Uva

Mosto di uva

La produzione del mosto è la prima e più importante fase della vinificazione. In questa fase infatti si determinano tutte le caratteristiche che andranno a comporre il vino.

di Redazione

11 marzo 2013

Il mosto

Nella produzione del vino, dopo la coltivazione e la raccolta delle uve tramite la vendemmia, vi è la fase vera e propria della vinificazione, che comincia dalla produzione del mosto, a partire dallo schiacciamento dei chicchi per ottenere il succo d'uva che subirà poi il processo di fermentazione, ovvero la trasformazione degli zuccheri contenuti nelle uve in alcol e anidrite carbonica. Se spremere le uva può apparire semplice, in realtà questa prima fase della produzione del mosto può risultare molto delicata, specialmente nella produzione di vini bianchi. Nella spremitura infatti non si ottiene solo il succo puro dell'uva, ma un mosto in cui sono presenti anche gli elementi coloranti e aromatizzanti che contraddistingueranno il vino, che quindi dipende molto da questa prima fase apparentemente semplice. In caso di errori l'enologia moderna può ricorrere a dei correttivi, ma per ottenere un vino di qualità è molto importante arrivare a produrre un mosto il più naturale possibile. In questa fase è molto importante anche lo stato di salute delle uve, che dipende dalla bravura del viticoltore. Se questi sarà abile nel coltivare il proprio vigneto non solo il vino ne guadagnerà in qualità, ma anche nel prezzo, non dovendo subire altre lavorazioni aggiuntive. Tecnicamente il mosto si produce dalla spremitura di uva fresca o ammostata, dove a seconda del tipo di vino che si vuole ottenere, saranno tenute o meno le bucce e i raspi. La spremitura avviene oramai con macchinari meccanici, che possono dare una precisione quasi assoluta per questa fase che a seconda del vino prodotto può essere suddivisa in pigiatura, sgrondatura e torchiatura. Il mosto è generalmente composto per l'80-85% da polpa, per il 10-15% da bucce, e solo per il 5% da semi e vinaccioli, ovvero dalle parti legnose. I raspi vengono quasi sempre eliminati, anche nei vini rossi, in quanto eccessivamente carichi di tannini e poveri di aromatizzanti, con totale assenza di zuccheri. Questa fase detta disparatura viene eseguita prima della pigiatura, che consiste in uno schiacciamento, più o meno leggero a seconda del vino da produrre, dei chicchi, in modo da romperli per far fuoriuscire il succo. Il mosto liquido è costituito generalmente dal 70% di acqua e dal 30% di zuccheri sotto forma di glucosio e fruttosio, uniti agli elementi aromatizzanti come i polifenoli, i minerali e gli acidi. L'aria, o l'uomo, aggiungerà poi i lieviti, che consentiranno la fermentazione.

Produrre del mosto

La prima operazione dunque per produrre il mosto è la pigiatura, che oggi viene effettuata con delle pigiatrici meccaniche di diverso tipo a seconda del tipo di vino da produrre, che rispetto al passato consentono di risparmiare moltissimo tempo e lavorare volumi di uve ben più importanti. Esistono anche macchine pigio-diraspatrici che seguono contemporaneamente le due operazioni. La disparatura viene evitata solo per quelle uve che hanno bassissimi contenuti di tannini. La pigiatura non deve essere troppo energica, e vien utilizzata in genere per rompere delicatamente la buccia. Questo permette lo sgrondamento del mosto che consiste nella separazione tra la parte solida e quella liquida. Il tempo di sgrondamento è tanto più rapido quanto non si intenda colorare il vino, e per i bianchi dunque deve essere un'operazione molto rapida, mentre per i rossi si attende più tempo in modo da favorire il fluire dei componenti coloranti nel mosto. Il mosto in questa fase inoltre comincia il fenomeno dell'ossidazione per contatto con l'aria, e quindi anche con i lieviti. La fermentazione in genere ha già inizio. Nel vino bianco il mosto deve essere limpido, senza parti solide. Per evitare le ossidazioni eccessive si utilizza in genere l'anidride solforosa in piccole quantità per non pregiudicare la salute umana. Il suo utilizzo è consigliato nella produzione dei bianchi dopo lo sgrondamento. Una volta ottenuto il mosto, se nei bianchi si passa alla fase di termine della fermentazione, nei vini rossi invece, dove nel mosto sono state lasciate le parti solide, si passa alla torchiatura di queste parti, in modo da ottenere più succo molto aromatico da aggiungere al mosto per completare la fermentazione. Se non aggiunta al mosto, questa parte liquida può essere usata per la produzione di vini di seconda scelta.

