Vitigni rossi

Teroldego

Il Teroldego è uno tra i migliori vitigni autoctoni rossi del Trentino, che produce vini di grande qualità, complessi e degni di essere presenti in tutte le carte vini del mondo. Ottime le vinificazioni dei pochi produttori che lo coltivano, sempre al meglio nelle valutazioni e nelle degustazioni enologiche.

di Redazione

10 agosto 2012

La varietà

Il Teroldego è un vitigno rosso molto antico, di provenienza forse veronese, della zona del Garda, ma che si coltiva solo nella zona del Campo Rotaliano, in Trentino, che si trova nella Valle dell'Adige. Per questo motivo viene chiamato più specificatamente Teroldego Rotaliano. L'origine veronese è supposta perché attorno al Lago di Garda una volta si coltivava un'uva molto simile con il nome di Tirodola derivato dal sistema d'allevamento utilizzato per coltivarla, detto con le tirelle. La prime menzioni storiche certe compaiono nei lavori di Pollini e nel classico di Acerbi ai primi dell'ottocento, e poi successivamente negli Annali dell'Agricoltura del Regno d'Italia una volta unificata l'Italia, nel tentativo da parte del nuovo stato italiano di mettere ordine e di dare un'identificazione botanica a tutte le specie italiane. Nel 1894 comunque Mach riusci a dare una prospettiva esaudiente alla necessità di conoscere questo splendido vitigno che geneticamente trova delle similitudini con il grande Lagrein, il sontuoso Syrah e il Marzemino. Si presenta con dei grappoli di dimensioni medio-grandi, lungo e piramidale, molto alto e di compattezza media. I chicchi sono sferici e di media grandezza con le bucce spesse e ben pruinose, blu scuro tendenti al nero. Viene coltivato su terreni ben drenati, leggeri, con sistemi di allevamento lunghi per la ricerca del sole. Tra i vantaggi che offre ci sono delle rese alte e costanti, mentre tra gli svantaggi si segnala una certa sofferenza alla peronospora e all'oidio, attacchi frequenti dei ragnetti, e sofferenza sia al disseccamento che al marciume nei periodi particolarmente umidi.

I vini del Teroldego

Il Teroldego è un ottimo vitigno da vinificare in purezza o assemblare con altre uve per dar luogo ad ottimi vini del Trentino. Riesce a fornire vini dal colore profondo, fruttati e vivaci, con poca concentrazione di tannini e ma una buna acidità, da bere in gioventù e non da invecchiamento. Nell'impianto olfattivo regala anche intense sensazioni floreali, con la viola che si immerge in nette note di ciliege e lamponi spesso finite con sentori dolci di mandorla. Non esprime, se non raramente, speziature. Al palato risulta comunque morbido, ben secco grazie alla sua acidità con una chiusura leggermente amara. Va servito intorno ai 16-18 gradi centigradi e nei rari invecchiamenti si può arrivare anche a 20 gradi. Trova ottimi abbinamenti con la carne rossa, i formaggi di media stagionatura, gli arrosti e le carni alla brace. Viene vinificato anche rosato, con gusti e abbinamenti simili ma più morbidi e meno saporiti. Dal 1971 ha una sua denominazione di origine con vinificazioni anche nella tipologia Riserva e Superiore, mentre il rosato, sempre DOC, viene chiamato anche Kretzer. I produttori, vista la piccola estensione vitata di questo vitigno, sono pochi ma tutti di ottima professionalità, in grado di vinificare vini di grande fattura, nella zona di Mezzocorona e San Michele Appiano.

