Pascale di Cagliari

Vitigni rossi

Pascale di Cagliari

Il Pascale di Cagliari è un buon vitigno utilizzato negli assemblaggi con le altre varietà sarde. Probabilmente originario della Toscana, ha trovato in provincia di Sassari molti estimatori.

di Redazione

18 luglio 2012

La varietà

Il Pascale di Cagliari è un vitigno rosso di origine incerta ma che trova talmente tante somiglianze con il Giacomino della Toscana da essere ritenuto da molti un suo stretto parente se non la stessa vite poi successivamente ibridata e zonalizzata. A supporto di questa tesi anche il nome con cui viene chiamato in Gallura, Giacomino appunto, e gli stretti scambi mercantili tra le due regioni in tutte le epoche. Viene coltivato quasi esclusivamente nella provincia di Sassari, dove rappresenta circa il 20 per cento della superficie totale vitata, mentre è del tutto assente nelle altre provincie ad eccezione di qualche ettaro vitato in quella di Cagliari. Ha grappoli di grandi dimensioni, cilindrici e generalmente alati, con acini sempre grandi e buccia spessa con alte concentrazioni di pruina. Il colore è un denso violaceo tendente al nero. È mediamente vigoroso, e in grado di fornire delle alte rese con costanza. Non ha particolari esigenze di terreno e condizioni ambientali pur preferendo buone concentrazioni d'argilla senza però gradire l'eccessiva umidità del suolo.

I vini del Pascale di Cagliari

Il Pascale di Cagliari viene utilizzato sia in purezza che in assemblaggio con altre varietà rosse come nel Mejlogu assieme al Cannonau e nel Cagnulari. Riesce ad apportare buone aromaticità al vino, abbinato spesso con gli arrosti. Viene spesso utilizzato anche come uva da tavola. In purezza fornisce vini di un bel rubino, con profumi delicati di frutta rossa fresca e un palato più deciso del naso, anche forte di una buona struttura tannica. Nei DOC viene inserito nel disciplinare del Campidano di Terralba.

I produttori

Il Pascale viene vinificato molto più spesso in assemblaggio con altre uve che in purezza, in molti I.G.T. Un esempio viene dalla cantina Giogantinu con il suo Colli del Limbara IGT “Lei non sa chi sono io”, con l'assemblaggio tra Pascale, Monica, Nieddu Mannu e Cagnulari, di un bel rubino con toni aranciati. Al naso è ben speziato, con intense note di pepe, accompagnate dal cacao e dal cuoio che vanno a finire su toni floreali secchi. Nonostante un grado alcolico di 11,5% vol, il corpo è di una buona struttura e comunque conferito di morbidezza e brillantezza. Ben fresco, si suggerisce a temperature intorno agli 11 gradi da servire con crostacei crudi e grigliate di pesce grazie ad una buona vivacità che fa di questo rosso un buon compagno del pesce. Non è l'unico rosso suggerito per pasti generalmente accompagnati dal bianco. Sempre dalla stessa cantina un vino più conosciuto con il Pascale è il Nastarrè, un ottimo rosso in assemblaggio anche con il Monica, il Cagnulari e il Nebbiolo. Bel colore granato con tonalità viola. L'olfatto esprime un buon profumo di frutta rossa, con un palato leggero e secco, dotato di finale. Ottimo con le carni da selvaggina.

Naviga per:

Domande frequenti

  • Qual è l'origine del Pascale di Cagliari e perché confonde spesso gli esperti?
    L'origine del Pascale di Cagliari rimane incerta, ma la teoria più accreditata lo collega strettamente al Giacomino toscano. Molti esperti ritengono siano la stessa varietà o parenti stretti, supportati dal fatto che in Gallura il vitigno è noto proprio come 'Giacomino'. Questo legame storico è rafforzato dagli antichi scambi commerciali tra Sardegna e Toscana. Sebbene il nome suggerisca un'origine sarda, la sua presenza predominante in provincia di Sassari e le caratteristiche ampelografiche simili alle viti toscane indicano una probabile introduzione storica da quelle zone, successivamente adattata al territorio sardo.
  • Come si presenta fisicamente il grappolo e l'acino del Pascale di Cagliari?
    Il Pascale di Cagliari produce grappoli di grandi dimensioni, dalla forma cilindrica e spesso alati. Gli acini sono anch'essi di grande calibro, caratterizzati da una buccia spessa e un colore violaceo intenso che tende al nero. Una particolarità distintiva è l'alta concentrazione di pruina sulla superficie degli acini. Questa struttura robusta contribuisce alla resistenza della pianta e influenza le caratteristiche dei vini ottenuti, garantendo una buona estrazione di colore e composti fenolici durante la vinificazione.
  • In quali zone della Sardegna viene coltivato principalmente il Pascale di Cagliari?
    Nonostante il nome 'di Cagliari', questo vitigno è coltivato quasi esclusivamente nella provincia di Sassari, dove rappresenta circa il 20% della superficie vitata totale. La sua diffusione è limitata in altre province; è pressoché assente altrove, fatta eccezione per pochi ettari coltivati nella provincia di Cagliari stessa. Questa distribuzione geografica concentrata nel nord-ovest dell'isola ne fa una varietà tipica di quell'area, legata storicamente ai mercati e alle tradizioni vitivinicole locali piuttosto che al capoluogo meridionale.
  • Che tipo di vino si ottiene dal Pascale di Cagliari in purezza?
    Vinificato in purezza, il Pascale di Cagliari offre un vino dal colore rubino intenso. Al naso presenta profumi delicati di frutta rossa fresca, mentre al palato mostra una struttura più decisa rispetto all'olfatto, con una buona presenza tannica che garantisce corpo e persistenza. Sebbene venga spesso preferito in assemblaggio per bilanciare le sue caratteristiche, la versione monovitigno risulta elegante, strutturato e adatto a chi cerca un rosso sardo con personalità propria, capace di esprimere aromaticità fruttata senza eccessive aggressività.
  • Con quali piatti si consiglia di abbinare i vini a base di Pascale di Cagliari?
    I vini derivati dal Pascale di Cagliari mostrano versatilità in tavola. Quelli in purezza, più strutturati e tannici, si abbinano idealmente agli arrosti e alle carni da selvaggina, sfruttando la loro forza per contrastare sapori intensi. D'altra parte, versioni in assemblaggio (come quelle con Monica o Cagnulari) possono risultare più fresche e vivaci, diventando eccellenti compagne per crostacei crudi, grigliate di pesce e piatti a base di carne bianca. La chiave è osservare il livello di struttura: maggiore è la struttura, più ricco sarà il piatto ideale.

Potrebbe interessarti anche