cori doc

Vino bianco lazio

Cori

Il Cori DOC è una piccolissima denominazione di origine della provincia di Latina, che offre discreti vini da abbinare alla cucina romana.

di Redazione

21 gennaio 2014

La zona vinicola

L'area vinicola del Cori DOC è una piccola zona pedemontana dei Monti Lepini, in provincia di Latina, proprio al confine con la pianura Pontina. I vigneti sono posti nella zona pedemontana, prevalentemente collinare e dolce. Qui il territorio rispetta la geologia dei Monti Lepini, di origine sedimentaria con rocce costituite essenzialmente da Calcari e Dolomie. I Calcari sono fondamentalmente costituiti da Carbonato di calcio definito Calcite, mentre le Dolomie sono Carbonato doppio di calcio e magnesio definito Dolomite. Grazie ai fossili si è potuti risalire all'epoca di formazione dei Monti Lepini, ovvero quella Mesozoica, quando l'area era il fondo di un mare poco profondo e tropicale, costituita da una piattaforma carbonatica. Questa situazione si è perpetuata dal Giurassico al Cretacico lungo circa 100 milioni di anni dando quindi la possibilità alla formazione delle rocce carbonatiche fino a 3 chilometri di spessore. Il lento depositarsi di piccoli esseri viventi i cui scheletri contenevano molto calcio, quindi conchiglie, spugne, coralli ed altri, ha permesso una stratificazione compatta e tranquilla del carbonato di calcio. Variazioni ambientali hanno comunque permesso spessori fini tra i vari strati anche di argille e sabbie, in cui vengono ritrovati numerosi fossili in particolare di rudiste. Per quel che riguarda la morfologia, l'area è caratterizzata dal carsismo, con forte presenza grotte aperte dall'acidità delle piogge particolarmente aggressive sui carbonati. Il sottosuolo inoltre è interessato da numerosi corsi d'acqua inghiottiti dalle cavità, che vanno spesso a nutrire le vigne. Infatti qui vi si trova anche molto del calcare, ovvero calcio e magnesio, sciolto dall'azione delle acque sulle rocce.

I vitigni bianchi

I vitigni bianchi utilizzati nella produzione di questi vini bianchi sono il Bellone, il Malvasia del Lazio e il Greco Bianco. I primi due sono degli autoctoni laziali, da sempre usati nelle vinificazioni dell'area. Il Bellone è presente qui dall'epoca romana come attestato da Plinio che lo decantava come tutto sugo e mosto. Il suo nome lo colloca nella famiglia dei Belli, descritta nel 1881 dal Bollettino Ampelografico. Il Bellone viene sfruttato moltissimo nel Lazio, in particolare in purezza. Raramente coltivati al di fuori del Lazio, qui fa parte anche di numerosi assemblaggi, anche sotto altri nomi specialmente nelle provincie meridionali. Viene chiamato anche Cacchione, Uva Pane, Zinna Vacca, etc. Ha grandi grappoli, a volte medi, di forma cilindrica e serrati. I chicchi sono grandi e tonde, ben pruinose e dalle bucce spesse. Vigoroso e molto produttivo, il Bellone è molto incostante nelle sue rese. Il sistema dall'allevamento è a media espansione. Il terreno per delle rese migliori deve essere fertile e vulcanico, fresco e asciutto, in quanto soffre il marciume. Viene vendemmiato ad ottobre e contiene molto zucchero. I suoi vini in purezza sono infatti strutturati, colorati ed alcolici, di buon aroma fruttato e maturo. Si riconoscono le pesche e i pompelmi, ma anche le mandorle e infine il miele. Va bevuto entro i due anni con la cucina romana, speziata alle erbe e con le verdure, sia grigliate che in zuppa. Perfetto per il pecorino, si trova a suo agio anche con i pesci di lago e con i salumi. Il Malvasia del Lazio è la classica uva appartenente alle famiglie del Malvasia, anch'essa ben radicata nel territorio da molti secoli, usata quasi sempre in assemblaggio, molto spesso con il Trebbiano al quale regala qualità in cambio di quantità. I suoi vini sono molto aromatici, spesso vinificati dolce ma anche spumantizzati, ottimi con molti abbinamenti.

