Mostarda uva

Uva

Mostarda uva

La mostarda di uva era conosciuta già prima dell'avvento dei Romani che la definirono mosto ardente in quanto molto piccante per la presenza dei semi di senape. Oggi i semi non si usano quasi più ma la mostarda viene ancora prodotta, sia artigianalmente che industrialmente, per accompagnare formaggi e carni.

di Redazione

26 luglio 2012

Cosa è la mostarda d'uva

La mostarda d'uva è una specie di confettura tipica della tradizione siciliana che viene usata sui formaggi, sulla carne e altri cibi salati in contrasto con la sua dolcezza, ma la sua origine è molto antica e si perde nella notte dei tempi. Viene infatti preparata con l'uva unita a vari frutti dolci, a seconda del tipo di ricetta zonale proposta. Vengono spesso utilizzate le pere cotogne o le mele, con varie spezie classiche come la cannella, semi di senape e i chiodi di garofano. La mostarda va preparata con una cottura mediamente lunga e poi resa come una confettura utilizzando un mixer o un passaverdura o nel modo inverso, prima frullando il tutto e poi cuocendolo. Sembra che il nome mostarda deriva proprio dall'usanza che all'inizio prevedeva sempre l'utilizzo dei semi di senape, come nella tradizione che proveniva direttamente dalla Provenza francese dove la produzione di mostarda è molto famosa. In questo caso le mostarde avevano il classico sapore piccante della senape ed venivano usate anche dai Latini che le chiamavano mustum ardens, ovvero mosto ardente, a indicare l'origine dall'uva ma con un sapore molto piccante. Furono prodotte anche dai monaci Cistercensi di San Maurizio che aumentarono la dose dei semi di senape rendendole famose in tutta Europa. Le mostarde di uva erano conosciute anche per le loro proprietà officinali e antiossidanti. Oggi vengono prodotte sia in casa che confezionate dall'industria agroalimentare e si sta assistendo ad una loro riscoperta tra il pubblico.

La ricetta odierna più semplice

La preparazione della mostarda d'uva non è molto semplice e richiede anche un po di tempo. Nella ricetta più semplice si può preparare una buona scorta per molte persone da conservare o in frigo una volta aperta o chiuse ermeticamente. Per prima cosa bisogna lavare bene l'uva e pulirla dei raspi, della pelle e dei semi che vanno tutti eliminati. Quindi si passa alla spremitura, a mano o nel mixer e la polpa ottenuta si fa cuocere per 3 ore riducendola della metà. Una volta cotta deve essere aggiunto dell'amido perché si addensi nella proporzione di 1 etto per ogni litro di composto cotto. Utilizzate un setaccio per non formare grumi. Con un mestolo o un cucchiaio di legno sciogliete bene l'amido nel composto, lasciate cadere qualche seme di senape e quindi versatelo in contenitori di terracotta che avrete inumidito preventivamente. Ponete un stoffa o una cartina permeabile come coperchio chiusa da un elastico e lasciare al sole per 48 ore. Il composto puo essere consumato nell'arco di 15 giorni circa.

Ricette più complicate

La ricetta precedente era molto semplice, ma non rappresenta la cultura moderna della mostarda di uva, che viene preparata secondo varie ricette, anche se le cotture sono all'incirca le stesse del primo caso generale. La prima prevede la cottura di 5 kg di uva, con cannella, amido, scorza d’arancia essiccata e chiodi di garofano. A scelta si può aggiungere anche dello zucchero. La preparazione va fatta come la precedente e una volta cotta si possono aggiungere 1 etto di mandorle tostate o di di nocciole sminuzzate. Inoltre si può spruzzare anche della cannella in polvere. Anche in questo caso il composto va messo in terrine unimudite. Un'altra buona ricetta prevede la cottura anche con 6 etti di uva fragola bianca e nera, un paio di mele, una pesca, 300 grammi di zucchero di canna, e un cucchiaio da caffè di cannella. Anche qui dovete lavate bene l'uva fragola e pulitela come nella prima ricetta. Sbucciate la pesca ma non le mele perché nella buccia c'è la pectina, un addensante naturale che vi eviterà di aggiungere l'amido. Tagliate tutta la frutta in piccoli pezzi e cuocetela per circa 90 minuti per farla diventare una purea. Passate tutto nel mixer e rimettete a cuocere per venti minuti aggiungendo dello zucchero di canna e un cucchiaino di cannella. Se volete potete aggiungere sempre i semi di senape. Un'altra ricetta invece prevede l'impiego di 2 chili di uva nera, mezzo chilo di mele renette, una pera cotogna e 2 etti di pere piccole saporite, 200 grammi di fichi, della cannella, 10 chiodi di garofano e un etto di noci tritate finemente. Per questa ricetta dovrete prima passare al mixer l'uva pulita dei semi e delle bucce e quindi metterla a cuocere con la pera cotogna tagliata a pezzi e una garza dove all'interno avrete chiuso i chiodi di garofano e la cannella in modo da poterli eliminare facilmente a fine cottura. Una volta in ebollizione il composto va cotto a fuoco basso per circa tre quarti d'ora prima di aggiungere il resto della frutta esclusi i fichi tagliata a piccoli pezzi per continuare la cottura per altri 30 minuti circa. A questo punto aggiungete i fichi, più delicati, e fateli cuocere nel composto per un'altra mezzora. Finita la cottura potrete mettere il composto nella terracotta e lasciarlo riposare. Se volete potete anche usare dei barattoli in vetro da chiudere ermeticamente e bollire per un'ora in modo da poterli conservare per molti mesi.

