La varietà
Il Perricone è un vitigno a bacca rossa della Sicilia, originario precisamente della parte occidentale dell'isola. Come spesso accade per le uve siciliane, le informazioni disponibili sono realmente poche e si registrano solo a partire dalla fine dell'Ottocento, quando il vitigno era segnalato sotto il sinonimo di Pignatello e largamente allevato in provincia di Palermo e di Trapani maggiormente per vinificare il Marsala Ruby in assemblaggio con altre uve locali. Tra i pochi documenti a disposizione vi sono delle menzioni da parte di Nicolosi sia nel 1870 che nel Bollettino Ampelografico del 1883, e nel 1905 da parte di Paulsen. Sotto il sinonimo di Pignatello viene descritto dal Pastena nel 1973. Il vitigno era segnalato anche in provincia di Caltanissetta e Agrigento. Il sinonimo Pignatello sembra riferirsi al dialettale pignatidare utilizzato per definire le terre rosse alluminose del Trapanese dove vi era un elevata produzione di “pignatte” per cucinare, pentole in terracotta di cui sono state ritrovate testimonianze archeologiche appartenenti addirittura al neolitico. E in questo territorio così antico che avrebbe avuto origine in tempi antichi la coltivazione del Perricone, usato molto diffusamente fino alla metà del Novecento. In questo periodo sia il vitigno che il Marsala videro una forte riduzione sia nelle esportazioni che nella popolarità a causa di una cattiva gestione delle vinificazioni, atta più a produrre quantità che qualità, e che compromise molto l'immagine di questo vino amato per secoli specialmente sul mercato inglese. Questo periodo infausto per il Marsala fece rischiare anche l'estinzione del vitigno, salvato per fortuna da una nuova cultura enologica che vide nelle denominazioni di origine controllata il loro fulcro con cui i coltivatori siciliani più accorti riuscirono a fare leva sui palati degli appassionati per riproporre vini di qualità a livello nazionale. Il Perricone moderno è tornato ad essere un vitigno importante, incluso nei disciplinari di molte denominazioni del Palermitano, dell'Agrigentino e del Messinese, anche se il suo utilizzo si segnala in particolare negli IGT. Non mancano però alcune vinificazioni di grandissimo spessore anche tra le DOC, tanto che alcuni vini sono stati riconosciuti a livello internazionale. I viticoltori e i botanici hanno anche approfondito la conoscenza di questo vitigno accertando alcune proprietà benefiche importanti non presenti in altre uve. Con il sinonimo di Tuccarino inoltre i ricercatori hanno potuto appurare la coltivazione del vitigno nel corso di numerosi secoli. Il vitigno aveva già subito a metà dell'Ottocento la grave crisi fillosserica, mostrando anche una sensibilità maggiore a questa nefasta farfalla rispetto ad altre uve. Nonostante la grave crisi che lo colpì il vitigno trovò la forza per riprendersi ed arrivare ai giorni nostri, anche se la seconda crisi, quella qualitativa che coinvolse il Marsala, non restituì al vitigno le estensioni coltivate dei secoli precedenti. Un fattore decisivo fu anche l'impianto di uve più resistenti e produttive, magari di fama internazionale che potessero garantire con il solo nome un fatturato importante. Mentre nell'Ottocento era per diffusione, il più importante vitigno a bacca rossa dell'isola, oggi il Perricone deve necessariamente cedere il passo ad un secolo di difficoltà, in cui la sua sofferenza alle alle avversità del passato fu determinante nel decretarne l'espianto. Oggi molti di quei problemi sono stati risolti dall'agricoltura moderna, e il Perricone ne sta traendo i benefici, aumentando costantemente le sue estensioni vitate, anche se con lentezza. La sua qualità ritrovata giocherà un ruolo fondamentale in futuro e certamente il vitigno saprà farsi apprezzare come uno dei migliori del Meridione. Oggi la sua terra prediletta rimane la parte occidentale della Sicilia occidentale dove viene ancora coltivato con gli stessi sistemi del passato, con allevamento poco espanso e potature corte o miste, o in alcuni casi con la controspalliera. Il Perricone riesce ad essere costante nella rese, quantitativamente nella media, ed ha una ottima vigoria oggi che ha risolto i suoi problemi. Il tempo del germogliamento si presenta precocemente mentre la maturazione è di epoca media. Il vitigno ha grappoli di media grandezza con forme conico-piramidali allungate, dotato di ali e densità compatte. Presenta acini sempre di grandezza media, rotondi e pruinosi, con bucce di buono spessore dal colore blu molto scuro, quasi nero.
