Vespolina

Vitigni rossi

Vespolina

Il Vespolina è un vitigno rosso autoctono piemontese, una volta molto diffuso e oggi riscoperto nel Novarese. Viene spesso usato nei tagli con le nobili Barbera e Nebbiolo, ma anche in purezza, nelle rare volte in cui viene offerto, riesce a fornire vini di qualità molto interessanti.

di Redazione

26 luglio 2012

La varietà

La Vespolina è un vitigno a bacca rossa tipico del Piemonte dove è coltivato già da almeno tre secoli nell'Oltrepo Pavese, oltre che nel Novarese, nel Biellese e nel Vercellese. Oggi è coltivato intensivamente anche nella province di Como e Piacenza. Il nome deriva dalla caratteristica molto dolce degli acini da cui le vespe sono particolarmente attratte. Una volta diffusissima anche la Vespolina ha visto ridursi massicciamente la sua coltivazione a causa della fillossera e per l'attrazione che il più famoso barbera ha provocato nei coltivatori piemontesi per una sua maggiore resistenza alle malattie. La Vespolina inoltre ha problemi sui portinnesti americani che servirono a combattere la farfalla che distrusse molti vitigni nell'ottocento. Oggi solo la provincia di Novara sembra aver riscoperto questo vitigno e lo sta coltivando con grande intensità. È conosciuta anche con i sinonimi ughetta, uvetta di Canneto, balsamina, uva cinerina e molti altri. Si presenta con grappoli medi, cilindrici e alati a spargolo con acini di media grandezza, blu scuro e alte concentrazioni di pruina. Ha una buona vigoria e tempi di maturazione medi, con forme di allevamento espanse, a controspalliera. Soffre la peronospora, il marciume e la botrytis. Ama i terreni freschi, leggeri e non profondi che la lasciano maturare con più facilità.

I vini dalla Vespolina

La Vespolina viene generalmente assemblata con l'Uva Rara, la Croatina, il Barbera e il Nebbiolo, in vini dove apporta alcol e colore con profumi floreali che migliorano il prodotto nel suo complesso. È usato in molte denominazioni di origine piemontesi, come il Colline Novaresi, il Bramaterra, il Coste della Sesia, il Fara, il Boca e il Ghemme e in quella lombarda l'Oltrepo Pavese. Quando viene vinificata in purezza offre profumi del tutto particolari e distinti, penetranti alle foglie di tè verde, note floreali, frutti rossi e spezie.

I produttori

Tra i produttori segnaliamo Ioppa e il suo ottimo Colline Novaresi Vespolina con il vitigno in purezza che offre alcol e splendidi profumi floreali, more, muschio e cannella. Fresco e bevibile al palato, la struttura è ben equilibrata, da accompagnare allo stinco di vitello brasato. In assemblaggio la Vesplina concorre al 20 per cento con il Nebbiolo per l'ottimo Lessona DOC di Aziende Agricole Sella, un vino elegante con fiori di rosa e viola, frutti di bosco e un palato intenso, ricco e persistente. Da provare con il filetto ai funghi. Nell'Oltrepo Pavese concorre al 10 per cento anche nei vini di Isimbarda, ottimi, sia il Montezavo Riserva che il Rosso Monplò, con bei profumi medicinali nel primo, potente e tannico da abbinare all'agnello al forno, e spezie e frutti di bosco nel secondo, con un palato ricco da abbinare ai tagliolini al ragù d'anatra.

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Domande frequenti

  • Quali sono le caratteristiche organolettiche principali del vino Vespolina in purezza?
    Il Vespolina vinificato in purezza si distingue per un profilo aromatico unico e penetrante, che ricorda le foglie di tè verde, accompagnato da intense note floreali. Al palato offre una gamma complessa di frutti rossi maturi, spezie dolci come la cannella e talvolta sentori di muschio. Nonostante la sua natura delicata, il vino mantiene una struttura ben equilibrata, risultando fresco e bevibile, con una finale che può presentare lievi accenni minerali. Questa combinazione di aromi vegetali e fruttuali lo rende un vino di grande personalità, adatto a chi cerca esperienze sensoriali diverse dai classici rossi piemontesi.
  • In quali Denominazioni di Origine il Vespolina è utilizzato e come viene impiegato?
    Il Vespolina trova impiego principale nelle DOC piemontesi del Novarese e del Vercellese, tra cui Colline Novaresi, Bramaterra, Coste della Sesia, Fara, Boca e Ghemme, nonché nella lombarda Oltrepò Pavese. Solitamente non è il vitigno dominante, ma viene aggiunto in percentuali variabili (dal 10% al 20%) agli assemblaggi con Nebbiolo, Barbera, Uva Rara e Croatina. Il suo ruolo strategico è quello di conferire corpo, alcol e soprattutto colore ai vini, arricchendo il bouquet con profumi floreali che migliorano l’equilibrio generale del blend, senza mai coprire le varietà nobili presenti.
  • Perché il Vespolina è considerato un vitigno difficile da coltivare?
    La coltivazione del Vespolina presenta sfide agronomiche significative, principalmente legate alla sua suscettibilità alle malattie crittogamiche. La vite soffre infatti notevolmente di peronospora, marciume e botrytis, richiedendo interventi fitosanitari attenti e tempestivi. Inoltre, ha mostrato storicamente problemi di adattamento sui portinnesti americani utilizzati per contrastare la fillossera, il che ne ha limitato la diffusione dopo la crisi del XIX secolo. Per questi motivi, richiede terreni freschi, leggeri e poco profondi per maturare correttamente, rendendone la gestione più complessa rispetto a vitigni più rustici come il Barbera.
  • Come si abbina il vino Vespolina in purezza ai piatti tipici?
    Grazie alla sua freschezza e alla struttura bilanciata, il Vespolina in purezza si accompagna perfettamente a carni rosse cotte lentamente. Un abbinamento classico è lo stinco di vitello brasato, dove i tannini morbidi e le note speziate del vino esaltano la ricchezza della carne. Può essere proposto anche con secondi più strutturati come il filetto ai funghi o l'agnello al forno, specialmente se si tratta di versioni in assemblaggio con il Nebbiolo. L'acidità vivace e i profumi floreali aiutano a pulire il palatto, rendendolo ideale per piatti saporiti ma non eccessivamente pesanti.
  • Qual è l'etimologia del nome Vespolina e qual è la sua storia recente?
    Il nome Vespolina deriva direttamente dall'elevata dolcezza degli acini, una caratteristica che attrae fortemente le vespe, rendendo il frutto vulnerabile agli insetti. Storicamente diffuso in Piemonte da almeno tre secoli, il vitigno ha subito un drastico calo produttivo a causa della fillossera e della successiva difficoltà di innesto sui portinnesti americani. La concorrenza del Barbera, più resistente e commercialmente valido, ha ulteriormente ridotto le superfici coltivate. Oggi, tuttavia, c'è una significativa rinascita, soprattutto in provincia di Novara, dove i produttori hanno recuperato questa varietà autoctona valorizzandone le peculiarità aromatiche uniche.

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