coda di volpe

Vitigni bianchi

Coda di Volpe

Il Coda di Volpe deve il suo nome alla particolare conformazione del grappolo, e viene vinificato in purezza solo da un trentennio, con discreti risultati. In assemblaggio invece risulta molto utile nell'abbassare le acidità troppo elevate.

di Redazione

06 novembre 2012

La varietà

Il Coda di Volpe è un vitigno a bacca bianca autoctono della Campania, che deve il suo nome alla lunga parte bassa e tozza del suo grappolo somigliante appunto alla coda del canide, che si stacca dalle ali senza nessun raccordo tanto da dare al grappolo una forma a “T”. Il vitigno è molto antico, risalente all'epoca romana e descritto nell'Historia Naturalis di Plinio il Vecchio come uva da taglio. Fu solo a partire dal 1985 che il vitigno iniziò ad essere vinificato in purezza, mentre in assemblaggio il Coda di Volpe riesce a spegnere la forte acidità che i terreni vulcanici forniscono al vino. La vinificazione in purezza fu sperimentata con successo da Domenico Ocone e Luigi Pastore, grazie a vendemmie anticipate per la conservazione dell'acidità e a soffici pressature, limitando le rese. Oggi il Coda di Volpe viene coltivato in quasi tutta la regione, e fa parte di numerose denominazioni di origine DOC campane. Il vitigno si presenta con i grappoli di grosse dimensioni, con densità a spargolo ma anche serrato, con la forma piramidale a strozzatura descritta sopra, e le due grandi ali. Le bacche invece sono di piccole dimensioni, sferiche con bucce spesse e gialle, molto concentrate in pruina. Le rese sono medie, ma vengono tenute spesso basse per le vinificazioni in purezza, mentre d'altra parte ha bassa vigoria con qualche sensibilità alle avversità. La vendemmia viene praticata nelle ultime due settimane di settembre. La sua terra prediletta è l'Irpinia, dove trova le condizioni più favorevoli, su colline di media altitudine con buone esposizioni solari. Anche nel Tiburno trova ottime condizioni, sia per l'altitudine che per la tipologia del terreno, vulcanico con buona presenza di argilla, sempre in buona esposizione. Viene conosciuto anche con i sinonimi di Caprettone, Coda di Caprone ed altri. Le bacche hanno alte concentrazioni zuccherine, per questo motivo viene vendemmiato in anticipo, in modo che l'acidità sia ancora presente nel vino. Questa caratteristica lo rende anche un ottimo vino da taglio per uve particolarmente acide.

I vini del Coda di Volpe

Da quando ha iniziato ad essere vinificato in purezza, il Coda di Volpe ha conquistato lentamente sempre più apprezzamenti da parte degli appassionati, con vino di buona fattura. In assemblaggio come detto, aiuta il vino ad abbassare le acidità troppo forti che spesso il suolo vulcanico campano fornisce ai suoi vini. In purezza riesce a fornire delle discrete gradazioni alcoliche, con bei colori dorati o paglierini e buone profumazioni, leggere e delicate. In genere il palato è amabile in gioventù, ma già dopo il primo anno si avvicina al secco. La struttura del corpo è leggera, a volte sapida e leggermente piccante. Chiaramente poco acidi, i vini del Coda di Volpe furono dapprima sperimenti con affinamento in legno, poi si decise per quello in acciaio, migliore e che lasciava inalterate le caratteristiche del vino, a differenza del rovere che invece tendeva a coprirle senza aggiungere migliorie. Raramente viene invecchiato, anche se alcuni produttori, tra i quali Moio, ottengono ottimi invecchiamenti, anche in botte. I vini del Coda di Volpe trovano molti abbinamenti con la cucina campana, ma anche con il sushi giapponese o con le tapas spagnole. Ottimi anche con paste e colature di alici, con i legumi e gli ortaggi da sgranocchiare, gli ortaggi da frutto e le minestre. Nel Sannio il Coda di Volpe viene vinificato sia in versione secca e ferma che spumantizzato dolce, mentre lasciando le uve a maturare fino al termine del periodo naturale, viene vinificato dolce e fermo, con un minimo di 14,5% vol. Nel Tiburno il vino si avvantaggia del calcare vulcanico e dell'argilla, per vini freschi, anche spumantizzati. Viene allevato anche alle pendici del Vesuvio con buoni risultati e sotto il nome di Caprettone. Fa parte delle denominazioni di origine DOC Campi Flegrei Bianco, Greco di Tufo, Solopaca Bianco, Irpinia, Sannio Coda di Volpe, Taburno e Vesuvio Bianco.

