Catarratto

Vitigni bianchi

Catarratto

Il Catarratto è un'antica uva siciliana che ha fatto per lungo tempo parte degli assemblaggi del Marsala ed è stato spesso vinificato in purezza. Con la nuova tendenza qualitativa delle denominazioni di origine ha perso un po di valore ma resta una delle uve più coltivate al mondo.

di Redazione

27 agosto 2012

La varietà

Il Catarratto è un vitigno a bacca bianca autoctono siciliano che viene molto coltivato nella provincia di Trapani anche se conta buone estensioni in tutta l'isola. La sua origine si perde nella notte dei tempi, essendo tra i più antichi dell'isola. Le prime testimonianze scritte sono del 1696 ad opera del Cupani nel 1696 e successivamente si deve arrivare al 1970, quando Pastena descrive quattro diverse varietà di Catarratto: il Catarratto comune o latino, il Catarratto lucido spargolo, il Catarratto lucido serrato e il Catarratto lucidissimo o extra lucido. La differenza nelle varie varietà risiede tutta nella forma del grappolo. Il Catarratto Lucido è il più utilizzato. Il Catarratto si distingue per un'alta concentrazione di acidi ferulici. Si presenta con un grappolo di medie dimensioni, piramidale, allungato e compatto, con due ali. Anche gli acini sono di medie dimensioni, sferici, poco pruinosi, verde-giallo tendente al dorato sulle superfici esposte direttamente ai raggi solari. Sopporta bene i parassiti e le malattie anche s e soffre di acinellatura e colatura che rendono le sue rese molto produttive abbastanza incostanti. La maturazione è media. Viene allevato con sistemi a media espansione e ad alberello. Tra le più coltivate sull'isola ultimamente a ceduto un poco il passo al Grillo. Comunque rimane nei primi sei posti al mondo per estensioni coltivate, grazie anche alle sue alte rese che dovrebbero essere all'origine del nome che significa abbondanza. Viene diviso in due sottovarietà, il Catarratto comune, tipico della provincia di Trapani che per la sua alta concentrazione zuccherina viene utilizzato nella vinificazione del Marsala; e il Catarratto lucido, meno concentrato, tipico dell'area di Alcamo.

I vini del Catarratto

Il Catarratto era molto impiegato in purezza o in assemblaggio con l'Inzolia per la vinificazione del Marsala, poi l'inserimento del Grillo ne ha limitato l'impiego. Comunque resta utilizzatissimo in Sicilia grazie al suo apporto alcolico e di colore. Fa parte di numerose denominazioni di origine quali l'Alcamo, l'Etna, il Contessa Entellina, il Menfi, il Santa Margherita del Belice, lo Sciacca e il Monreale oltre al già citato Marsala. Vinificato in purezza ha un colore giallo paglierino che tende al dorato. L'impianto olfattivo è fruttato e leggermente floreale, con profumi di caprifoglio e agrumi, limone in particolare, su un fondo di erbe aromatiche. Il palato è molto alcolico e strutturato, ma il sapore risulta piuttosto piatto anche se la bocca esprime una notevole freschezza e una certa acidità. Per le sue sfumature alle erbe ricorda il Sauvignon Blanc. Comunque lo si trova quasi sempre in assemblaggio ormai. Fa parte in purezza di alcuni IGT.

