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Tuccanese

Aggiornato il 20 settembre 20123 capitoli5 domande frequenti
L ursaria Tuccanese

La varietà

Il Tuccanese è un vitigno a bacca rossa molto raro, coltivato esclusivamente nella provincia pugliese di Foggia, di cui si hanno poche notizie, anche se qualche produttore sta cercando di riproporlo nelle vinificazioni in purezza. La sua zona di coltivazione è circoscritta alla sola zona del comune di Orsara di Puglia, dove forse fu introdotto intorno al XIV secolo quando la dinastia angioina regnava su tutto il Meridione. Si suppone che l'origine di questo vitigno sia siciliana, ma non vi è alcune certezza al riguardo, vista la poca importanza commerciale che al momento il Tuccanese riveste nel panorama nazionale ma anche regionale. I pochi produttori della zona di Orsara infatti non riescono a incentivare ancora l'interesse botanico per questa varietà, e si attendono tempi migliori per riuscire ad avere un quadro completo sulla sua storia. Allo stato attuale delle conoscenze riferibili al vitigno, si presuppone una sua origine come clone del Perricone siciliano, ma non si esclude anche una sua provenienza dal Piedirosso o addirittura dal Sangiovese. Le notizie riguardanti il Tuccanese vengono fornite direttamente dai pochi produttori impegnati nella coltivazione, che avviene con i vigneti che giacciono a quote di 500-600 metri di altitudine, sfruttando i suoli calcarei e argillosi della zona di Orsara. Il vitigno si presenta con grappoli di piccole dimensioni, compatti, e con un ottima resistenza alle avversità. Matura tardi, nelle prime due settimane di ottobre.

I vini del Tuccanese

Nonostante gli sforzi dei pochi produttori locali anche nell'organizzare degli incontri per valorizzare il vitigno, il Tuccanese non ha ancora suscitato l'interesse del grande pubblico. Il vino viene ancora consumato solo localmente come vino da tavola, per lo più sconosciuto anche al di fuori della sua stessa zona di produzione. Ci vorrà ancora del tempo prima che riesca ad affermarsi, ma attualmente sta dando dei buoni risultati in purezza, con bei colori rubino scuro e discrete strutture, un carpo abbastanza pieno e persistente ma soprattutto una buona acidità che dovrebbe consentire dei risultati positivi nelle sperimentazioni indirizzate all'invecchiamento. La gamma olfattiva è classica, con toni fruttati di bosco e speziature.

I produttori

Attualmente un solo produttore si sta tenacemente affacciando al di fuori del comune di produzione, con un Tuccanese vinificato in purezza dai requisiti di buona qualità. Giuseppe Zullo sembra deciso a far conoscere il vino autoctono del suo comune attraverso il buon L'Ursaria, dove il vitigno regala un bel rubino intenso e profondo. Ai frutti di bosco e alle pepature dolci appartiene il naso, mentre il palato sostiene una buona trama acida, beverina, dotata anche di una bella chiusura fruttata lunga.

Domande frequenti

  • Qual è l'origine probabile del vitigno Tuccanese?
    L'origine del Tuccanese rimane oggetto di studio, poiché le notizie storiche sono frammentarie. La teoria più accreditata suggerisce che possa trattarsi di un clone del Perricone siciliano, dato il periodo di introduzione in Puglia durante il dominio angioino nel XIV secolo. Tuttavia, non esistono certezze assolute: alcuni esperti ipotizzano anche una discendenza dal Piedirosso o dal Sangiovese. La scarsa diffusione commerciale e la limitata ricerca botanica recente rendono difficile tracciare un albero genealogico preciso, lasciando aperta la possibilità che si tratti di una selezione locale antica derivante da varietà del Sud Italia.
  • Dove si coltiva il Tuccanese e quali sono le caratteristiche del terreno?
    La coltivazione del Tuccanese è estremamente circoscritta geograficamente: si trova quasi esclusivamente nel comune di Orsara di Puglia, in provincia di Foggia. I vigneti sono situati a quote elevate, tra i 500 e i 600 metri s.l.m., condizione che contribuisce alla freschezza del vino. Il suolo tipico della zona è composto prevalentemente da elementi calcarei e argillosi, ideali per questo vitigno tardivo. Questa nicchia territoriale rende il Tuccanese un prodotto quasi esclusivo, con pochissimi produttori attivi che lavorano in quest'area specifica della Daunia.
  • Come si presenta il vino Tuccanese in termini di colore e struttura?
    Il vino Tuccanese si distingue per un colore rubino scuro e intenso, spesso profondo. Al palato offre una struttura discreta ma ben definita, con un corpo piuttosto pieno e persistente. Una caratteristica fondamentale è la sua buona acidità, elemento cruciale che garantisce equilibrio e longevità, permettendo sperimentazioni positive in fase di invecchiamento. Nonostante sia ancora considerato principalmente un vino da tavola locale, le versioni in purezza dimostrano una buona tenuta strutturale, lontana dall'essere semplice o effimera, con una chiusura fruttata che ne evidenzia la qualità.
  • Quali sono i profumi e i sapori tipici del Tuccanese?
    La gamma olfattiva del Tuccanese è classica e invitante, dominata da note fruttate tipiche del sottobosco e da speziate dolci. Al naso si percepiscono chiaramente frutti di bosco maturi accompagnati da accenni di pepe dolce e spezie fini. In bocca, questi aromi si traducono in una bevibilità immediata grazie alla trama acida che sostiene il frutto, rendendo il vino 'beverino' ma allo stesso tempo dotato di una chiusura lunga e fruttata. L'equilibrio tra la componente aromatico-fruttata e la struttura tannica e acida definisce il suo profilo sensoriale unico.
  • Chi produce il vino Tuccanese e qual è la sua situazione attuale?
    Attualmente, la produzione del Tuccanese è affidata a pochissimi operatori, per lo più artigianali, concentrati nella zona di Orsara di Puglia. Un nome di riferimento è Giuseppe Zullo, che con il suo 'L'Ursaria' cerca di portare il vitigno oltre i confini locali, ottenendo risultati di buona qualità in purezza. Nonostante gli sforzi di valorizzazione organizzati dagli stessi produttori, il vino non ha ancora conquistato il grande pubblico nazionale, rimanendo confinato al consumo locale. La rarità della varietà e la mancanza di grandi investimenti commerciali ne limitano ancora la visibilità, sebbene il potenziale qualitativo sia riconosciuto.

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