Analizzare e correggere il mosto

Per una maggiore sicurezza nella produzione del mosto, le aziende effettuano sempre una serie di analisi preventive, in modo da affrontare il processo di fermentazione con una certa sicurezza. L'analisi della quantità di zuccheri e di acidi è la più praticata, in modo da bilanciare bene il vino. Da queste analisi si ricava anche il volume di alcol approssimativo .In caso di disequilibri nelle varie componenti del vino si possono eseguire così i correttivi, per esempio in caso di carenza di alcol con una sua aggiunta, generalmente effettuata con del mosto concentrato. Questa aggiunta permettere di correggere anche una eventuale carenza di alcol. Per correggere la carenza di acidità invece si utilizza dell'acido tartarico mentre per l'eccesso di acidità la tendenza è a non intervenire con dei correttivi, ma piuttosto ad invecchiare il vino in modo che questa si ammorbidisca naturalmente.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra la lavorazione del mosto per vini bianchi e rossi?
    La distinzione fondamentale risiede nel controllo del contatto tra la parte liquida (succo) e le parti solide (bucce e raspi). Per i vini bianchi, l'obiettivo è preservare freschezza e aromi fruttati, pertanto la sgrondatura, ovvero la separazione tra mosto e vinacce, avviene rapidamente per minimizzare l'estrazione di colori e tannini. Al contrario, per i vini rossi si lascia il mosto a contatto con le bucce per un periodo prolungato; questa macerazione permette ai composti fenolici, responsabili del colore rosso e della struttura tannica, di trasferirsi nel liquido. Inoltre, dopo la fermentazione, i rossi richiedono una torchiatura finale delle vinacce per recuperare gli ultimi succhi aromatici, operazione non necessaria per i bianchi.
  • A cosa servono le analisi preventive del mosto e quali parametri si misurano?
    Le analisi preventive sono cruciali per garantire la stabilità e la qualità del vino finale, permettendo al produttore di anticipare eventuali squilibri chimici. I parametri principali monitorati sono il contenuto zuccherino e l'acidità totale. Misurare gli zuccheri consente di stimare con precisione il grado alcolico potenziale del vino, dato che i lieviti convertiranno gli zuccheri in alcol durante la fermentazione. Valutare l'acidità è altrettanto vitale per la struttura e la conservabilità del vino. Questi dati permettono di applicare correttivi mirati, come l'aggiunta di zucchero per aumentare l'alcol o l'uso di acidi specifici per bilanciare pH e sapidità, assicurando un risultato armonioso.
  • Come si correggono eventuali difetti del mosto prima della fermentazione?
    L'enologia moderna offre diverse tecniche di correzione per bilanciare il mosto qualora le analisi rivelino anomalie. Se si rileva una carenza di alcol, si può procedere con l'arricchimento mediante l'aggiunta di mosto concentrato rettificato, che apporta zuccheri senza alterare negativamente il profilo aromatico. Per correggere un'acidità insufficiente, si aggiunge acido tartarico, l'acido principale presente nell'uva, ripristinando il giusto equilibrio sapido. È importante notare che, mentre la carenza di acidità si corregge attivamente, l'eccesso di acidità viene spesso gestito diversamente: invece di usare correttivi chimici aggressivi, si preferisce affidarsi all'invecchiamento del vino, poiché i processi naturali tendono ad ammorbidire l'acidità nel tempo.
  • Perché i raspi vengono generalmente rimossi prima della pigiatura?
    I raspi, ovvero le parti legnose del grappolo, vengono quasi sempre eliminati attraverso un'operazione chiamata 'disparatura' perché contengono elevate quantità di tannini vegetali aspri e astringenti, definiti 'verdi', e scarse sostanze aromatizzanti. La loro presenza nel mosto potrebbe conferire al vino sapori erbacei sgradevoli e una struttura ruvida e slegata. L'unica eccezione riguarda uve con tannini già molto maturi e morbidi, dove la presenza dei raspi può essere tollerata o voluta per aggiungere complessità strutturale. Rimuovere i raspi garantisce che il mosto sia composto principalmente da polpa e bucce, le vere fonti di zuccheri, profumi e tannini nobili essenziali per la qualità del vino.
  • Quale ruolo svolge l'anidride solforosa nella produzione del vino bianco?
    Nel vino bianco, l'anidride solforosa viene impiegata in dosaggi controllati principalmente come antiossidante e antisettico. Dopo la sgrondatura, il mosto è esposto all'ossigeno atmosferico, il che può innescare reazioni di ossidazione che alterano colore e aroma, rendendo il vino piatto o marroncino. L'aggiunta di anidride solforosa protegge il mosto da questi danni ossidativi, preservando i profili aromatici freschi e fruttati tipici dei bianchi. Inoltre, aiuta a selezionare i ceppi di lieviti desiderati inibendo microrganismi indesiderati. L'uso è strettamente regolamentato per garantire che i residui siano sicuri per la salute umana, mantenendo un equilibrio tra protezione tecnica e purezza del prodotto.

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