I produttori

Tra i piu apprezzati Catarratto IGT abbiamo quello di Ferreri a Santa Ninfa, in provincia di Trapani, un buon vino di 13% vol molto fruttato e floreale con more e viole in primo piano. Ben fresco e sapido, il palato ben si presta ad associazioni con il tonno agli agrumi. Da Calatrasi invece abbiamo il Catarratto Terre di Ginestra, di color paglierino dorato e aromi esotici di mango, pere, anice e erbe aromatiche. Bella bocca minerale ed elegante, strutturata, per il pesto siciliano. Da Foraci invece viene assemblato con il 15 per cento di Inzolia per vinificare il buon Alcamo Bianco Conte Ruggero, sempre esotico con il melone e il mango, seguiti dalla camomilla che si avvolge in belle sensazioni iodate e minerali. Il palato è di buon corpo, sempre sapido, per la pasta con le sarde. Sempre da Foraci viene assemblato ancora con l'Inzolia per l'Inzolia-Catarratto Galhasi, dove esprime profumi di pesca, mandorla, erbe di campo e polline. Il palato fresco ne fa un compagno ideale per i crostacei, anche nel risotto. Insieme al Sauvignon il Catarratto è invece protagonista dell'ottimo Cielo d'Alcamo IGT di Tenute Rapitalà, un vino dolce dal vestito dorato intenso, con bei sentori maturi di frutta marina e miele finiti da sensazioni marine. Il palato avvolgente richiama il miele, con finiture alle albicocche e botritizzate. Ottimo con il foie gras. Da provare sempre della stessa azienda l'assemblaggio con il 30 per cento di Chardonnay nel Casalj, un vino dai profumi muschiati, con albicocche e lamponi. Fresco e vegetale, il palato risulta strutturato e pieno, da associare alla rana pescatrice ai carciofi. Da Spadafora viene assemblato al 50 per cento con l'Inzolia per un discreto Monreale Bianco Alhambra dai toni dei frutti bianchi, degli agrumi e delle erbe aromatiche. Acido e sapido, il palato si associa bene con i pesci azzurri. Sempre da Spadafora è l'uva secondaria del Don Pietro Bianco, con il 50 per cento di Inzolia e il 20 di Grillo, per un buon IGT con forti aromi di fiori di pesco, glicine, pere williams e macchia marina. Fresco, con toni acidi, viene affinato anche in legno, per i cannolicchi gratinati. È parte dell'assemblaggio anche dell'ottimo Carlo Hauner dell'omonima azienda, con un bel vestito dorato e bei toni floreali e minerali che anticipano i profumi fruttati. Palato dotato di sapidità e balsamicità, va provato con il coniglio fritto.

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Domande frequenti

  • Quali sono le caratteristiche organolettiche principali del vino Catarratto?
    Il Catarratto si presenta con un colore giallo paglierino che può virare verso il dorato. Al naso offre un profilo fruttato e leggermente floreale, dominato da note di agrumi come il limone, caprifoglio e un fondo erbaceo di erbe aromatiche, ricordando talvolta il Sauvignon Blanc. Al palato è un vino strutturato e piuttosto alcolico, caratterizzato da una buona freschezza e acidità, sebbene il sapore possa risultare inizialmente piatto. La sua sapidità e mineralità lo rendono versatile, adatto sia da bere giovane che in abbinamento a piatti specifici.
  • Come si abbina il Catarratto in cucina?
    Grazie alla sua sapidità e struttura, il Catarratto si abbina eccellentemente con i piatti tipici siciliani e il pesce. È ideale con il tonno agli agrumi, i crostacei e i risotti ai crostacei. Trova perfetta armonia anche con la pasta con le sarde, i cannolicchi gratinati e i pesci azzurri. Versioni più strutturate o affinate in legno possono accompagnare antipasti di carne come la rana pescatrice ai carciofi o il coniglio fritto, mentre le versioni dolci o botritizzate si sposano bene con il foie gras.
  • Qual è la differenza tra Catarratto Comune e Catarratto Lucido?
    La distinzione principale risiede nell'area di produzione e nelle caratteristiche chimiche. Il Catarratto Comune è tipico della provincia di Trapani e si distingue per un'elevata concentrazione zuccherina, fattore che lo rendeva storicamente fondamentale per la vinificazione del Marsala. Il Catarratto Lucido, invece, è tipico dell'area di Alcamo, ha una concentrazione zuccherina inferiore ed è attualmente il clone più diffuso e utilizzato per la produzione di vini bianchi secchi di qualità nelle DOC siciliane.
  • Il Catarratto viene vinificato da solo o in assemblaggio?
    Storicamente il Catarratto era usato spesso in purezza o in blend con l'Inzolia per il Marsala. Oggi, pur esistendo ottime etichette monovitigno (IGT), è molto frequente trovarlo in assemblaggio. Si combina comunemente con l'Inzolia (come negli Alcamo Bianchi o Monreale Bianco) per aggiungere struttura e sapidità, con il Grillo per accentuare la freschezza, o con il Chardonnay e il Sauvignon Blanc per creare profili aromatici più complessi e internazionali, come nel caso del Cielo d'Alcamo o del Casalj.
  • Dove si coltiva principalmente il vitigno Catarratto?
    Il Catarratto è un vitigno autoctono siciliano, originario probabilmente della provincia di Trapani, dove le prime testimonianze storiche lo collocano. Sebbene il cuore della sua produzione rimanga la Sicilia occidentale (in particolare le aree di Alcamo e Trapani), la sua coltivazione si estende in tutta l'isola. Grazie alle sue alte rese e alla resistenza ai parassiti, è diventato uno dei vitigni bianchi più diffusi al mondo, mantenendosi costantemente tra i primi sei per estensione coltivata globalmente.

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