Vinook.it · guide e consigli pratici
Strade dei Vini · Storia del vino

Riti e tradizioni contadine della vendemmia in Italia

Aggiornato il 04 ottobre 20264 capitoli
Dai Vinalia romani alla benedizione delle vigne: le radici sacre

Dai Vinalia romani alla benedizione delle vigne: le radici sacre

La vendemmia in Italia porta con sé un patrimonio di gesti che precede di molto la nascita delle denominazioni e delle cantine moderne. Già Greci e Romani consideravano l'uva e il vino doni degli dei e accompagnavano la raccolta con cerimonie: a Roma si celebravano i Vinalia, feste dedicate al vino e a Bacco in cui il rito religioso si mescolava alla gioia collettiva e segnava l'avvio della nuova annata. Da quel mondo pagano discende, trasformata dal cristianesimo, l'abitudine ancora viva in molte zone vitivinicole di far benedire le vigne prima di iniziare, con processioni e messe tra i campi che chiedono un raccolto abbondante e sano. Nella stessa logica di gratitudine rientra l'offerta del primo mosto alla chiesa del paese, un dono che il contadino faceva appena pigiata la prima uva. Se visiti un borgo vinicolo in questo periodo, chiedi se la parrocchia conserva ancora questa usanza: è uno dei modi più diretti per capire quanto la vita della comunità sia stata, per secoli, scandita dal calendario della vite.

La Benfinita e il banchetto di fine raccolta: la festa della comunità

Accanto alla dimensione sacra c'è quella sociale, che nelle campagne era forse ancora più sentita. Prima della meccanizzazione la raccolta era interamente manuale e richiedeva molte braccia, così per qualche settimana famiglie intere, vicini e lavoranti stagionali si ritrovavano tra i filari: chi tagliava i grappoli, chi li portava in cesta fino al carro, chi preparava i tini in cantina. Uomini, donne e bambini avevano ciascuno un compito e la fatica si alleggeriva con i canti popolari e con i pasti consumati insieme all'ombra, abitudini che hanno trasformato il lavoro in uno degli appuntamenti più attesi dell'anno contadino. Il momento culminante era il banchetto di chiusura. In Toscana prende il nome di Benfinita: terminata l'ultima raccolta, il padrone offriva a tutti coloro che avevano aiutato una tavolata abbondante, come ringraziamento e come augurio per il vino che stava nascendo. Usanze simili, con nomi diversi, si ritrovano un po' in tutta la penisola, e se partecipi oggi a una vendemmia in un'azienda a conduzione familiare è probabile che la giornata finisca ancora così.

La pigiatura con i piedi, le ceste e i gesti tramandati

Tra i riti della vendemmia contadina, quello che più colpisce l'immaginazione resta la pigiatura dell'uva a piedi nudi. Non era solo folclore: il peso del corpo rompe gli acini con delicatezza e libera il succo senza frantumare i vinaccioli, i semi che, se schiacciati, cederebbero al mosto tannini amari e sgradevoli. Per questo, prima dell'arrivo delle pigiadiraspatrici, si entrava nel tino o nella bigoncia in gruppo, spesso cantando per tenere il ritmo, e all'Isola d'Elba questa pratica ha perfino un nome proprio, la zampicata, che oggi viene riproposta durante le feste di settembre. Attorno alla pigiatura ruotavano altri strumenti e abitudini che raccontano la civiltà materiale della vite: le ceste di vimini e le bigonce di legno per il trasporto, le forbici e i falcetti per il taglio, i carri trainati dai buoi che portavano l'uva in cantina. Se hai la possibilità di visitare un museo contadino o una vecchia cantina di famiglia, osserva questi oggetti con attenzione: ti aiutano a capire perché molte scelte della vinificazione tradizionale, dal grado di pigiatura ai tempi di trasporto, nascevano da necessità pratiche prima che da ragioni enologiche.

Dove vivere oggi i riti della vendemmia: sagre, feste di paese ed enoturismo

Molti di questi riti non sono scomparsi, ma hanno cambiato forma e si sono spostati nelle sagre e nelle feste della vendemmia che tra fine agosto e ottobre animano i borghi vinicoli. In Toscana, nel Chianti, puoi partecipare alla pigiatura come si faceva una volta, tra canti e primi assaggi di mosto; nelle Langhe e nel Roero la raccolta del Nebbiolo e della Barbera si accompagna a pranzi conviviali in cui i piatti della tradizione incontrano la nuova annata; in Sicilia e in Puglia, dove l'uva matura prima, la festa inizia già a fine agosto e intorno ad Agrigento alcune aziende aprono i vigneti ai visitatori per la raccolta e la pigiatura. A queste occasioni si è aggiunto l'enoturismo, che ripropone le vecchie usanze in chiave attuale: giornate di raccolta aperte alle famiglie, laboratori per bambini con pigiatura delle uve, passeggiate tra i filari e visite in cantina con assaggio di uva e mosto. Se vuoi scegliere bene, preferisci le iniziative organizzate dai produttori o dalle pro loco rispetto agli eventi puramente turistici, verifica in anticipo le date perché dipendono dalla maturazione dell'uva e dall'andamento della stagione, e porta scarpe chiuse e abiti che non temono le macchie: la vendemmia resta un lavoro agricolo, anche quando si fa festa.

Hai altre domande?

Potrebbe interessarti anche