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Vino Bianco · Vino bianco campania

Taburno

Aggiornato il 27 febbraio 20144 capitoli5 domande frequenti
taburno

La zona vinicola

La zona vinicola dove viene prodotta la denominazione di origine controllata Taburno coinvolge la parte orientale della provincia di Benevento, comprendendo anche il capoluogo, che si stende fin sotto le falde del Monte Taburno, che fornisce anche il nome alla denominazione. Questa zona viene infatti caratterizzata da questo massiccio solitario che come tutto l'appennino campano, si è formato nel mesozoico. Qui, in quell'epoca, si aveva la presenza di un lago grande e profondo adagiato in una forte depressione che vede protagonista la zona tra il monte Taburno e il monte Matese che ha poi convogliato anche il Volturno. Qui l'area, a parte i due massicci solitari, vede la presenza di numerose colline che sono conformate geologicamente con rocce di calcare e arenaria. Numerosi gli strati di ghiaia e gli ammassi ciottolosi, sempre di queste tipologie di rocce. La depressione poi scomparve nel terziario grazie ai movimenti tettonici che diedero vita, per sollevazione, all'Appennino moderno. Qui abbiamo una serie di terreni che risultano ricchi in calcare, grazie all'antico fondale marino prima presente, argilla e silicio, proveniente da antiche attività vulcaniche presenti per lungo tempo in era preistorica. Sono infatti presenti sia numerose sedimentazioni di organismi fossili marini che di selce e calcedonia. Scarsa invece la presenza di granito. La presenza di antiche e costanti eruzioni preistoriche si fa più importante a Tocco Caudio, dove la sedimentazione di pomice e tufo si accompagna ai cristalli di pirosseno e le foglie di mica. Importante è anche la presenza di potassio, minerale grande fornitore per le vigne alle quali fornisce vigoria. Qui le uve giovano anche di un clima si freddo, ma anche salubre. Le estati sono fresche, per delle uve piuttosto abituate a questo tipo di temperatura. Non a caso vi sono forti presenze di Aglianico.

I vitigni bianchi

I vitigni bianchi coltivati nella zona sono il Falanghina, il Greco, il Coda di Volpe e il Trebbiano Toscano. Quest'ultimo come sempre viene sfruttato per la quantità apportata nei vini, a cui saranno poi conferiti gli aromi dalle altre ottime uve semi-aromatiche, di cui il Falanghina e il Coda di Volpe sono i testimonial campani per eccellenza. Il Coda di Volpe è sicuramente nato qui in Campania, presente dai tempi più remoti quando prima dei Romani le popolazioni locali raccoglievano le bacche. Il Falanghina forse fu introdotto dai Greci ma anche in questo caso più probabilmente essi trovarono il vitigno già in loco, chiamandolo Falange in quanto questa parola lo identificava come sostenuto da pali, antico metodo di allevamento adottato fino a qualche decennio fa, quando gli fu preferito, a ragione visti i risultati, il sistema dell'alberello. Da quando al vitigno fu cambiato il sistema vi è stato un netto miglioramento della qualità, segnando la nascita di una stella di grandezza internazionale. Il Greco invece, come lascia intendere il nome stesso, fu introdotto dai greci durante la grande stagione della Magna Grecia. Oggi è ancora una delle realtà più importanti dei bianchi del Meridione ma anche del centro Italia.

Il Taburno DOC Bianco

La denominazione di origine controllata Taburno DOC nasce con il decreto ministeriale del 2 agosto 1993 per autorizzare la produzione di vini bianchi, rossi e rosati nei comuni di Apollosa Bonea, Campoli del Monte Taburno, Castelpoto, Foglianise, Montesarchio, Paupisi, Torrecuso Ponte, Benevento, Cautano, Vitulano e Tocco Gaudio, in provincia di Benevento. Sono autorizzate varie tipologie tra cui Taburno Bianco con base ampelografica che vede la presenza di Trebbiano Toscano dal 40 al 50%, del Falanghina dal 30 al 40%, a cui si aggiungono un 15% di altre uve autorizzate in regione. Poi è autorizzata la tipologia Taburno Spumante che vede l'impiego del Coda di Volpe e del Falanghina, assemblati o da soli, con percentuali dal 60 al 70%, a cui si può aggiungere un 15% di altre uve autorizzate in regione. Poi vi sono le tipologie mono-vitigno del Coda di Volpe, del Falanghina e del Greco, che devono contenere almeno l'85% del vitigno menzionato in etichetta. Le uve non possono essere coltivate con il sistema del tendone e hanno rese fissate a 10 tonnellate per ettaro per il Greco e a 12 tonnellate per le altre uve. Il titolo alcolico minimo naturale deve essere di almeno 10,50% vol per i vini fermi e di 10,00% vol per lo spumante.

