Trebbiano

Uva

Trebbiano

Il Trebbiano è l'uva più diffusa in Italia, e si coltiva anche in altri paesi. Il suo allevamento è però dettato più dalle quantità che dalla qualità. Comunque trova molti utilizzi nel campo della distillazione, tra cui quella dei famosi Cognac della Francia sud-occidentale.

di Redazione

28 settembre 2012

Il vitigno

Il Trebbiano è l'uva bianca più coltivata nella nostra penisola, con più di 60 mila ettari vitati, e viene sfruttata intensivamente anche in Francia per produrre il mosto base della distillazione del Cognac sotto il nome di Ugni Blac, dopo essere stata importata probabilmente nel cinquecento. In Italia è molto utilizzato in assemblaggio con altre uve, in quanto in purezza fornisce vini acidi, leggeri e privi di un'aromaticità di livello che possa risultare al di sopra dei semplici vini da tavola commerciali per il consumo quotidiano. Nella nostra penisola le coltivazioni di Trebbiano sono comunque superiori a quelle del Sangiovese per estensione, concentrate principalmente al centro, con presenza in più di 80 disciplinari. Il Trebbiano viene largamente coltivato per le sue altissime rese, che lo rendono un ottimo vitigno da taglio con uve ben più nobili ad apportare la struttura necessaria ad ottenere qualità nei vini. Resiste bene alle gelate grazie ad un germogliamento tardivo, e non ha particolari problemi con le avversità. Si presenta con grandi grappoli molto lunghi che possono raggiungere i 25 centimetri, abbastanza compatti e alati. I chicchi sono di media grandezza, sferici, con colorazioni diverse a seconda della varietà, comunque gialle sfumate verso il verde o il rosa. Le concentrazioni di pruina sono nella media. Le due regioni più importanti per il Trebbiano sono l'Abruzzo e la Romagna, mentre dal punto di vista qualitativo il migliore viene considerato il Trebbiano di Soave veneto. Ha un buon successo commerciale anche in Toscana dove viene vinificato nel Galestro.

Il Trebbiano di Romagna

In Romagna il Trebbiano è un'istituzione, con la maggior parte dei vini bianchi prodotti da questo vitigno o dal Trebbiano di Fiamma, un sottotipo dagli acini color ambra. Dal 1973 il vitigno viene protetto anche da una sua propria denominazione d'origine, sfruttata anche in provincia di Bologna. Fornisce vini di corpo leggero e molto freschi, che possono essere sfruttati in aperitivo o con piatti a base di pesce non saporito e salumi freschi.

Il Trebbiano d'Abruzzo

Il Trebbiano in Abruzzo è forse il più interessante, e nella regione viene infatti vinificato anche in purezza con discreti risultati, anche se qualcuno sospetta una confusione, a dire la verità non confermata, con Bombino Bianco. Qui il vitigno è coltivato da almeno cinque secoli, e per la sua vinificazione le rese sono limitate a 14 tonnellate per ettaro, certamente un quantità alta ma non paragonabile a quella normalmente prodotta dai vigneti.

Il Trebbiano nel mondo

Il Trebbiano viene coltivato anche in Sud Africa in quantità limitate, sempre come Ugni Blanc, per la distillazione. In Australia invece ha trovato un discreto favore del pubblico, ma non è certamente un vino da esportazione, e viene utilizzato sia in assemblaggio con il Colombard che per la distillazione, così come in California. Viene coltivato limitatamente anche in Russia, Grecia, Bulgaria e infine Portogallo con il nome di Thalia.

Naviga per:

Domande frequenti

  • Perché il Trebbiano è spesso criticato per la scarsa qualità dei suoi vini?
    Il Trebbiano è l'uva bianca più coltivata in Italia, superando persino il Sangiovese per estensione, ma la sua fama soffre a causa delle elevate rese produttive. Spesso viene sfruttato intensivamente per massimizzare la quantità piuttosto che la qualità, producendo vini acidi, leggeri e poco aromatici, adatti solo al consumo quotidiano. Tuttavia, il problema principale risiede nell'allevamento: quando le vigne producono troppo, il sapore ne risente. Per ottenere vini migliori, è fondamentale limitare drasticamente le rese, come avviene in alcune zone specifiche, permettendo all'uva di sviluppare caratteristiche più strutturate e interessanti.
  • Qual è la differenza tra il Trebbiano di Romagna e quello d'Abruzzo?
    Il Trebbiano di Romagna è un'istituzione locale, protetto da Denominazione d'Origine dal 1973. Produce vini leggeri, molto freschi e adatti all'aperitivo o a piatti di pesce delicato e salumi freschi. Esiste anche il Trebbiano di Fiamma, con acini ambrati. L'Abruzzo, invece, offre una versione forse più interessante e strutturata. Qui il vitigno è coltivato da secoli e, pur mantenendo rese alte (fino a 14 tonnellate per ettaro), permette vinificazioni in purezza con discreti risultati qualitativi. Alcune teorie suggeriscono possibili confusioni con il Bombino Bianco, ma il Trebbiano abruzzese rimane distintivo per il suo carattere regionale.
  • A cosa serve il Trebbiano in Francia e perché è importante?
    In Francia, il Trebbiano è noto come Ugni Blanc ed è fondamentale per la produzione del Cognac. Importato probabilmente nel Cinquecento, viene coltivato intensivamente nel sud-ovest francese proprio per la distillazione. La sua acidità naturale e la sua capacità di produrre grandi quantità di mosto lo rendono ideale come base fermentata prima della distillazione. Senza questa varietà, la tradizione del celebre brandy francese sarebbe compromessa. Quindi, mentre in Italia può essere visto come un'uva comune, in Francia riveste un ruolo strategico e storico per l'economia e l'identità dei liquori di pregio.
  • Esiste un Trebbiano di qualità superiore rispetto agli altri?
    Sì, dal punto di vista qualitativo, il Trebbiano di Soave, coltivato in Veneto, è generalmente considerato il migliore tra le varie declinazioni del vitigno. A differenza delle versioni più comuni e leggere, il Trebbiano di Soave riesce a esprimere maggiore complessità e carattere, distinguendosi nettamente dai vini da tavola commerciali. Inoltre, in Toscana il Trebbiano è vinificato nel Galestro, ottenendo un buon successo commerciale. Questi esempi dimostrano che, se gestito correttamente e inserito in contesti pedoclimatici adatti, il Trebbiano può superare la sua reputazione di uva semplice e offrire sorprese positive al palato degli intenditori.
  • Come si presenta fisicamente il grappolo di Trebbiano?
    Il Trebbiano si riconosce facilmente per i suoi grappoli grandi e molto lunghi, che possono arrivare fino a 25 centimetri di lunghezza. Sono generalmente abbastanza compatti e presentano una struttura 'alata', ovvero con piccoli grappoletti laterali. I chicchi sono di media grandezza, di forma sferica e presentano colorazioni variabili a seconda della specifica varietà: possono essere gialli, sfumati verso il verde o talvolta tendenti al rosa. La pruina, quella patina cerosa biancastra sulla buccia, è presente in concentrazione media. Questa robusta struttura fisica contribuisce alla sua resistenza alle condizioni climatiche avverse e alle gelate, grazie anche a un germogliamento tardivo.

Potrebbe interessarti anche