Pigato

Vitigni bianchi

Pigato

Il Pigato è una grande uva bianca ligure che riesce a fornire ottimi vini, quasi alla pari con i Vermentini della zona. Poco coltivato, andrebbe considerato anche al di fuori della sua terra d'origine.

di Redazione

07 agosto 2012

La varietà

Il vitigno Pigato è un vitigno bianco della Liguria, coltivato esclusivamente nelle provincie di Imperia e Savona, probabilmente importato dalla Tessaglia, in Grecia, forse alla fine del 1600, come clone della Malvasia o forse molto prima, come vitigno autoctono. Il nome non viene in aiuto da questo punto di vista in quanto potrebbe indicare sia il termine dialettalepigau,, macchiato, in quanto delle macchie scure si presentano sulle bucce alla maturazione, ma anche il termine picatum, un vino aromatizzato del luogo conosciuto già dai Romani. Recenti analisi lo fanno invece derivare dal Vermentino, di cui conserva numerose caratteristiche, ma non è da confondere con l'altra grande uva bianca ligure. Noto nella zona di Savona da moltissimi secoli, la sua prima testimonianza scritta è del 1883 nel Bollettino ampelografico. L'area di coltivazione più intensiva è quella di Albenga, con altre coltivazioni meno estese in Val d'Arroscia, in provincia di Imperia, mentre nel resto della Liguria è praticamente assente nonostante sia incluso in alcuni disciplinari. Al di fuori della sua zona prediletta, le macchie che danno presumibilmente il nome al vitigno scompaiono. Si presenta con grappoli e chicchi di media grandezza, conici i primi e sferici i secondi, con buccia spessa e abbastanza pruinosa, dorata-ambrata. È vigoroso, con alte rese costanti e maturazione nelle ultime due settimane di settembre. Vitigno di gran carattere.

I vini del Pigato

Il Pigato purtroppo sta subendo un ridimensionamento nell'impiego, nonostante produca ottimi vini, anche dolci e passiti che in passato venivano molto apprezzati. Il vino, da bere giovane e non oltre i tre anni, ha profumi caratteristici che risentono dell'influenza marina. I colori sono paglierini, con intensi aromi di frutta bianca, in particolare le albicocche e le pesce, e una chiusura più amara, ammandorlata. Quando vinificato secco, al palato dona una certa freschezza ma anche un corpo e una struttura degni di nota. Nella versione passito la bocca si addolcisce, mentre la struttura si fa ancora più presente con un colore che tende al dorato. La buona aromaticità e la struttura, unite ad un'alcolicità sostenuta intorno sempre ai 13% vol, ne fanno un vino con abbinamenti strutturati, molteplici, dagli antipasti o i primi di pesce, anche risotti magari con frutti di mare saporiti. Ma si abbina bene anche in aperitivo con degli stuzzichini o con delle verdure, o a fine pasto con formaggi mediamente stagionati. Bene con salmone e crostacei, trova con il pesto alla genovese classico della Liguria un ottimo compagno regionale. La sua struttura ne fa anche un buon accostamento per le quiche di verdure o pesce. Nelle vinificazioni più attente riesce ad esprimere anche aromi erbacei, di salvia e muschio, e floreali mentre al palato esprime una buona sapidità da unire ai pesci grassi. Sempre morbido, ha una sua denominazione di origine nel Riviera ligure di Ponente Pigato. Qui viene impiagato generalmente in purezza, anche se il disciplinare offre la possibilità di un piccolo taglio, il 5 per cento, con le altre uve regionali. Le rese sono bloccate a11 tonnellate per ettaro. È considerato con il Vermentino il miglior vitigno e vino monovitigno della regione, ed è possibile che una buona strategia commerciale lo faccia apprezzare anche al di fuori del territorio nazionale. La sua struttura nel suggerisce il servizio ad una temperatura di circa 13-14 gradi, da servire magari con delle zuppe fredde o calde di vegetali. Ma troverebbe ottimi abbinamenti anche con la cucina internazionale, specie quella nordica, bramosa di vini sapidi, magari servendolo più fresco, verso i 10-11 gradi. In alcune vinificazioni può trovare tagli con il Vermentino ma la vinificazione in purezza è preferibile.