I produttori

Un grande Teroldego in purezza viene prodotto sotto la denominazione IGT da Bolognani, con il suo Armillo limitato a circa 3000 bottiglie l'anno dal colore porpora. Il naso esprime i frutti classici del Teroldego, i mirtilli e il bosco ma con belle speziature di cannella e noce moscata rifinite dai toni vegetali dell'humus e le sfumature floreali della viola. Il palato è sapido e dotato di mineralità e struttura, setoso e più tannico della media, grazie agli 8 mesi passati in barrique. Da provare con la pernice ai funghi. Tra i produttori non poteva mancare la Cantina Rotaliana di Mezzolombardo con tre ottimi Teroldego. Il Clesurae esprime un naso complesso, in cui i frutti di bosco si mescolano con l'eucalipto, il cacao e la grafite su un fondo floreale di viole. Grande palato persistente e anche leggermente tannico, con fondi minerali, per la lepre in umido. Il Superiore invece risulta piu morbido, con nette profumazioni di caffè e cuoio che seguono i frutti di bosco. Fresco e tannico ma molto morbido, è un vino che si presta ad accompagnare la lepre alle erbe aromatiche. Il Riserva invece aggiunge le spezie nere e la terra bagnata ai frutti di bosco, con tocchi balsamici anche al palato. Da provare con formaggi stagionati o fusi al coccio. Per i meno esigenti produce anche l'etichetta rossa, più fresco e giovane, solo fruttato, da provare con le braciole di maiale. Da Concilio abbiamo un altro Teroldego di spessore, il DOC Braide, in cui il colore si fa violaceo e i frutti di bosco si accompagnano all'humus. Molto vivace al palato, risulta morbido con tannini dosati. Ottimo con il salame d'oca. Endrizzi vinifica l'IGT Gran Maestro, con il nome che ben descrive questa lavorazione piena di frutta secca, cioccolato al latte e confetture che si esprimono al naso. gran palato, morbido e amabile per un vino prodotto dall'appassimento delle uve. Ottimo con il cervo sui mirtilli. Il Maso Camorz Riserva viene invece vinificato DOC, con lampone e ribes ad aprire un naso pieno di caffè e cacao. Ben fruttato anche al palato, con richiami balsamici in chiusura. Per lui un abbinamento con l'agnello alla menta. In IGT viene invece vinificato il Granato di Foradori, un vino di razza, nobile, tra i migliori sul panorama internazionale. Colore denso, fitto, con un naso complesso che apre con la viola prima di cedere il posto ai frutti di bosco e cambiare ancora con il caffè rifinito dall'anice. Grande setosità al palato, equilibrio e sapidità, con una chiusura lunghissima ammandorlata. Ottimo con il maiale al ginepro.

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Domande frequenti

  • Qual è l'origine geografica del Teroldego e perché si chiama Rotaliano?
    Sebbene le origini del vitigno siano probabilmente veronesi, legate al Garda e al sistema di allevamento 'con le tirelle', oggi il Teroldego si coltiva esclusivamente in Trentino, nella zona del Campo Rotaliano, situata nella Valle dell'Adige. Questa esclusiva coltivazione territoriale ha portato alla denominazione specifica di Teroldego Rotaliano. Geneticamente, il vitigno mostra affinità con il Lagrein, il Marzemino e il Syrah, confermando la sua natura antica e distinta, pur essendo diventato simbolo indiscusso dell'enologia trentina.
  • Come si presentano i vini prodotti da questo vitigno in termini di aroma e gusto?
    I vini di Teroldego offrono un profilo sensoriale ricco e immediato. Al naso predominano note di ciliegia, lampone, mirtillo e viola, talvolta arricchite da sfumature di mandorla, cacao o spezie leggere. Al palato si rivelano vivaci e fruttati, con una buona acidità che li rende freschi e secchi, e tannini generalmente moderati. La chiusura è spesso leggermente amara e ammandorlata. Sono vini pensati per essere bevuti giovani, senza bisogno di lunghi invecchiamenti, garantendo un'esperienza immediata e piacevole.
  • A quali piatti si abbina meglio il Teroldego rosso?
    La struttura equilibrata e la nota acida del Teroldego lo rendono versatile in tavola. È ideale per accompagnare carni rosse, arrosti, carni alla brace e selvaggina come lepre, cinghiale o cervo. Funziona egregiamente con formaggi di media stagionatura o fusi al coccio, nonché con salumi come il salame d'oca. Per le versioni invecchiate o più strutturate, come le Riserve, gli abbinamenti possono spaziare verso preparazioni più complesse come la pernice ai funghi o l'agnello alla menta, valorizzando le note terrose e speziate.
  • Esiste una versione rosata del Teroldego? Come si chiama e quali caratteristiche ha?
    Sì, il Teroldego viene vinificato anche in versione rosata, nota commercialmente come Kretzer. Questa tipologia mantiene la denominazione DOC e condivide con il rosso gli stessi territori di produzione. Tuttavia, il rosato si distingue per una maggiore morbidezza e una minore intensità aromatica rispetto alla versione rossa. I profumi restano fruttati ma più delicati, e il palato è meno strutturato. Gli abbinamenti sono simili a quelli del rosso, ma si prestano meglio a piatti più leggeri o a un consumo più fresco e dissetante.
  • Quali sono le principali criticità agronomiche collegate alla coltivazione di questo vitigno?
    Nonostante offra rese alte e costanti, il Teroldego richiede cure attente in vigna. È soggetto a sofferenze significative per malattie crittogamiche come la peronospora e l'oidio. Inoltre, è vulnerabile agli attacchi frequenti degli acari, in particolare i ragnetti. Durante i periodi particolarmente umidi, il vitigno può accusare stress legati al disseccamento o sviluppare marciumi sulle uve. Questi fattori richiedono una gestione accurata del vigneto e interventi fitosanitari tempestivi per garantire la salute della pianta e la qualità dell'uva.

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