Loazzolo

La zona vinicola

Il Loazzolo Doc è un elegante vino dolce di nicchia prodotto in quantità limitata in un'area piccolissima della provincia di Asti, a sud del capoluogo, dove le Langhe iniziano a confondersi con la prealpi.

La peculiarità della terra e del vitigno Moscato forniscono a questo vino particolarità difficilmente riscontrabili in altri moscati, seppur di grande qualità, e lo pongono come un vino particolare da esaminare attentamente. Anche il disciplinare che ne regola la produzione è molto rigido nell'autorizzazione dei metodi di allevamento delle uve e vinificazione.

È tra le più piccole denominazioni del mondo, e per comprenderne le sfumature di questa denominazione basti pensare che il comune di Loazzolo conta appena poco più di 300 abitanti, radicati nel territorio.

Le colline di Loazzolo

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Il vitigno

degustazione dalla barrique Il Moscato Bianco è il protagonista di questo vino dolce particolare. Varietà antica e versatile, è diffusa in tutta la penisola, dove è utilizzata per la produzione di vini leggeri, a volte lievemente frizzanti, nella zona di Asti nota per i vini spumati italiani di espressione più nobile. Nella produzione di vini dolci è altrettanto conosciuta da molti secoli, con le terre affacciate sul Mediterraneo che ne hanno fatto un simbolo, come lo zibibbo di Pantelleria.

Gli enologi ritengono che il Moscato fu la prima uva a essere coltivata per via dei suoi profumi intensissimi e la sua dolcezza, anche se l'odierno vitigno si è trasformato nel tempo nelle tante variazioni impiantate in varie parti del mondo.

È un vitigno storico, aromatico e dalle capacità molto distinte. I vigneti a Loazzolo sono pochi e piccoli, una superficie globale appena superiore ai 20.000 metri quadrati.

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Il Loazzolo DOC

Il Loazzolo di Borgo Maragliano Il decreto legge per la creazione di questa denominazione di origine controllata risale al 14 aprile del 1992, e autorizza la produzione di vino Loazzolo DOC per il solo vino passito vinificato da uve Moscato Bianco del piccolissimo comune di Loazzolo, in provincia di Asti.

Il disciplinare è più restrittivo rispetto alla maggioranza delle legislazioni in materia di vini di qualità, e pone le basi per la realizzazione di una tipologia ben precisa.

Le regole di allevamento restringono a sole 5 tonnellate per ettaro le rese massime delle uve, i cui vigneti devono essere su colline di calcare e marne. Per l'insolazione idonea i vigneti devono essere collocati sui versanti collinari da est a ovest compresi tra 90° e 280° gradi della rosa dei venti con l'esclusione delle superfici vitate diversamente.

Le uve devono assicurare un titolo alcolometrico volumico minimo naturale non inferiore a 13 gradi e quella dell'uva in vino non deve essere superiore al 55%.

La vendemmia delle uve può cominciare non prima del 20 settembre e le raccolte devono essere effettuate con cernite successive.

Le uve devono essere sottoposte a graduale appassimento ed eventuale attacco da Botrytis, la muffa nobile che concentra gli zuccheri, sulla pianta stessa o in locali idonei.

Il Loazzolo DOC deve essere sottoposto ad un periodo di affinamento ed invecchiamento di almeno due anni a decorrere dal 1° gennaio dell'anno successivo alla vendemmia, di cui almeno sei mesi in botti di legno di capacita' non superiore a 250 litri.

Il vino può fregiarsi della menzione Vendemmia tardiva, se la raccolta delle uve ha luogo in epoca tardiva rispetto alla data fissata precedentemente.

Il Loazzolo DOC è di un colore giallo dorato brillate. L'odore è complesso e intenso, con sentori di muschio e vaniglia, poi frutti canditi. Il sapore è dolce, caratteristico con retrogusto netto e fragrante dell'aroma di moscato. Deve raggiungere un titolo alcolometrico volumico minimo complessivo di 15,5% vol. Vino prezioso, da sorseggiare lentamente, in compagnia di formaggi erborinati, di cioccolato o di dolci al cucchiaio. Si abbina anche alla torta di nocciole e alla pasticceria secca.


Le aziende

Forteto della Suja dimostra che il Moscato può invecchiare bene. Colore dorato, preludio di un vino ricco. Il naso non tradisce le aspettative, con profumi di agrumi conditi, confettura di pesca e prugna. Il palato è quello avvolgente del miglior Moscato, dolce, morbido e persistente. Decisamente da sorseggiare in compagnia.

Il Borgo Maragliano Vendemmia Tardiva ha un profumo intenso, persistente, con sentori di salvia sclarea appassita, di confettura, vaniglia e miele. In bocca il sapore è un dolce-non dolce ampio, con corpo elegante e nerbo vivo, vellutato. Ottimo per finire un pranzo con dessert secchi. Da servire dai 14° ai 15°C con fegato d'oca, formaggi stagionati, piccola pasticceria e zabaione, e ancora frutta fresca. La vendemmia inizia a metà ottobre fino all'Immacolata con i grappoli ancora presenti sulla pianta, infavati e ammuffiti dalla Botritis Nobile. Alla vinificazione del mosto segue una fermentazione in piccole botti di rovere della capacità di 225 litri.




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