianti (conosciuta anche come Malvasia Bianca Lunga), che deve costituire dal 40 al 65% dell'assemblaggio, e il Greco di Tufo unitamente al Bianco d'Alessano, che insieme coprono dal 35 al 60%. Questa combinazione garantisce al vino la sua identità distintiva nelle Murge baresi. Sono inoltre ammessi in percentuali minori, fino al massimo del 10%, vitigni complementari come il Bombino Bianco, il Trebbiano Toscano e il Verdeca, che aiutano a bilanciare l'acidità e aggiungere struttura senza prevalere sulle note aromatiche principali.
  • Dove si trova esattamente la zona di produzione del Gravina DOC?
    L'area di produzione del Gravina DOC è circoscritta geograficamente alla provincia di Bari, in Puglia. I vigneti devono trovarsi esclusivamente nei comuni di Gravina in Puglia, Poggiorsini, Altamura e Spinazzola. Questa delimitazione è cruciale perché lega il vino alle specifiche caratteristiche pedoclimatiche delle Murge occidentali, in particolare alla presenza delle famose 'gravine', profonde incisioni carsiche che influenzano microclima e drenaggio del suolo, garantendo ai grappoli maturazioni equilibrate grazie al contrasto termico tipico di questa morfologia unica.
  • Come si presenta il colore e il profilo gustativo del Gravina DOC?
    Al calice, il Gravina DOC mostra un colore giallo paglierino, talvolta con riflessi verdognoli che indicano la sua freschezza giovanile. Al naso, specialmente nelle versioni prodotte da aziende attente come Botromagno, emergono note floreali e profumi di macchia mediterranea. Al palato si conferma secco o leggermente amabile, ma sempre sapido e fresco, con una buona struttura data dal tenore alcolico minimo naturale del 10,5%. È un vino agile, ideale per l'aperitivo o per accompagnare antipasti leggeri, grazie alla sua pulizia gustativa e alla vivacità acidula che ne facilita la beva immediata.
  • È possibile trovare il Gravina DOC anche in versione frizzante o spumante?
    Sì, il disciplinare di produzione del Gravina DOC prevede espressamente che i vini possano essere commercializzati anche nella tipologia spumante. Questa versatilità permette di esaltare ulteriormente la freschezza e la mineralità tipiche dei vitaggi autoctoni e internazionali presenti nell'assemblaggio. La frizzanza o la spumanza amplificano le note aromatiche floreali e fruttate, rendendo il prodotto ancora più indicato per occasioni festive o come aperitivo rinfrescante, sfruttando la naturale acidità conferita dal terreno calcareo delle Murge.

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