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Perché a Natale e Capodanno si brinda con lo spumante: storia della tradizione

Aggiornato il 18 ottobre 20264 capitoli
Il brindisi è più antico delle bollicine: dai Greci ai Romani

Il brindisi è più antico delle bollicine: dai Greci ai Romani

Prima di chiederti perché a Natale e Capodanno si brinda con lo spumante, vale la pena ricordare che il gesto del brindisi esiste da molto prima delle bollicine. Nei banchetti dell'antica Grecia si alzava la coppa per augurare salute ai commensali e per dimostrare lealtà: bere dallo stesso vino era un modo per mostrare che nessuno aveva intenzioni ostili. I Romani ripresero l'usanza e vi aggiunsero un dettaglio curioso: nella coppa si lasciava sciogliere un pezzetto di pane tostato, che serviva ad attenuare l'acidità di vini spesso aspri. È da quell'abitudine che deriva il termine inglese toast, usato ancora oggi per indicare il brindisi. Anche i popoli arrivati dopo la caduta dell'Impero conservarono il rito: uno storico inglese del Settecento descrisse il brindisi di Attila durante un banchetto degli Unni, segno che il gesto aveva attraversato culture molto diverse. Nel corso dei secoli il brindisi è rimasto un atto di augurio collettivo, ma il vino nel bicchiere era quello che si aveva a disposizione, fermo e quasi sempre di produzione locale. Il legame con il vino effervescente nasce molto più tardi, e capire questo passaggio ti aiuta a dare il giusto peso a una tradizione che oggi diamo per scontata.

Dalle incoronazioni di Reims alla corte: le bollicine diventano vino di prestigio

Il passaggio dal brindisi generico al brindisi con le bollicine si lega alla Francia e in particolare alla regione della Champagne. A Reims venivano incoronati i re di Francia e nei banchetti che seguivano la cerimonia si serviva il vino del territorio, che finì per essere associato al potere e alla celebrazione. Quando, tra Seicento e Settecento, i vini di quella zona impararono a trattenere l'effervescenza in bottiglia, la corte e l'aristocrazia li adottarono come segno di distinzione. La leggenda attribuisce l'invenzione dello Champagne al monaco Dom Pérignon, ma gli storici sono più cauti: la rifermentazione in bottiglia fu frutto di prove e contributi diversi, e le fonti certe sono poche. Quello che conta per la nostra storia è che il vino spumante nacque come prodotto raro e costoso, con bottiglie che spesso esplodevano in cantina. Proprio questa rarità lo rese il vino delle grandi occasioni: berlo significava segnare un momento fuori dall'ordinario, e Natale e Capodanno erano il contesto naturale in cui concedersi un lusso simile. Da lì l'abitudine si è consolidata e poi diffusa verso ceti sempre più ampi.

Il botto di mezzanotte e le superstizioni dietro il brindisi di Capodanno

Se a Natale il brindisi accompagna il pranzo in famiglia, a Capodanno lo spumante ha un ruolo quasi rituale, legato allo scoccare della mezzanotte. Qui entra in gioco la superstizione: secondo una credenza diffusa, il rumore del tappo che salta serviva ad allontanare gli spiriti maligni e la cattiva sorte dell'anno che finiva, come i fuochi d'artificio e i rumori con cui molte culture salutano l'anno nuovo. Il botto diventava un gesto di buon augurio, e le bollicine che salgono nel bicchiere venivano lette come simbolo di vitalità e prosperità da condividere con chi ti sta accanto. Oggi il galateo del vino sconsiglia di far scoppiare il tappo: oltre a non essere elegante, un tappo che parte a forte velocità può ferire qualcuno e la fuoriuscita violenta disperde parte dell'anidride carbonica che dà vita al perlage. Se vuoi onorare la tradizione senza rischi, tieni la bottiglia inclinata, trattieni il tappo con la mano e lascia che esca con un soffio appena percettibile.

Dal lusso di pochi alla tavola di tutti: come lo spumante è diventato il vino delle feste

L'ultimo tassello della storia è italiano e relativamente recente. Per gran parte dell'Ottocento il vino effervescente restò un privilegio di corte e di pochi ricchi, finché i produttori del Piemonte e poi del Veneto, della Lombardia e del Trentino non iniziarono a elaborare i propri spumanti, prima imitando il metodo champenois e poi mettendo a punto la rifermentazione in autoclave, il metodo Martinotti-Charmat, più rapida e meno costosa. Questo rese le bollicine accessibili a una fascia molto più ampia di famiglie, senza togliere loro l'aura di vino speciale. I produttori hanno poi lavorato con intelligenza su questa immagine, legando le loro etichette alle ricorrenze e facendo del brindisi delle feste un appuntamento quasi obbligato. Per questo oggi a Natale e Capodanno trovi sulla tavola un Prosecco, un Asti, un Franciacorta o un Trento DOC con la stessa naturalezza con cui un tempo si serviva il vino del contadino. Scegli in base al momento: un dolce aromatico come l'Asti accompagna bene panettone e pandoro, un brut secco regge l'intero pasto e un metodo classico più strutturato dà il giusto peso al brindisi di mezzanotte. La tradizione, nata come rito di prestigio, diventa un piacere concreto che puoi adattare alla tua tavola.

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