I produttori

Molti produttori stanno scoprendo il Coda di Volpe in purezza, mentre altrettanti lo utilizzano già in assemblaggio con gli altri vitigni bianchi campani. Tra i migliori prodotti in purezza c'è il Coda di Volpe di Vadiaperti, di un bel giallo paglierino e una gamma olfattiva che comprende pesca acerba e susine. Il gusto è fresco, bilanciato con la sapidità, da provare con l'insalata di mare. Ocone vinifica il Taburno Coda di Volpe DOC, sempre paglierino, con belle profumazioni all'erba tagliata, alla pesca bianca e al fiore di mandorlo. Ancora fresco al palato, non è molto persistente. Si abbina alle tartine. Da Marianna invece la vinificazione è sotto l'Irpinia Coda di Volpe DOC, dove il paglierino si fa più chiaro. L'olfatto si manta di glicine, albicocca acerba e mughetto. Palato ancora fresco, con gusti delicati da provare in aperitivo. Buon Coda di Volpe anche da Manimurci, con fiori ed erbe al naso e una buona vivacità fresca al palato. Ancora in aperitivo come abbinamento.

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Domande frequenti

  • Perché il Coda di Volpe è considerato un vitigno fondamentale negli assemblaggi campani?
    Il Coda di Volpe svolge un ruolo cruciale come uva da taglio, specialmente nelle zone a suolo vulcanico come l'Irpinia e il Taburno. Questi terreni conferiscono ai vini un'elevata acidità strutturale che può risultare eccessivamente aggressiva se isolata. Il Coda di Volpe, grazie alla sua natura, ha la capacità di "spegnere" o tamponare queste acidità troppo marcate, armonizzando il profilo organolettico del vino finale. Per secoli è stato utilizzato proprio per questa funzione correttiva, rendendo i blend più equilibrati e bevibili prima di diventare protagonista assoluto nelle vinificazioni in purezza.
  • Quali sono le caratteristiche sensoriali principali di un Coda di Volpe vinificato in purezza?
    Un Coda di Volpe in purezza si presenta tipicamente con un colore giallo paglierino più o meno intenso. Al naso offre profumi leggeri e delicati, spesso evocativi di frutta bianca come pesca acerba, albicocca, glicine o note floreali come il mughetto. Al palato, la struttura è generalmente leggera, talvolta sapida e leggermente piccante. Sebbene in gioventù possa apparire amabile, dopo il primo anno tende a virare verso un profilo secco. A differenza dei vini invecchiati in legno, quelli in acciaio preservano meglio queste caratteristiche fruttate e fresche, evitando che il rovere le copra.
  • Come si effettua la vendemmia del Coda di Volpe e perché è anticipata?
    La vendemmia del Coda di Volpe avviene solitamente nelle ultime due settimane di settembre, ma viene condotta in anticipo rispetto ad altre varietà. Questo accorgimento tecnico è necessario perché le bacche accumulano rapidamente zuccheri; raccogliere presto permette di conservare un livello di acidità residua sufficiente nel mosto. Una vendemmia tardissima porterebbe a vini troppo dolci e privi di quella freschezza necessaria, soprattutto per le vinificazioni in purezza. Le uve vengono selezionate con cura, privilegiando pressature soffici per non estrarre troppi tannini o composti vegetali indesiderati, mantenendo così la delicatezza tipica del vitigno.
  • In quali aree geografiche della Campania il Coda di Volpe trova il suo habitat ideale?
    L'area di elezione per il Coda di Volpe è indubbiamente l'Irpinia, dove le colline di media altitudine e le buone esposizioni solari permettono una maturazione ottimale. Un altro territorio eccellente è il Taburno (o Tiburno), caratterizzato da suoli vulcanici ricchi di argilla e calcare, ideali per vini freschi e strutturati. Il vitigno è diffuso anche sulle pendici del Vesuvio (spesso chiamato qui Caprettone) e nelle zone dei Campi Flegrei. In tutte queste aree, il Coda di Volpe partecipa a diverse DOC, dimostrando la sua adattabilità ai diversi microclimi e terroirs campani.
  • Con quali piatti della cucina italiana si consiglia di abbinare il Coda di Volpe?
    Grazie alla sua acidità moderata e alla struttura leggera, il Coda di Volpe è estremamente versatile in tavola. È perfetto per accompagnare i primi piatti tipici campani, in particolare le paste condite con colature di alici o sughi leggeri. Si abbina egregiamente anche con i legumi, gli ortaggi da sgranocchiare, gli ortaggi da frutto e le minestre. Non disdegna affatto la cucina internazionale: è un ottimo compagno per il sushi giapponese, grazie alla sua sapidità che esalta il pesce crudo, e per le tapas spagnole. In aperitivo, specialmente nelle versioni più giovani e frizzanti, si sposa bene con insalate di mare e stuzzichini leggeri.

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