I produttori

Nonostante la piccola estensione totale, il Pigato trova molti produttori impegnati a vinificare grandi vini in purezza. Un grande prodotto, di livello internazionale, viene da Massimo Alessandri sotto la DOC Riviera ligure con il Pigato Vigne Vëgge, di ben 14% vol. un bel paglierino brillante lascia intravedere venature dorate. Al naso esprime belle note agrumate dolci e tocchi di vaniglia miste al miele d'acacia. Bocca ben solida, calda e piena di sapidità. Ottimo con il branzino. Un gran Pigato viene anche dalle cantine BioVio, sempre paglierino con delle belle vene oro. Qui l'olfatto si apre con il glicine e la frutta esotica. Bocca sempre ben sapida e di struttura, ma meno alcolica, più fresca, per i ravioli alle noci. Ottimo anche il Pigato DOC Le Petraie di Lupi, leggero stavolta, con riflessi verdi e profumi al cedro e erba medica. Ben fresco e sapido, lungo per le frittelle alle erbe. Con il Pigato DOC di La Rocca San Nicolaio si torna invece alla frutta esotica e al palato caldo e avvolgente, sempre sapido con un tocco di barrique nell'affinamento che ben si adatta a pesci piu strutturati come l'insalata di stoccafisso ligure.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra il Pigato e il Vermentino?
    Sebbene recenti analisi genetiche indichino che il Pigato derivi probabilmente dal Vermentino, i due vitigni non sono identici e vanno distinti. Il Pigato è coltivato prevalentemente nelle province di Imperia e Savona, mentre il Vermentino ha una diffusione più ampia. Visivamente, il Pigato maturo presenta macchie scure sulle bucce (da cui il nome, legato al dialetto 'pigau', macchiato), caratteristica che spesso scompare al di fuori della zona di origine. Enologicamente, il Pigato tende ad avere una struttura più marcata, una sapidità pronunciata e una chiusura ammandorlata, offrendo un profilo sensoriale distinto rispetto al Vermentino, pur condividendo alcune caratteristiche aromatiche.
  • Come si presenta il profumo e il sapore tipico di un Pigato secco?
    Un Pigato secco, da bere giovane entro i tre anni, si presenta con un colore paglierino intenso, talvolta con venature dorate. Al naso, espande aromi fruttati di frutta bianca, con spiccate note di albicocca e pesca, influenzati dall'aria marina tipica della Liguria. Può presentare anche sfumature erbacee, di salvia, muschio e fiori. Al palato, offre una buona freschezza unita a un corpo e una struttura solidi, con una chiusura leggermente amara e ammandorlata. La sapidità è un elemento chiave, resa evidente dall'alcolicità sostenuta, che gira intorno al 13% vol, garantendo una bevibilità complessa e persistente.
  • A quali piatti si abbina meglio il Pigato?
    La struttura e la sapidità del Pigato lo rendono versatile. Si abbina eccellentemente agli antipasti e ai primi piatti di pesce, specialmente ai risotti con frutti di mare saporiti. È ideale con salmone, crostacei e pesce grasso, grazie alla sua capacità di bilanciare i sapori. In Liguria, il suo abbinamento storico è con il pesto alla genovese. Funziona bene anche con verdure, quiche di pesce o verdura, formaggi mediamente stagionati e come aperitivo con stuzzichini. Per versioni più strutturate, può accompagnare piatti di carne bianca o pesce cotto alla griglia, mantenendo una temperatura di servizio tra i 13 e i 14 gradi.
  • Esiste una versione dolce del Pigato? Come si produce?
    Sì, il Pigato viene utilizzato per produrre vini dolci e passiti, una tradizione storica apprezzata in passato. Nella versione passito, l'uva subisce un processo di appassimento che concentra zuccheri e aromi. Il risultato è un vino dal colore dorato, con una bocca notevolmente addolcita ma che mantiene una struttura corpulenta e intensa. Questa versione, pur essendo meno comune rispetto alla vinificazione in secco, offre profili aromatici complessi e una persistenza olfattiva elevata, adatta a chi cerca vini da dessert o da meditazione, sfruttando la naturale acidità e sapidità dell'uva per bilanciare la dolcezza.
  • Dove si coltiva principalmente il Pigato e qual è la sua denominazione?
    Il Pigato è coltivato esclusivamente in Liguria, nelle province di Imperia e Savona. L'area di produzione più intensiva è quella di Albenga, seguita da zone minori come la Val d'Arroscia. Nonostante sia incluso in altri disciplinari liguri, fuori da queste aree la sua coltivazione è quasi assente. La denominazione di origine protetta principale è 'Riviera ligure di Ponante Pigato', dove il vitigno viene vinificato generalmente in purezza, consentendo solo un massimo del 5% di altre uve regionali. Le rese sono limitate a 11 tonnellate per ettaro per garantire qualità.

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