I vini del Perricone
Un'altra problematica che il Perricone pone al produttore è la sua difficoltà di vinificazione che necessita di una particolare attenzione in tutte le fasi del processo di trasformazione dal grappolo fino alla bottiglia. I risultati sono però molto elevati, e questo gratifica e ripaga gli sforzi sia in termini economici che lavorativi, che vengono profusi nella produzione di questi vini di ottima fattura dal profondo e impenetrabile color rubino. I vini del Perricone in purezza infatti riescono a garantire l'eleganza dei grandi nobili con delle qualità organolettiche olfattive rare e molto identificative del corredo territoriale. Il naso si presenta con grande personalità in una gamma speziata preziosa, dove ginepro e pepe nero sono solo alcune delle componenti. I fondi sono equilibrati dai classici frutti rossi, penetranti nei profumi di marasca e confetture, prugne e ciliegie, e da tocchi vegetali degni dei grandi vini. Anche in bocca il vino si segnala per la sua straordinaria eleganza, con una base tannica solida e morbida, in un palato ampio dotato di un buon tenore alcolico e la lunga persistenza dei prodotti di qualità. Grandi qualità vengono espresse nella ricchezza del palato, con un corpo sontuoso, asciutto, con finali alcune volte ammandorlati. Il Perricone in purezza si accompagna ottimamente ai vegetali in zuppa, ai formaggi di carattere e alle carni rosse anche elaborate. È incluso nei disciplinari del Contea di Sclafani DOC, Eloro DOC, Delia Nivolelli DOC, Marsala Rubino e Monreale DOC, e di molti IGT siciliani. Viene vinificato anche in assemblaggio dove trova nel Nero d'Avola un compagno ideale per la realizzazione di vini di alta qualità.
I produttori
Il Perricone ha da poco ricominciato ad essere un vitigno fondamentale per l'isola siciliana, e alcuni produttori ne stanno vinificando ottime versioni, anche se a confronto di molti altri vitigni, questo ancora non ha raggiunto un numero di viticoltori importante impegnati a imporsi sui mercati. Tra i produttori più noti, il Duca di Salaparuta utilizza il Perricone nel suo famoso Corvo Rosso, con un 15% sotto il sinonimo di Pignatello. Gli altri vitigni dell'assemblaggio sono il Nerello Mascalese, presente con un 15%, e il Nero d'Avola, predominante al 70%. Il vino che ne risulta ha un colore denso, con una gamma olfattiva dove si esprimono profonde profumazioni alla marasca, con fondi eterei e speziati. Il palato è solido e potente, strutturato, con gusti secchi e il classico finale ammandorlato. Va abbinato con carni rosse alla griglia, in particolare con il filetto di manzo. Un importante Perricone in purezza viene vinificato dall'azienda Feotto dello Jato nel Vigna Curria IGT. Vino di grande qualità, tra i migliori espressi dal vitigno, si fregia anche di un grado alcolico importante, sui 14% vol. La gamma olfattiva è profonda e complessa, con belle profumazioni di prugne secche e marmellate di amarene, con tocchi speziati al rabarbaro, con accenni talcati e curiose sensazioni di aringa. In bocca il vino fa sentire tutta la sua potenza con una sensazione calorica importante e avvolgente. I tannini sono solidi, pieni ma morbidi, con sapori fruttati a ricordare la gamma olfattiva. L'azienda lo passa per un anno in legno prima di commercializzarlo. È un vino di carattere, da accompagnare a carni importanti come la pecora, sia brasata che al forno. Con il sinonimo Pignatello la famosissima Cantina Florio vinifica il Rosso Liquoroso Grecale, con un prezzo molto interessante nel rapporto con l'ottima qualità. Il vino liquoroso è di un bel colore luminoso, rubino, dove la gamma olfattiva si fregia di profonde armonie fruttate, con belle note di marasca e delicate sensazioni alle rose. Il palato ripete nei gusti le sensazioni olfattive, aggiungendo anche un bel sapore di uva passa. Bocca morbida, con accenni vellutati, in un equilibrio acido-tannico perfetto per la pasticceria secca e la frutta. La temperatura di servizio è di 14°-15° C per una potente gradazione alcolica di 15,5% vol. Ottimo e ancora una volta con il sinonimo di Pignatello, il Perricone tagliato con il Nero d'Avola di un'altra famosissima azienda di livello internazionale, Tasca d'Almerita. Il suo Contea di Sclafani Rosso del Conte è un sontuoso vino oltre ad essere il grande classico della casa. Ottimo prezzo, per un vino elegante ed aristocratico. Primo assaggio olfattivo di spezie, erbe e minerali, e poi tanta frutta matura che si apre all'unisono per un'ampiezza e complessità rare e profonde. La chiusura è poi lunga e tutta balsamica, ripetuta tutta al palato. Tasca d'Almerita lo lascia affinare per 18 mesi in botte per l'80% nuove, prima di commercializzarlo. Grande incontro in tavola con il capretto al forno aromatizzato all'alloro e al mirto. Fantastico Perricone, probabilmente tra i migliori, anche qui con il sinonimo di Pignatello, il Sachia Perricone IGT di Caruso & Minini. Un vino nero, spigoloso ma aristocratico. Perfettamente vinificato da uve vendemmiate a mano, tramite la fermentazione malolattica. Il vino viene affinato 6 mesi in acciaio e 6 mesi in bottiglia. Ottima gamma olfattiva, complessa e ricca, con la classica frutta rossa, posata su un letto di liquirizia e raffinati da toni erbacei di rosmarino e tocchi di capperi. Il palato è potente, di 14% volumetrici, ma comunque fresco e brioso grazie ad una buona spalla acida. Anche qui i gusti risaltano quelli del naso, con un lungo finale persistente e un tocco fresco di mentuccia.