I produttori

I produttori che offrono questo buon vino sul mercato sono molti. Buoni i risultati, a partire da Ocone e il suo Taburno Falanghina Vigna del Monaco, dorato, con frutta gialla ed agrumi, fiori di zagara e fondi minerali. Bella struttura morbida al palato, con fondi di vaniglia, dati dall'affinamento in rovere. Perfetto col rombo alle patate e rosmarino cotto al forno. Ottimo il Taburno Coda di Volpe di Fattoria la Rivolta di colore paglierino a riflessi dorati. Il naso è minerale, alla pesca e ai fiori di zagara. Il palato persistente va molto bene per i calamari stufati.

Domande frequenti

  • Quali sono i vitigni principali utilizzati per produrre il Taburno DOC Bianco?
    Il Taburno DOC Bianco si distingue per l'utilizzo di vitigni autoctoni campani di alta qualità. La composizione base prevede una percentuale significativa di Trebbiano Toscano (dal 40% al 50%), che funge da struttura, affiancato dal Falanghina (dal 30% al 40%), noto per la sua aromaticità e freschezza. È possibile integrare fino al 15% di altre uve bianche autorizzate in Campania. Per le versioni monovitigno, la legge impone almeno l'85% del vitigno dichiarato in etichetta, permettendo quindi di trovare bottiglie dedicate esclusivamente a Falanghina, Coda di Volpe o Greco, garantendo così profili organolettici puri e distintivi.
  • Come influisce il territorio del Monte Taburno sulla qualità del vino?
    Le vigne del Taburno crescono sulle pendici orientali del massiccio montuoso, un'area caratterizzata da suoli complessi derivati dall'antico fondale marino e da attività vulcaniche preistoriche. La presenza di calcare, argilla, silicio e ghiaia garantisce un ottimo drenaggio e stress idrico moderato, essenziale per concentrare gli aromi nelle uve. Inoltre, il clima fresco e salubre, favorito dall'altitudine e dalla vicinanza al mare, permette una maturazione lenta delle uve, preservando acidità e profumi floreali. L'abbondanza di potassio nel terreno contribuisce inoltre a dare vigoria alla pianta senza appesantire il finale del vino.
  • Cosa rende speciale il Taburno Spumante rispetto ad altri spumanti italiani?
    Lo spumante Taburno DOC si differenzia per la selezione rigorosa dei vitigni impiegati: deve essere prodotto prevalentemente con Coda di Volpe e Falanghina, che costituiscono dal 60% al 70% dell'assemblaggio. Questi vitigni, tipici del sud Italia, conferiscono allo spumante note fruttate vivaci, spesso di pesca e agrumi, unite a una struttura elegante. La restante quota può includere altre uve bianche locali. Grazie al clima fresco della zona, le uve mantengono un'elevata acidità naturale, fondamentale per una fermentazione secondaria in bottiglia o in autoclave che risulti fine, persistente e ben bilanciata, offrendo un'alternativa fresca agli spumanti più noti del nord.
  • Quali abbinamenti gastronomici sono consigliati per il Taburno Falanghina?
    Il Taburno Falanghina, specialmente nelle versioni invecchiate in legno o quelle più strutturate, offre una gamma ampia di abbinamenti. La sua nota floreale (fiori di zagara) e fruttata (frutta gialla) si sposa perfettamente con piatti di pesce delicato. Un classico è il rombo alle patate e rosmarino cotto al forno, dove la sapidità del piatto esalta la mineralità del vino. In alternativa, può accompagnare antipasti di mare come i calamari stufati, oppure formaggi freschi e erbe aromatiche. La sua versatilità lo rende ideale anche per primi piatti leggeri con verdure primaverili o salse a base di limone.
  • Quali sono le normative sulle rese e sui metodi di allevamento per il Taburno DOC?
    Per garantire la qualità, il disciplinare del Taburno DOC impone limiti stringenti sulle produzioni. Le uve non possono essere coltivate con il sistema del tendone, preferendo invece metodi tradizionali come l'alberello o il cordone speronato per migliorare l'esposizione solare. Le rese massime sono fissate a 12 tonnellate per ettaro per la maggior parte dei vitigni (come Falanghina e Coda di Volpe) e a 10 tonnellate per ettaro per il Greco. Inoltre, il titolo alcolico naturale minimo è stabilito al 10,50% per i vini fermi e al 10,00% per lo spumante, assicurando che ogni bottiglia abbia la struttura necessaria per un corretto affinamento e longevità.

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