metodo charmat

Introduzione

Esistono in commercio diversi sistemi che permettono la realizzazione degli spumanti.

Tra gli altri, dobbiamo certamente riconoscere che il metodo Charmat (che viene spesso anche chiamato con il termine di metodo industriale), che è uno dei più diffusi ed utilizzati.

La produzione dello spumante mediante il metodo Charmat consente certamente di effettuare un procedimento di lavorazione dei vini che avviene piuttosto rapidamente, con una produzione del tutto continua e che può contare sui principali sistemi di lavorazione che si sono diffusi nel settore enologico.

Questo metodo di produzione dello spumante consiste in un procedimento di spumantizzazione particolarmente veloce.

All'interno di questa lavorazione, è importante sottolineare come vengono poste le condizioni per cui la spuma si sviluppa all'interno del vino base, provvedendo all'inserimento dello zucchero all'interno di adeguati contenitori (che vengono chiamati serbatoi) che si caratterizzano per un'elevata tenuta di pressione che, una volta ottenuta, dà il via libera al versamento del vino in bottiglia.

metodo charmat

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Caratteristiche

metodo charmat2 I vini Spumanti, al giorno d'oggi, vengono realizzati, nella maggior parte dei casi, sfruttando un sistema di produzione che viene chiamato con il termine di Martinotti- Charmat.

In poche parole, si tratta di una metodologia di produzione che prevede un processo di spumantizzazione all'interno di particolari contenitori ermetici che vengono definiti autoclavi.

Gli effetti di tale procedimento sono essenzialmente quelli di ottenere uno spumante che potrà godere di un gusto fruttato, fresco ed aromatico, che fa riferimento indubbiamente al vitigno che è stato utilizzato come base.

La prima persona che ebbe l'idea di organizzare un metodo di produzione del genere fu il Maumèné, che volle provare a far fermentare i vini spumanti in un altro contenitore rispetto alle tradizionali bottiglie: si utilizzarono, quindi, per la prima volta questi enormi contenitori ermetici che vengono definiti autoclavi e che permettono anche di realizzare tale processo piuttosto rapidamente.

Il Maumèné riuscì a costruire un particolare marchingegno, che venne chiamato Afroforo, costituito da un recipiente al cui interno si verificava la fermentazione del vino e in cui si attendeva che il vino stesso assumesse la limpidezza esatta, per poi provvedere alla spillatura e all'imbottigliamento.

In realtà, questo primo tentativo non ebbe grandi risultati: solamente grazie alle ricerche ed alle modifiche apportate dall'ingegnere francese Charmat, si poté diffondere tale sistema di produzione dello spumante su larga scala.


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Prima fase procedimento

In primo luogo, è necessario sottolineare come la lavorazione dello spumante come il metodo Charmat consta di diverse fasi.

La prima fase di questo complesso procedimento riguarda esclusivamente l'operazione di preparazione del vino.

Le uve utilizzate rientrano principalmente nei gruppi Pinot e Chardonnay: queste uve vengono sfruttate portandole alla stazione di pigiatura in cui verranno sottoposte ad una particolare lavorazione.

La prima cosa da fare, dopo aver ricavato il mosto, è quello di iniziare la vinificazione all'interno di specifiche autoclavi, che serviranno anche per la conservazione del vino base refrigerato ad una temperatura che deve essere, per forza di cose, mantenuta costante.

Per chi non lo sapesse, le autoclavi corrispondono a dei particolari contenitori realizzati in metallo (in alcuni casi il materiale impiegato è la vetro-resina) che possono avere una capacità differente e si adattano con ottimi risultati a reggere delle pressioni anche notevolmente superiori in confronto a quella dell'atmosfera.

Inoltre, proprio grazie alle autoclavi, c'è l'opportunità anche di iniziare la refrigerazione oppure provvedere in maniera adeguata al riscaldamento dei liquidi che si trovano all'interno di tali contenitori.


metodo charmat: Seconda fase procedimento

Questa seconda parte del processo di produzione dello spumante tramite il metodo Charmat fa riferimento alla presa di spuma.

In poche parole, significa che il vino base dovrà essere oggetto di un'altra operazione di fermentazione che deve produrre come risultato anidride carbonica, che permetterà di produrre le classiche bollicine che caratterizzano lo spumante.

Certamente, si può anche scegliere di realizzare tale fase all'interno dei contenitori definiti autoclavi che abbiamo descritto in precedenza.

Tra le prime operazioni che si effettuano in questa seconda fase, troviamo anche l'inserimento di una soluzione di sciroppo zuccherino e un buon quantitativo di lieviti attivi, che vengono definiti in base alla pressione finale che si ha intenzione di ottenere insieme al residuo zuccherino.

I lieviti avranno, così, la funzione di attaccare lo zucchero, dando il via all'operazione di fermentazione.

A questo punto, si potrà tranquillamente provvedere ad effettuare il travaso e, nello stesso tempo, si dovrà dividere lo spumante dalle fecce.

Ancora, si dovrà provvedere a stabilizzare il prodotto ottenuto: il sistema maggiormente utilizzato è quello che prevede un ciclo di refrigerazione all'interno delle medesime autoclavi.

Ciò che permette di garantire la sicurezza e la stabilità di questo spumante fa proprio riferimento al ciclo di spumantizzazione, che evita il verificarsi di qualsiasi tipo di inconveniente nel corso della conservazione.

Il passo successivo, ormai, è quello finale: infatti, lo spumante è pronto e dovrà solamente essere imbottigliato e confezionato.



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