Domande frequenti
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Quali sono le caratteristiche principali del vino Perricone?Il Perricone è un vitigno rosso siciliano noto per i suoi vini dal colore rubino intenso e impenetrabile. Al naso offre una complessità aromatica rara, con note speziate di pepe nero e ginepro, affiancate da frutti rossi maturi come marasca, ciliegia e prugna, talvolta con tocchi vegetali. In bocca si distingue per un’eleganza strutturata, con una base tannica solida ma morbida, un corpo sontuoso e una lunga persistenza. I finali possono presentare sfumature ammandorate. È un vino che bilancia potenza ed eleganza, capace di esprimere chiaramente il territorio di provenienza, specialmente nelle zone occidentali della Sicilia.
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Con quali piatti si abbina meglio il Perricone?Grazie alla sua struttura e ai tannini ben integrati, il Perricone si abbina ottimamente a piatti robusti e saporiti. È eccellente con carni rosse, sia alla griglia (come il filetto di manzo) che cotte lentamente (come la pecora brasata o al forno). Si sposa bene anche con formaggi di carattere e con preparazioni a base di verdure in zuppa. Per le versioni liquorose o dolci, come il Grecale di Florio, è ideale con la pasticceria secca e la frutta fresca. La versatilità del vitigno permette di accompagnare sia carni selvatiche che primi piatti elaborati, sfruttando la sua acidità vivace e la sua persistenza.
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Dove viene coltivato principalmente il Perricone?La zona di origine e coltivazione principale del Perricone è la Sicilia occidentale, in particolare nelle province di Palermo e Trapani. Storicamente diffuso anche nelle province di Caltanissetta e Agrigento, oggi il vitigno trova il suo habitat ideale nelle aree del Palermitano e dell'Agrigentino, dove viene spesso coltivato con sistemi tradizionali come il vaso o la controspalliera. Sebbene sia incluso in diversi disciplinari DOC (come Contea di Sclafani, Eloro, Marsala Rubino), la maggior parte delle produzioni di alto livello rientra nelle indicazioni geografiche tipiche IGT siciliane, segno di una rinascita qualitativa recente.
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Chi sono i produttori storici e importanti del Perricone?Tra i produttori più rilevanti ci sono aziende storiche come il Duca di Salaparuta, che utilizza il Perricone (sotto il nome di Pignatello) nel celebre Corvo Rosso; Cantina Florio, nota per il liquoroso Grecale; e Tasca d'Almerita, con il suo Contea di Sclafani Rosso del Conte. Altre eccellenze includono Feotto dello Jato, con il Vigna Curria IGT, e Caruso & Minini, produttori del Sachia Perricone IGT. Queste cantine dimostrano come il vitigno, pur avendo una superficie coltivata ancora limitata rispetto ad altri, possa raggiungere livelli qualitativi internazionali grazie a vinificazioni attente e affinamenti qualificati.
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Perché il Perricone è considerato un vitigno storico a rischio estinzione?Il Perricone ha rischiato l'estinzione nel XX secolo a causa di due crisi principali: la fillossera, che lo colpì duramente a metà Ottocento, e la crisi qualitativa del Marsala, dovuta a una produzione orientata alla quantità piuttosto che alla qualità. Questa fase compromise la reputazione del vino e portò molti viticoltori a sostituire il Perricone con vitigni più produttivi e famosi a livello internazionale. Solo con l'avvento delle DOC e una nuova consapevolezza enologica, il Perricone è riuscito a recuperare terreno, tornando a essere valorizzato per le sue peculiarità organolettiche e la sua capacità di esprimere il terroir siciliano.