Il Cori Bianco DOC

La denominazione di origine controllata Cori nasce il 21 luglio 2010 per decreto ministeriale dovi si autorizza la vinificazione in bianco e rosso per i soli comuni di Cori e Cisterna di Latina, nella parte collinare. La base ampelografica per il vino bianco vede l'impiego del Bellone per almeno il 50%, del Malvasia del Lazio per almeno il 20% e del Greco Bianco per almeno il 15%. A questo assemblaggio si possono aggiungere altre uve autorizzate dalla regione per un massimo del 15%. Il disciplinare prevede anche la tipologia monovitigno per il Bellone, con l'uvaggio fissato al classico 85%. Le rese massime consentite per il Cori Bianco sono fissate a 15 tonnellate per ettaro, mentre per la menzione monovitigno Bellone a 12 tonnellate. Per il primo il grado alcolico minimo deve essere di 10.50% vol., mentre per il Bellone di 11,50% vol.

I produttori

Marco Carpineti, con base a Cori, vinifica il Cori Bianco Capolemole con il 60% di Bellone, il 30% di Malvasia e il 10% di Trebbiano. Di un bel colore paglierino carico, questo vino offre una delicata gamma olfattiva alla nocciola tostata e al biscotto, con sfumature di mela verde ed erbe aromatiche. Ben alcolico ma anche morbido in bocca, è perfetto per il pollo alle mandorle.

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Domande frequenti

  • Quali sono i vitigni principali che compongono il Cori DOC bianco?
    Il Cori Bianco DOC è un vino strutturato basato principalmente sull'uva Bellone, che deve costituire almeno il 50% dell'assemblaggio. A questa si affiancano obbligariamente la Malvasia del Lazio (minimo 20%) e il Greco Bianco (minimo 15%). Il restante 15% può essere composto da altre uve a bacca bianca autorizzate nella Regione Lazio, come il Trebbiano. Esiste inoltre la possibilità di produrre una versione monovitigno esclusivamente a base di Bellone, che richiede una quota minima dell'85% di questa uva, garantendo profili organolettici più intensi e specifici.
  • Come influisce il suolo calcareo dei Monti Lepini sulle caratteristiche del vino?
    La zona viticola del Cori DOC si estende sulle pendici pedemontane dei Monti Lepini, un'area geologicamente antica formata da rocce carbonatiche come calcari e dolomie, nate dall'accumulo di resti marini nel Mesozoico. Questo substrato, ricco di calcio e magnesio, conferisce ai vini una struttura solida e una mineralità distintiva. L'acidità delle piogge crea fenomeni carsici che filtrano l'acqua verso le radici, aiutando a mantenere le vigne fresche. Il risultato è un vino bianco con buona acidità, note floreali e fruttate, ideale per bilanciare sapori complessi.
  • Con quali piatti della tradizione romana si abbina meglio il Cori Bianco?
    Grazie alla sua struttura alcolica e alle note fruttate mature (pesca, pompelmo) talvolta accompagnate da sentori di mandorla e miele, il Cori Bianco si abbina eccellentemente alla cucina romana. È perfetto per accompagnare carni bianche come il pollo alle mandorle, formaggi stagionati come il Pecorino Romano, e salumi tipici. Trova spazio anche con verdure grigliate, zuppe erbacee e pesci di lago. La sua versatilità gli permette di stare bene anche con piatti leggermente speziati, offrendo un contrasto gradevole senza coprire i sapori del cibo.
  • Qual è la differenza tra il Cori Bianco standard e la versione monovitigno Bellone?
    La principale differenza risiede nella composizione ampelografica e nei requisiti qualitativi. Il Cori Bianco standard è un assemblaggio dove il Bellone fa da padrone (minimo 50%), integrato da Malvasia e Greco Bianco, con un titolo alcolometrico minimo del 10,5%. La versione monovitigno Bellone, invece, deve contenere almeno l'85% di questa uva specifica. Questo vinifica in purezza impone rese più basse (12 tonnellate/ettaro contro le 15 del blend) e un titolo alcolometrico superiore (minimo 11,5%), risultando in un vino generalmente più concentrato, strutturato e capace di una maggiore persistenza aromatica.
  • Cosa rende unico il vitigno Bellone rispetto ad altre uve laziali?
    Il Bellone è un vitigno autoctono storico, citato già da Plinio il Vecchio, noto per la sua vigorosità e produttività. Si distingue per i grappoli grandi e serrati, con acini ricchi di succo e buccia spessa, il che conferisce ai vini finali un corpo notevole, colore intenso e un buon tenore alcolico. A differenza di altre varietà più leggere, il Bellone offre profili aromatici maturi e avvolgenti, con richiami a frutta gialla, agrumi e note di miele. Essendo sensibile al marciume, richiede terreni freschi e asciutti, il che limita la sua coltivazione ad aree specifiche come quelle pedemontane del Lazio.

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