Girò di Cagliari

La zona vinicola

La zona vinicola dove viene coltivato il Girò è molto vasta e variegata. Nella provincia di Cagliari e parte dei quella di Oristano la vite è coltivata da secoli, a cominciare dal periodo della dominazione fenicia e cartaginese.

Si narra che anche Amilcare, figlio di Annibale, si fosse ritirato in questa zona della Sardegna per praticare la viticultura.

Dai riferimenti storici sembra che i Cartaginesi, dopo la loro conquista dell'isola, danneggiarono molti dei vigneti autoctoni per favorire l'esportazione dei loro prodotti. Ma questa documentazione è incerta e con il passare del tempo comunque i Fenici incentivarono la coltivazione della pianta, seguiti poi naturalmente dai Romani che impiantarono numerose fattorie tutte provviste di celle vinarie e coinvolte nella produzione.

Le invasioni barbariche fecero decadere la coltivazione della vite nella zona che riprese vigore grazie ai commerci delle Repubbliche Marinare genovese e pisana.

Alla caduta delle due repubbliche la vite rimase di primaria importanza e la zona fu interessata da alcune legislazioni a difesa della qualità come la Carta de Logu del 1395 ad opera del giudice Eleonora d'Arborea, che vietava le coltivazioni di cattivo allevamento per favorire quelle di alta qualità.

Nei secoli successivi, nel quattrocento gli Spagnoli prima, e i Piemontesi dopo il 1718, inserirono e affiancarono una serie di loro vigneti a quelli autoctoni per produrre vini di alta qualità grazie al suolo e al clima favorevoli della Sardegna sud occidentale.

Il Girò di Cagliari di Donna Jolanda

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Il Girò, vitigno rosso

L'Argiolais Probabilmente questa varietà fu importata dagli spagnoli.

Le prime notizie risalgono infatti al quattrocento, coincidendo con l'inizio della dominazione da parte della penisola iberica.

È un uva a maturazione precoce che però può essere appassita per produrre vini fortificati e liquorosi.

La coltivazione di questa varietà si concentra quasi tutta nella parte meridionale dell'isola, dove si espanse dal Campidano di Cagliari lentamente fino a penetrare l'Alto Campidano in provincia di Oristano.

Nei vari documenti è indicato con vari nomi quali Zirone di Spagna, Nieddu Alzu e Girone di Spagna, a indicare la sua origine.


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Il Girò di Cagliari DOC

La denominazione di origine controllata fu istituita dal decreto ministeriale del 1979 per autorizzare la produzione di vini rossi con l'impiego esclusivo della varietà Girò.

L'area interessata è molto vasta e coinvolge una sessantina di comuni sparsi nella provincia di Oristano e tutti i comuni di quella di Cagliari.

La produzione è incentrata su vini caratteristici e di buona fattura dagli odori delicati e ai profumi di uva e mosto, con una bocca calda e vellutata. Sorprende l'alta gradazione alcolica, intorno ai 14,5% vol., e il colore rosso rubino tenue.

Le rese massime autorizzate sono di 12 tonnellate per ettaro e sono esclusi dall'iscrizione all'albo i vigneti al di sopra dei 400 metri sul livello del mare, i terreni di debole compattezza derivate da rocce compatte e le dune sabbiose attuali.

Il disciplinare autorizza anche un massimo del 5% di colture di vigneti diversi per favorire l'impollinazione purche questi non vengano vinificati per produrre il DOC che deve restare al 100% di Girò.

Il grado alcolico minimo deve essere di 13% vol., e l'immissione in commercio non deve avvenire prima del 1° luglio successivo alla vendemmia.

Sono consentiti leggeri appassimenti per la concentrazione degli zuccheri su stuoie e graticci ma è assolutamente vietata la fortificazione tramite mosto concentrato o assemblaggi con mosti precedentemente fortificati.

Le tipologie autorizzate dal disciplinare sono il Rosso Secco e Dolce e il Liquoroso nelle versioni Secco, Dolce e Riserva, dove per Riserva si intendono i vini “Liquoroso” che siano stati invecchiati almeno due anni, di cui uno in botti di rovere o castagno.

Nella tipologia Rosso Secco o Dry il colore è rubino tenue, asciutto e vellutato dai sentori di uva.

È accompagnato da pasticceria a pasta non lievitata, pasticceria secca e di mandorle, con crostate di frutti rossi o frutti secchi, formaggi e pecorini maturi con temperature di servizio basse, intorno ai 13°C.

Il Rosso Dolce invece è morbido, alcolico e gradevole conservando i profumi.

Il Liquoroso Secco assume toni rubino brillante, con profumi persistenti, fini ed eleganti per una bocca calda e vellutata, naturalmente asciutta. Con pasticceria secca si esalta meglio come vino da meditazione.

Il tipo Liquoroso Dolce mantiene le stesse caratteristiche del Liquoroso Secco ma naturalmente i gusti sono dolci e morbidi. I suoi abbinamenti ideali sono le crostate di frutti rossi in confettura e la pasticceria da forno. La gradazione alcolica minima deve essere di 17,5% vol.

La temperatura di servizio varia dai 10 ai 14°C.


Le aziende

Tra le aziende segnaliamo il Girò di Cagliari Donna Jolanda della Cantina Meloni.




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