Naviga per:

Domande frequenti

  • Qual è la differenza storica tra la mostarda tradizionale e quella moderna?
    Storicamente, la mostarda derivava dal latino 'mustum ardens', ovvero 'mosto ardente', caratterizzata da un forte sapore piccante dovuto all'uso massiccio dei semi di senape. Questa versione era nota già ai Romani e perfezionata dai monaci Cistercensi. Oggi, la maggior parte delle produzioni industriali e artigianali ha abbandonato i semi di senape, orientandosi verso una consistenza più simile a una confettura dolce, pur mantenendo talvolta note speziate come cannella e chiodi di garofano. La versione moderna è meno aggressiva e si presta meglio a un uso culvario contemporaneo, mentre quella antica era apprezzata soprattutto per le sue presunte proprietà officinali e antiossidanti.
  • Come si prepara correttamente la base di mostarda d'uva semplice?
    Per la versione base, è fondamentale pulire accuratamente l'uva, eliminando raspi, bucce e semi per evitare amarezze e texture sgradevoli. La polpa ottenuta va cotta lentamente per circa tre ore fino a ridursi della metà. Successivamente, si aggiunge amido (circa 100 grammi per litro di composto) per addensarla, sciogliendolo bene per evitare grumi. Infine, il composto viene versato in contenitori di terracotta precedentemente inumiditi e coperto con tessuto permeabile, lasciando riposare al sole per 48 ore. Questo metodo garantisce una conservazione ottimale per circa due settimane in frigorifero dopo l'apertura.
  • È possibile utilizzare la frutta con la buccia nella preparazione?
    Sì, in alcune ricette avanzate si consiglia di lasciare la buccia alle mele, poiché contiene pectina, un addensante naturale che aiuta a legare il composto senza bisogno di aggiungere amido artificiale. Tuttavia, per l'uva, la pratica comune rimane quella di rimuovere bucce e semi per ottenere una consistenza più omogenea e priva di residui legnosi. L'uso della buccia di mela richiede una cottura prolungata e un passaggio accurato al mixer o allo schiacciapatate per garantire una texture finale liscia e gradevole al palato.
  • Quali abbinamenti gastronomici sono consigliati per la mostarda d'uva?
    La mostarda d'uva si sposa eccellentemente con sapori salati e grassi, creando un contrasto dolce-acidico molto apprezzato. È ideale servita su formaggi stagionati, specialmente pecorino o formaggi erborinati, dove la dolcezza della frutta bilancia la sapidità. Si abbina anche perfettamente a carni rosse arrosto, selvaggina e prosciutti crassi. La presenza eventuale di spezie come cannella e chiodi di garofano arricchisce ulteriormente questi abbinamenti, rendendo la mostarda un condimento versatile per piatti rustici e tradizionali siciliani.
  • Come si conserva la mostarda d'uva fatta in casa?
    La conservazione dipende dal metodo di preparazione. Se preparata secondo la ricetta base con aggiunta di amido e conservata in vasi di terracotta inumiditi, va tenuta in frigorifero e consumata entro 15 giorni dall'apertura. Per una conservazione a lungo termine, è possibile sterilizzare i vasetti di vetro ermetici bollendoli per un'ora dopo averli riempiti; in questo caso, la mostarda può durare diversi mesi a temperatura ambiente, al riparo dalla luce diretta. Assicurarsi sempre che i contenitori siano ben chiusi per prevenire ossidazione e contaminazioni batteriche.

Potrebbe interessarti anche